Pierre Clémenti

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pierreclementi

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale 12, febbraio 2009

 

Pierre Clémenti
di Samuele Lanzarotti

Un sentito omaggio a Pierre Clémenti, attore e regista (tuttora quasi sconosciuta in Italia la sua importante opera come cineasta), figura trasgressiva ed evocatrice del cinema francese ed italiano a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Dotato di un fisico particolare, quasi mefistofelico, dalla corporatura alta e sottile, con uno sguardo penetrante ed un volto vagamente ieratico divenne in pochi anni l’attore simbolo di un cinema ribelle e anticonformista.
Clémenti nasce nel 1942 a Parigi da padre ignoto e da madre corsa, dapprima sbarca il lunario come tagliatore di pietra e fattorino d’albergo, ma contemporaneamente frequenta corsi di recitazione. Esordisce nei teatri “off” parigini ed inizialmente interpreta piccole parti al cinema, tra cui va ricordata la sua partecipazione a “Il gattopardo” di Luchino Visconti. Nel 1967 arriva la grande occasione, quando il maestro Luis Buñuel lo chiama come co-protagonista, nel ruolo dell’amante sadico di Catherine Deneuve, nel suo “Bella di giorno”. Il cinema d’autore europeo viene immediatamente stregato dalla magnetica presenza scenica dell’attore e Clémenti, in pochi anni, diviene l’emblema di un cinema decisamente rivoluzionario. Nel 1968 lo chiama Bernardo Bertolucci nello sperimentale “Partner” nella parte di Giacobbe, doppio personaggio arcano, antitetico e speculare. Da qui sarà un escalation di ruoli memorabili: nel 1969 prende parte a “La Lit de la vierge” di Philippe Garrel, “La via lattea” di Luis Buñuel e “Porcile” di Pier Paolo Pasolini; nel 1970 recita in “Il conformista” di Bernardo Bertolucci, è Tiresia ne “I Cannibali” di Liliana Cavani e Attila in “Necropolis” di Franco Brocani, prende parte nello stesso anno anche a “Cabezas Cortadas” di Glauber Rocha e a “La pacifista” di Miklós Jancsó. Negli anni successivi la sua magistrale arte illumina alcuni film sempre significativi e innovativi tra cui “La cicatrice interiore” di Philippe Garrel nel 1972, titolo immaginifico e dolente per un viaggio onirico e poetico nelle tormentate profondità dell’animo umano. Scritto e interpretato da Nico (indimenticabile musa dei Velvet Underground) e Garrel, all’epoca compagni di vita, è un film dal terribile fascino disperato, una vera e propria trasposizione in immagini delle atmosfere stordenti suggerite dall’album “Desertshore”, che ne è la colonna sonora. Il film è incentrato su una coppia alla deriva in un deserto abbacinante, dove il tempo è circolare e la sofferenza appare eterna. Altri personaggi sono dati da un candido bambino (nella realtà Ari, figlio di Nico e disconosciuto figlio di Alain Delon) e dall’enigmatico arciere/cavaliere Pierre Clémenti (una presenza…), che arriva dalle acque della terra di nessuno per vivificare la lava del vulcano e così poterla donare. I simboli ermetici e ritualistici si accumulano nella pellicola e ci fanno entrare letteralmente in un’altra dimensione, in un mondo in cui lasciarsi avvolgere e cullare. Visivamente superbo e con immagini di paesaggi naturali che lasciano il segno, il film viene ad essere quasi una preghiera sullo smarrimento, sull’erranza e sull’incomunicabilità delle anime. Forse c’è il mistero dell’esistenza racchiuso nelle enigmatiche sequenze di questo film…
I film successivi di Clémenti saranno “Sweet Movie” di Dusan Makavejev nel 1974, “Il lupo della steppa” nella trasposizione di Fred Haines del 1974, “Quartet” di James Ivory nel 1981 e “É difficile essere un dio” di Peter Fleischmann nel 1990, “Le Bassin de J.W.” di João César Monteiro nel 1997 e “Hideous Kinky” di Gillies MacKinnon nel 1998. Nella sua stravagante carriera arrivò a rifiutare persino la partecipazione al “Satyricon” di Federico Fellini.
