The Hot Spot > Dennis Hopper

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The Hot Spot, sesto film di Dennis Hopper, è un oggetto cinematografico ibrido, in cui confluiscono e si integrano elementi ascrivibili alla tradizione western e tratti di stile tipici del genere noir. Luogo caratteristico del noir è la città, a partire da classici come The Maltese Falcon (John Huston, 1941) e Double Indemnity (Billy Wilder, 1944), per arrivare ai cosiddetti “neo-noir” degli anni ’80, tra i quali si possono citare Blade Runner (Ridley Scott, 1982) e Body Heat (Lawrence Kasdan, 1981). Hopper, originario del Kansas, trasporta invece lo spettatore in un’imprecisata cittadina del Texas. La fotografia di Ueli Steiger materializza cromaticamente il caldo torrido nelle tonalità giallo-ocra del deserto, e già nelle prime inquadrature a mezza figura e primissimo piano la pelle scura del protagonista Harry Madox diviene metafora visiva del paesaggio circostante. Di lui non si sa nulla. Arriva in città e si fa subito assumere in una concessionaria di automobili, ma presto si scopre il suo vero obiettivo: rapinare la banca del paese e fuggire con il bottino. L’incipit della pellicola fa dunque pensare a una sorta di Western di ambientazione contemporanea. Non è un caso che Madox, appena entrato in citta, si rechi in uno strip-club, chiara rivisitazione del saloon, luogo-simbolo per eccellenza dell’immaginario Western.

Madox è un “duro”, un uomo di poche parole, il suo sguardo fermo e le sue movenze decise comunicano tutto ciò che la sua voce non dice. Ricorda inevitabilmente i personaggi interpretati da Clint Eastwood nella Trilogia del dollaro di Sergio Leone. Due donne catturano la sua attenzione in paese. Gloria Harper è una giovane diciannovenne, di una bellezza pura, aerea, infantile. Nei suoi sguardi, nei suoi gesti traspare una certa consapevolezza di sé, che la porta a contenere, e non ostentare, il proprio fascino. Lavora come segretaria contabile nella concessionaria di automobili. Poi c’è Dolly Harshaw, la moglie del proprietario, gira per la città su una decappottabile rosa, porta grandi occhiali scuri. È provocante, sensuale. Sin dalla sua prima comparsa in scena è evidente il suo desiderio di sedurre Madox. È subito chiaro come in The Hot Spot i personaggi siano dei tipi monodimensionali, non soggetti ad alcuna evoluzione, né caratterizzati da una significativa dimensione interiore.

La vicenda si svolge in un universo valoriale corrotto e dominato dal denaro, simbolicamente rappresentato dal personaggio di Sutton, un emarginato che vive in una catapecchia fatiscente fuori città, che si scoprirà essere un avido e spietato ricattatore dell’ingenua e indifesa Gloria. La stessa Dolly è emblema di questa degradazione valoriale, avendo sposato Mr. Harshaw solo per denaro. Sappiamo che Madox ha un passato tormentato, oscuro, da cui vuole fuggire, e questo è il vero scopo della rapina. Nell’incendio che provoca come diversivo mentre svuota le casse della banca rimane coinvolta una persona, intrappolata nell’edificio in fiamme. Dopo aver nascosto la refurtiva, Madox entra nell’edificio e porta in salvo il malcapitato. Nonostante non possa certo definirsi un personaggio moralmente ineccepibile, il protagonista si distingue nettamente dai personaggi negativi di Dolly e Sutton. È senza dubbio un eroe, ma un eroe moderno, che deve in qualche modo fare i conti con la realtà che lo circonda, a cui non è permesso sottrarsi completamente. Persino Gloria, si verrà a sapere, è stata costretta a rubare dalle casse della concessionaria per pagare il suo ricattatore. L’impossibilità di un’esistenza serena, dove si realizzi il bene nella sua semplicità, è ciò che dona una statura quasi tragica ai personaggi di Gloria e Madox. Entrambi, attraverso il loro amore, cercano invano di fuggire dall’universo corrotto in cui vivono.

