Se sei vivo spara (Django, Kill… If You Live, Shoot!) > Giulio Questi

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

Se sei vivo spara - Django Kill
articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numero 9, novembre 2008

 

TRAMA

Tradito dai suoi compari dopo una rapina ai danni di una pattuglia di soldati, il metticio Hermano (Tomas Milian) viene salvato (o forse riportato in vita) da due strani indiani esperti in arti magiche.
Ristabilitosi, il messicano si mette sulle tracce dell’oro sottratto ma durante il suo inseguimento arriva a “Campo dell’Angoscia”, villaggio violento e corrotto dove gli ex complici sono stati giustiziati. Mentre nella cittadina si scatena una vera e propria caccia al tesoro senza esclusione di colpi, lo stesso Hermano si deve difendere dalle manovre di alcuni potenti locali e dall’avido Zorro, un vizioso signorotto con alle proprie dipendenze una banda di depravati pistoleri.

 

RECENSIONE

Come base immaginate l’incubo di un John Ford intossicato dal Peyote, poi aggiungete topoi dello spaghetti western ma anche del genere splatter, condite il tutto con riferimenti (pare involontari) all’ideologia terzomondista e finalmente saprete cosa può riservarvi la visione di ‘Se sei vivo spara’.

Per Questi in fondo si tratta solo di una “storiaccia western”… l’ennesima favola su un carico d’oro rubato e la successiva spartizione andata a male ma a ben vedere questa parabola sull’avidità poteva funzionare benissimo anche in contesti narrativi diversi, e senza perdere nulla della propria ferocia. La genesi dell’opera è curiosa. Come ha raccontato più volte il regista, lui e Arcalli stavano elaborando la sceneggiatura del thriller ‘La morte ha fatto l’uovo’, quando improvvisamente si ritrovarono in casa il produttore Sandro Iacovoni. In piena golden age del western all’italiana, un piccolo soggetto scribacchiato su un foglietto di carta bastava per accedere a ingenti finanziamenti e trovare subito distributori sui mercati nazionale ed esteri, perciò anche il temerario Iacovoni volle mettere in piedi una produzione affidandosi ai due giovani autori. Fu così che Questi si imbarcò in questa bizzarra avventura che lo condusse per carenze di budget alla periferia di Madrid, e non in Almeria, luogo di riferimento per tutte le compagnie cinematografiche italiane.

Sotto l’infuocato sole spagnolo, il film prese forma, e mentre le idee sulla direzione da dare alla storia scaturivano direttamente da intuizioni sul set, il regista non si pose troppi problemi sugli eccessi della rappresentazione. Atti di sadismo, uno stupro perpetrato da pistoleri gay, maltrattamenti su bambini, violenze psicologiche su donne represse, realistiche impiccagioni, violente esecuzioni sommarie, squartamenti, torture disgustose, tombe divelte, insomma Questi non si volle limitarsi a suggerire e per questo arrivò in sol colpo ad infrangere gran parte dei tabù cinematografici. Considerando che eravamo nel 1967, possiamo farci un idea dello shock provocato agli spettatori costretti ad assistere ad un simile concentrato di atrocità. Naturalmente anche la totale assenza di personaggi positivi contribuì ad alimentare la sensazione di straniamento. Non c’è dubbio che Questi si sia lasciato prendere un po’ la mano, ma più che stupire, il regista voleva raccontare a suo modo una storia surreale in cui hanno finito per confluire svariati riferimenti cinefilo-letterari, ma anche buona parte dei ricordi legati ai duri giorni della guerra partigiana. Secondo molti critici, questo western atipico con puntate sul gotico, deve essere letto come un metaforico atto d’accusa contro gli eccessi delle società capitalistiche, ma nelle sue dichiarazioni a posteriori, il regista ha lasciato intendere che l’introduzione di questa chiave di lettura non era certo tra le sue priorità.

Va da sé che un film così estremo non poteva passare indenne tra le maglie della censura ma i primi tagli furono apportati solo dopo pochi giorni dall’uscita nelle sale e riguardavano la sequenza in cui gli abitanti del villaggio straziano il corpo di un uomo crivellato con pallottole d’oro e quella in cui gli indiani amici di Hermano vengono scotennati. Nel 1975, anno in cui Questi rimise mano al film per permettergli un passaggio televisivo, le due scene incriminate vennero reintrodotte, ma anche in questa circostanza l’opera venne mutilata per questioni di durata. Nella nuova edizione il film circolò con il titolo Oro Hondo.

