Contre toute espérance > Bernard Émond

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Contre toute esperance01

Trama

Cosa ci fa Réjeanne in un commissariato di polizia accusata di omicidio? Andando a ritroso nella storia, la vediamo moglie felice di Gilles, un camionista con cui, dopo quindici anni di matrimonio, corona il suo sogno di acquistare una casa. L’incubo irrompe nelle loro vite normali ma serene quando Gilles è vittima di un attacco cardiaco che ne compromette le capacità motorie e mentali. Un secondo attacco, proprio mentre le loro esistenze sembrano avere ripreso normalità, getta Gilles nello sconforto. Come se non bastasse, Réjeanne vede svanire il suo lavoro di telefonista in una grande compagnia canadese a causa di una ristrutturazione aziendale a favore degli azionisti.

Commento

Secondo capitolo di una trilogia dedicata a fede, speranza e carità (il primo capitolo, La neuvaine, aveva portato un premio all’interpretazione a Patrick Drolet a Locarno due anni fa), Contre toute espérance mette in scena la vita normale di due persone normali in cui irrompe un dolore normale.
Émond usa l’espediente dell’indagine per omicidio per accompagnarci a ritroso nella vita di Réjeanne e Gilles, dal coronamento di un sogno alla tragedia della malattia. Le vite dei due protagonisti non hanno nulla di eccezionale così come non è eccezionale, nel senso di raro, il dolore che vi si insinua, minando il loro equilibrio mentale e la loro resistenza fisica. Réjeanne non è un’eroina, è una donna che si dedica al marito bisognoso di sostegno e che si sente perdere quando lui, al secondo infarto, non riesce più ad accettare il suo essere disabile e inizia a lasciarsi andare.
Bernard Émond, e chi ha visto La neuvaine lo sa, non è un regista che ami l’autocompiacimento o che cerchi facili scorciatoie nel mettere in scena i suoi personaggi con le loro storie. Qui meno che mai: mentre ci accompagna nella difficile quotidianità di Gilles e sua moglie, evita qualsiasi sovrastruttura, eliminando tutto ciò che sarebbe ricerca forzata di empatia da parte dello spettatore, e racconta con rara efficacia di come le persone possano perdersi di fronte alle talvolta insormontabili difficoltà del quotidiano. Non solo: prende anche una netta posizione puntando il dito contro la precarietà del lavoro, capace di trasformare persone di grande dignità come Réjeanne in disperati che arrancano nella speranza di un minimo che permetta loro di vivere nemmeno degnamente, solo vivere. Il regista tratta con enorme rispetto i suoi personaggi (e per fare apparire il presidente dell’azienda per cui lavorava Réjeanne per ciò che è gli basta farlo voltare senza trovare il coraggio di dare una risposta a un’affermazione della donna) e lancia macigni contro la società attuale, incapace di ascoltare le ragioni di molti per soddisfare l’avidità di pochi. Aiutato dalle straordinarie, per misura e intensità, interpretazioni di Guilayne Tremblay e Guy Jodoin (meritevoli entrambi di premio per l’interpretazione), aggiunge un fondamentale capitolo alla sua cinematografia.
A indagine conclusa, quando Rejeanne, innocente e libera di iniziare una nuova vita, si rivolge alla camera implorando: “Che Dio mi aiuti!” è impossibile non provare un brivido per un dolore che non è solo suo.

Roberto Rippa

Contre toute espérance (Canada, 2007)
Regia, soggetto, sceneggiatura: Bernard Émond
Musiche: Robert Marcel Lepage
Fotografia: Jean-Claude Labrecque
Montaggio: Louise Côté
Interpreti principali: Guilayne Tremblay, Guy Jodoin, Gildor Roy, René-Daniel Dubois
89′

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