 

 

Questo doloroso contrasto tra la dimensione illusoria oggetto di desiderio e la cruda realtà dei fatti è reso magistralmente nell’alternanza delle scene diurne in esterno e quelle notturne, girate prevalentemente in interni. La quasi totalità dei dialoghi tra Gloria e Madox si svolgono in esterni, dove prevalgono le tonalità chiare, la luce naturale e i contrasti appena accennati. Il viso dei protagonisti è illuminato frontalmente, e su di esso non si scorgono ombre. Emblematica è la scena in cui i due trascorrono un pomeriggio sulle rive di un laghetto circondato da alberi, chiaro esempio di locus amoenus. Ma ad essa si contrappone la scena efferata in cui Madox si reca nella dimora di Sutton, per dissuaderlo dal ricattare nuovamente Gloria. Qui gli stilemi sono quelli tipici del noir: illuminazione laterale dei volti da luce artificiale, i riflessi blu della notte che si fondono con la luce color rosso acceso della camera oscura, creando un’atmosfera cupa e allucinata. Il protagonista si mostra capace di esercitare una violenza brutale per difendere quello spiraglio di bellezza e speranza che è il suo amore per Gloria. Il binomio inscindibile di amore e violenza pare essere la cifra dell’eroe moderno, che è possibile tra l’altro ritrovare in un film più recente come Drive (Nicholas Winding Refn, 2011). Ma proprio come in Drive, il protagonista è destinato a fallire. Egli viene infatti a sua volta ricattato da Dolly, la quale, testimone della rapina, uccide il marito e costringe Madox a fuggire insieme a lei.

La grandezza di The Hot Spot sta proprio nell’elevare il noir a una dimensione tragica, creando l’illusione che il bene possa realizzarsi, attraverso l’evasione da una realtà corrotta e malvagia. In questo la pellicola di Hopper si distingue da altre pellicole generalmente definite noir. Si prenda ad esempio A Simple Plan (Sam Raimi, 1998). I personaggi principali del film sono corrotti sin dall’inizio, almeno in potenza. La scoperta casuale di un’ingente somma di denaro nascosta in un aereo precipitato nel bosco è solamente la causa scatenante che dà inizio a un susseguirsi di inganni, violenze, morti. Madox, al contrario, è intrinsecamente buono. La violenza è semplicemente uno strumento difensivo, ma di fatto nulla può contro le astute e perverse trame di Dolly e Sutton. Sono loro a dettare le regole del gioco. Per quanto il protagonista tenti di opporsi all’inevitabile corso degli eventi, il suo sogno si dissolve all’improvviso, proprio quando si sente vicino alla sua realizzazione. Il dolore, inespresso, di Gloria e Madox è tutto nel lungo campo-controcampo, con la voce falsamente rincuorante di Dolly in sottofondo. I due si guardano, non si dicono nulla, ma Madox è per la prima volta costretto ad abbassare lo sguardo di fronte alle lacrime trattenute a stento da Gloria, che crede che lui abbia tradito la sua fiducia. •

Lorenzo Livraghi

 

 

THE HOT SPOT
Regia: Dennis Hopper • Soggetto: tratto dal romanzo Hell Hath No Fury di Charles Williams • Sceneggiatura: Nona Tyson, Charles Williams • Produzione: Paul Lewis, Deborah Capogrosso • Fotografia: Ueli Steiger • Montaggio: Wende Phifer Mate • Costumi: Mary Kay Stolz • Musica: Jack Nitzsche • Interpreti principali: Don Johnson (Harry Madox), Virginia Madsen (Dolly Harshaw), Jennifer Connelly (Gloria Harper), William Sadler (Frank Sutton), Charles Martin Smith (Lon Gulick) • Produzione: Orion Pictures • Suono: Dolby SR • Colore: Eastmancolor • Rapporto: 1.85 : 1 • Camera: Panavision Camera and Lenses • Laboratorio: DeLuxe (USA) • Negativo: 35 mm • Processo fotografico: sferico • Formato di proiezione: 35 mm • Lingua: inglese • Paese: USA • Anno: 1990 • Durata: 130′





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