Solo nel dvd della Alan Young è possibile vedere per la prima volta la pellicola come era stato concepita inizialmente dal regista. Le voci sull’esistenza di altre scene tagliate, e soprattutto quella in cui è possibile vedere i cowboy di Zorro violentare esplicitamente il giovane Lovelock (qui al debutto), sono state seccamente smentite dallo stesso Questi nel commento audio presente tra gli extra.

Notevole il contributo dato da Arcalli in fase di montaggio, ma altrettanto efficace è la colonna sonora firmata dal musicista di origine ungherese Ivan Vandor.

Il film ha molti ammiratori. Ad esempio in ‘Posse, la leggenda di Jessie Lee’ (1993), il protagonista spara pallottole d’oro esattamente come Hermano. Un evidente omaggio al film di Questi da parte di Mario Van Peebles.

Dopo ‘Se sei vivo spara’, altri due film, entrambi del 1969, hanno esplicitamente mostrato cowboy gay. Sono ‘Il Mercenario’ di Sergio Corbucci e ‘La taglia è tua… l’uomo l’ammazzo io’ di Edward G. Muller (Edoardo Mulargia).

Francesco Moriconi

 

* * *

 

LA CRITICA UFFICIALE

 

“Spaghetti-Western sarcastico e intellettualizzante, che cerca di infondere humour nero negli stereotipi. Forse il più riuscito di un sottofilone che comprende anche ‘Yankee e Requiescant’. Franco Arcalli è coautore della sceneggiatura.”
Voto: **
Il Mereghetti

 

“Il nostro western più violento e strano che sia mai stato girato, concepito da Giulio Questi e Kim Arcalli come folle operazione sul genere. Doveva essere un film su commissione, ma ben presto i due si scatenano e ne viene qualcosa del tutto diverso. Vandor costruisce una musica bellissima. Circolano impiccati che sembrano ripresi dal ‘Manoscrittro trovato a Saragozza’ di Potocki. Un giovanissimo Lovelock è stuprato da una banda di fuorilegge gay, cavalli sventrati, indiani scotennati, pallottole tolte al volo col coltello, impiccati con la lingua di fuori. Tomas Milian emerge da un gruppo di morti all’inizio del film. Si farà vendetta con pallottole d’oro. Il film, uscito a febbraio del 1967 vietato ai minori di anni 18, fu sequestrato l’8 marzo dello stesso anno. Con due tagli, lo scotennamento e l’operazione col coltello, tornò in sala sette giorni dopo. A questo punto il film scompare dalla circolazione e torna nel 1975 con un altro titolo, ‘Horo Hondo’, solo come cibo per i fan di Tomas Milian. In questa seconda versione, che io ho visto, furono fatti ulteriori tagli, ma vennero reintegrate le due scene tolte dalla censura. “Nocturno” afferma che fu lo stesso Questi a rimontare la nuova versione, in verità allora il regista mi disse che non sapeva nulla di questa nuova versione e, soprattutto, del nuovo titolo.
Il film rimane comunque maledetto e, a suo modo, incantevole. Joe Dante lo adora (…).”
Stracult, Marco Giusti

 

* * *

 

Se sei vivo spara
titolo internazionale: Django Kill… If You Live, Shoot!
Regia: Giulio Questi
Soggetto: Franco Arcalli, Maria del Carmen Martinez Roman, Giulio Questi
Sceneggiatura: Franco Arcalli, Giulio Questi, Benedetto Benedetti
Fotografia: Franco Delli Colli
Montaggio: Franco Arcalli
Musiche: Ivan Vandor
Interpreti: Tomas Milian, Ray Lovelock, Piero Lulli, Milo Quesada, Francisco Sanz, Roberto Camardiel
Produzione: G.I.A. Cinematografica, Hispamer film
Censura: Film vietato ai minori di anni 18
Paese: Italia, Spagna
Anno:1967
Durata: 98′

 

Ascolta la puntata del Podcast di Tre Rose dedicata a “Se sei vivo spara” curata da Francesco Moriconi con la partecipazione del critico Francesco Troiano: LINK

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+