Costantemente pendolare tra Francia e Italia vanno ricordate anche alcune sue partecipazioni ad alcuni film italiani del periodo d’oro del cinema di genere ed exploitation quali “Ninì Tirabusciò: la donna che inventò la mossa” di Marcello Fondato, “La vittima designata” di Maurizio Lucidi e il famigerato “Piccole Labbra” di Mimmo Cattarinich. Nel giugno del 1971 il suo nome sale agli onori delle cronache in quanto viene arrestato a Roma per detenzione di hashish. Dopo aver trascorso oltre un anno in carcere, nonostante l’attore si fosse costantemente proclamato innocente, viene rilasciato per insufficienza di prove e costretto a lasciare il paese. Memore di questa terribile esperienza Clémenti scriverà in seguito il libro “Quelques messages personnels” (in Italia editato dalla casa editrice “il Sirente” col titolo “Pensieri dal carcere”), amara requisitoria contro i tribunali e le condizioni di carcerazione, ma al tempo stesso avvincente autobiografia dei suoi esordi di attore. A questo proposito vanno citate le parole di Balthazar Clémenti: “il mattino del 24 luglio 1971 suonano all’appartamento romano di un’amica di Pierre Clémenti dove l’attore risiede. Suo figlio Balthazar, di cinque anni, apre la porta. È la polizia in borghese che viene a fare una perquisizione, ben sapendo quel che sta cercando: pochi grammi di cocaina e qualche briciola di haschisch. (Suo figlio dirà poi che era stata la polizia stessa a nascondere la cocaina sotto al letto dicendogli: «Non è nulla, riaddormentati»). Tutto porta a credere che il potere voglia creare un esempio clamoroso. L’arresto di Pierre Clémenti, star del cinema e al contempo icona della controcultura, fa grande scalpore. L’attore viene rinchiuso nella prigione di Regina Coeli sulla base di semplici sospetti, mentre nega di essere stato a conoscenza della presenza della droga nell’appartamento. Aspetterà otto mesi prima di essere giudicato. Condannato a due anni di reclusione, ottiene l’archiviazione in appello dopo diciotto mesi di detenzione. Pierre Clémenti ne uscirà segnato a vita. Il suo libro è una testimonianza contro il codice penale italiano risalente al fascismo, contro il regime carcerario e la società repressiva, perché nelle celle ci sia più luce e umanità”.
Le parole di Clémenti a tal proposito sono inequivocabili: “o ti vendi e ti svuoti molto rapidamente, o resti ai margini e ti batti per le tue idee”.
Pierre Clémenti è stato anche autore di alcuni corto e mediometraggi sperimentali di bruciante impatto visivo, in cui viene ribadita una pervicace volontà di ricerca e permane la coerenza e la radicalità di approccio delle sue migliori prove attoriali, tra questi meritano menzione: “Visa de censure” (1968), “La Révolution n’est qu’un début. Continuons.” (1968), “Art de vie” (1969), “L’Ange et le démon” (1971), “New Old” (1979), “À l’ombre de la canaille bleue” (1986). Nel 1988 anche la Cinémathèque française gli dedica un corposo omaggio retrospettivo. Pierre Clémenti lascia il mondo e il cinema inaspettatamente nel 1999, all’alba del nuovo millennio, lasciando dietro di sé una produzione artistica appassionante, destabilizzante e limpidamente coerente.

 

«Sogno lei, signor ministro della Giustizia. (…) Dice a se stesso: però rappresento la giustizia di questo paese. Ma è all’altezza? Rendere giustizia è una cosa sacra. Lei può guarire o distruggere. Lei ha la scelta, lei è il ministro. Ed è forse questo a turbare il suo sogno. (…) I deboli sono senza difesa tra le sue mani. Lei potrebbe così diffondere la luce nelle menti. Ma non lo fa, e questo finisce per tormentarla. (…) Credo che sarebbe bene che in una notte di insonnia lei prendesse la macchina e andasse verso mezzanotte, l’una, a vedere un po’ quello che succede alla Santé. Penso che le apriranno. (…) Entri, faccia accendere le luci, veda più da vicino ciò che disturba le sue notti. Guardi un mondo dove tutto va cambiato, tutto va inventato. Non si tagli le vene. Respiri e crei. La saluto.»
Pierre Clémenti da Pensieri dal carcere.

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