Stefania Casini

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Intervista a Stefania Casini

di Chiara Zanini

 

Sole Luna Treviso Doc Film Festival 2014

 

Le acque segrete di Palermo

 

Stefania Casini ha esordito come attrice (è nelle sale con Maicol Jecson di Francesco Calabrese ed Enrico Audenino) ed è stata diretta da Bernardo Bertolucci, Peter Greenaway, Pietro Germi e Dario Argento. Passata da tempo dietro la macchina da presa, sta attualmente preparando un lavoro su Paul Morrissey. Con lei abbiamo discusso di un’Italia che ama, della TV di stato che spesso non sa raccontarla e non dà abbastanza spazio al cinema documentario (conosce bene la Rai perché ha condotto Sanremo con Beppe Grillo e ha realizzato moltissime inchieste ), dei danni all’ambiente, di mafia, di maschilismo nel mondo nel cinema e del femminismo necessario. Dei viaggi che fanno di lei una documentarista attenta e sensibile e dei giovani che non sono una categoria ma una complessità.

 

Chiara Zanini: Il documentario che vedremo al Sole Luna Treviso Doc Film Festival, Le acque segrete di Palermo, racconta questa bellissima città grazie all’aiuto di alcuni esperti ambientali, mentre un po’ in tutta Italia politiche volte a ricavare utili dal territorio disconoscono l’impegno dei cittadini che vorrebbero salvaguardare l’ambiente. Ci sono anche persone ugualmente disinteressate al nostro patrimonio ambientale, tant’è che la storia dei qanat è poco conosciuta. Qual è il messaggio del suo documentario?

Stefania Casini: Col mio documentario ho voluto raccontare la storia di un tesoro nascosto e questo tesoro è l’acqua. Più che un messaggio è una riflessione che permette di collegare questo tesoro alla cultura araba, e vorrei che le persone che lo guardano si ricordino che il territorio dove vivono è un bene da comprendere, da rispettare e da proteggere.

 

CZ: 27 milioni di cittadini hanno votato per il referendum contro privatizzazione dell’acqua, ma questa scelta è stata tradita. Il suo documentario vuole essere un lavoro d‘inchiesta e di denuncia?

SC: E’ chiaro che parlando di Palermo, di acqua e della Conca d’oro si deve anche parlare delle offese che sono state fatte a questo territorio, delle tremende conseguenze del Sacco di Palermo, perché la corruzione e la Mafia, diciamolo pure, hanno deturpato questa città, ferendola e devitalizzandola. La Mafia non rispetta nulla . Punta solo a fare denari, a dispetto del territorio.

 

Le acque segrete di Palermo

 

CZ: La denuncia sociale era una costante dei film di Germi, con cui ha debuttato nel cinema. Chi considerava buoni maestri quando invece ha esordito come regista di documentari? Chi l’ha influenzata maggiormente?

SC: Sono arrivata al documentario attraverso il reportage. Ho viaggiato per il mondo appassionandomi a situazioni e persone, e ho cercato di raccontarle sempre con grande rispetto. Non ho particolari influenze. Seguo il mio istinto e il mio cuore. Il documentario nasce sempre dalla voglia di raccontare una realtà, per questo sono passata dal cinema al documentario. La realtà mi coinvolge, mi affascina, mi commuove e mi viene voglia di trasmettere le mie emozioni che possono essere di sdegno per un sopruso, di ammirazione per un atto di coraggio, di amore per una terra, o una persona, una cultura.

 

CZ: Peter Greenaway, con cui lei ha lavorato ne Il ventre dell’architetto sostiene che «Ormai il cinema è morto. I creativi non fanno più cinema in senso tradizionale, ma investono le loro energie nelle nuove tecnologie. Il futuro è nel digitale». Cosa ne pensa?

SC: Sono convinta che il futuro sia nel digitale, ma non un digitale passivo, bensì un digitale che permetta una’ interazione con lo spettatore. Sono particolarmente interessata alle nuove forme di racconto e ai nuovi linguaggi che vengono utilizzati per i documentari interattivi, sia che siano consumati sui tablet che sui pc.

 

CZ: Si è laureata in architettura prima di lavorare nel cinema…

SC: Sì, l’ architettura mi ha dato il senso dello spazio, dell’ inquadratura e della luce. Fondamentali per una filmmaker che spesso gira documentari.

 

Blood for Dracula, Paul Morrissey, 1974

 

CZ: Come altri film di Bertolucci, per le scene di nudo di cui è protagonista con De Niro e Depardieu Novecento fu considerato da molti blasfemo e osceno, perciò sgradito in alcuni ambienti. Un simile rifiuto può essere legato a pregiudizi che condizionano gli spettatori, e quindi anche gli autori consapevoli di doversi rapportare ad un pubblico?

SC: Il pubblico è cambiato come è cambiato il comune senso del pudore. Un regista deve sentirsi libero di utilizzare tutte le forme di linguaggio di cui la realizzazione della sua opera necessita.Se poi l’opera è brutta il primo a censurarla è il pubblico, perché non la guarda.

 

CZ: Che ricordo ha del set di Novecento?

SC: Un momento magico vissuto pienamente.

 

Novecento, Bernardo Bertolucci, 1976

 

CZ: Dopo alcune inchieste televisive, con Francesca Marciano nell’88 ha scritto e diretto il suo primo lungometraggio, Lontano da dove, presentato a Venezia. All’epoca era ancora meno comune la presenza di donne ai festival in qualità di registe, e ad oggi la situazione è migliorata di poco ..

SC: Purtroppo c’ è ancora un po’ di sottile strisciante maschilismo. […] Credo che il nostro debutto sia avvenuto perché la sceneggiatura era bella, interessante e raccontava il momento che si stava vivendo.

 

CZ: Ha recitato ne I monologhi della vagina di Eve Ensler e in Ferite a morte di Serena Dandini. Di recente è diventata virale la campagna We don’t need feminism. C’è ancora bisogno del femminismo?

SC: Senza le lotte femministe non saremmo evoluti nei rapporti sociali come stiamo facendo. Le donne hanno una visione del mondo e della vita indispensabili all’evoluzione e alla politica.

 

Suspiria, Dario Argento, 1977

 

CZ: Capita che documentari che sono inchieste giornalistiche di spessore – come ad esempio EU013 L’Ultima Frontiera – non passino in Rai nemmeno dopo aver ottenuto un’ottima risposta di pubblico in occasione di premi e festival. Lei ha lavorato a lungo in Rai. Cos’ è giusto pretendere dalla televisione di Stato intesa come servizio?

SC: Dal servizio pubblico pretendo che dia voce a tutte le realtà e le complessità della società in cui viviamo. Non voglio una Rai che pretende di insegnarmi i buoni sentimenti. Vorrei un servizio pubblico che mi faccia pensare, e anche divertire, ma che appunto mi racconti la realtà senza bigotte edulcorazioni. Il documentario dovrebbe essere in prima serata in un suo giorno dedicato.

 

CZ: Recentemente ha recitato in Maicol Jecson e alcuni anni fa ha condotto un programma sui giovani, Avere vent’anni. Trova che al cinema i ragazzi e le ragazze siano raccontati come realmente sono, o stereotipati?

SC: I giovani non sono una categoria ma una complessità. Molte volte vengono stereotipati nella fiction.

 

CZ: Ha presentato il Festival di Sanremo con Beppe Grillo nell’anno di Gianna di Rino Gaetano. Come vede l’Italia di oggi?

SC: Povera di una visione sul futuro. Ciononostante ci sono giovani che ce la mettono tutta con talento e determinazione. Amo il mio paese, ma certe volte mi arrabbio per come viene vilipeso, per i poteri occulti che non permettono il cambiamento. Vorrei che tutti ci riprendessimo per gridare un sonoro NOOOOOOO, e ci rimboccassimo le maniche per far valere la giustizia, per chiedere che venga tutelato il territorio, il nostro patrimonio culturale, la cultura e il paesaggio, che è il vero petrolio della nostra terra.

 

Maicol Jecson, Enrico Audenino, Francesco Calabrese, 2014

 

Il documentario di Stefania Casini Le acque segrete di Palermo sarà proiettato sabato 20 settembre al Sole Luna Treviso Doc Film Festival, che si svolge negli spazi coperti del Museo archeologico di Treviso (piazzetta Botter, 1) ed è gratuito per tutte le proiezioni e gli eventi.
solelunaunpontetraleculture.com
#solelunatv14

 


Le acque segrete di Palermo

Regia: Stefania Casini
Fotografia: Fabrizio Profeta, Giuseppe Vaiuso
Montaggio: Silvia Di Domenico
Produzione: Bizef Produzione srl
Anno: 2014
Durata: 52′

 

Un sorprendente incrocio di culture aveva fatto di Palermo la capitale del mediterraneo, dove l’acqua era la grande ricchezza. Cosa è rimasto di questa cultura che sapeva incanalare, ridistribuire, celebrare l’acqua anche come valore estetico? Un affascinante viaggio nel quale l’acqua è la vera protagonista per una nuova lettura di Palermo.

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