Non si sevizia un paperino > Lucio Fulci

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In un paesino della Lucania, alcuni bambini muoiono di morte violenta.
I carabinieri, seguiti da un giornalista in vacanza nel posto, indagano su alcuni sospetti, soprattutto una ricca ragazza ex tossicomane allontanata da Milano dal padre e una donna sconvolta dalla morte del figlio, avvenuta anni addietro, e pratica di riti di magia nera. Ma la realtà è ben diversa e perché affiori sarà necessario assistere ad altri omicidi
.

(attenzione, il testo che segue contiene elementi rivelatori della trama e del finale del film)

Uno tra i film più interessanti di Lucio Fulci, nonché uno tra i suoi preferiti (1), mette in scena una storia inquietante, dove credenze popolari e superstizione la fanno da padroni.
Nell’immaginario paesino lucano di Accendura in cui la storia è ambientata (il film è girato tra Abruzzo, Manfredonia e i dintorni di Roma), con l’autostrada sospesa che l’attraversa senza però sembrare toccarlo, sembra essere fermo a un secolo prima, con le prostitute che vengono da fuori a dare un po’ di divertimento ai contadini, lo scemo del paese che viene preso a sassate e le donne che stanno chiuse in casa. E in più ci sono la superstizione e la fede alle credenze popolari, che portano alla lapidazione di colei che viene ritenuta una strega (e il contrasto tra la violenza di queste sequenze con il tema scelto per accompagnarle, la melodica canzone Quei giorni insieme a te cantata da Ornella Vanoni, ne fa una tra le scene più disturbanti del film e del cinema italiano), e soprattutto un discorso tutt’altro che celato sulla chiesa cattolica e la repressione.

A Lucio Fulci la Medusa, che produce il film, concede un cast di prim’ordine, che il regista utilizza al meglio: Barbara Bouchet è un personaggio ambiguo innestato in una realtà molto distante dalla sua abituale di ragazza milanese ricca e viziata rimandata dal padre al di lui paese natale per allontanarla da storie di droga (ma nel film si parla solo – pur con una certa enfasi – di marijuana), Marc Porel (doppiato da Pino Colizzi) un giovane prete tormentato, Florinda Bolkan, in un ruolo non da protagonista ma assolutamente centrale, una donna sofferente cui sono affidate molte delle scene più forti del film (tra cui quella dell’interrogatorio in caserma e quella, già citata, in cui viene notata, sanguinante e morente dopo la lapidazione, da una famigliola di passaggio sulla strada che decide di allontanarsi come non volesse far sfiorare da un mondo tanto lontano), Tomas Milian, giornalista che si trova immerso in una realtà a tratti incomprensibile, Irene Papas, dolente madre del prete. Difficile immaginare come un film così abbia potuto superare indenne la commissione di censura in quegli anni (ma nella televisione italiana di oggi non troverebbe mai ospitalità), con il suo assassino di cui non si può scrivere nulla a chi non avesse visto il film (e si sarebbe perso parecchio). Il soggetto, dello stesso Fulci con Roberto Gianviti, suo frequente collaboratore, e la sceneggiatura (di Fulci, Gianviti e Gianfranco Clerici) non fanno un grinza ma è proprio l’atmosfera plumbea e morbosa della regia a fare di questa un’opera a parte nell’ambito del giallo italiano degli anni ‘70 (e non solo) e a ricordare anche ai più scettici (generalmente coloro che di Fulci non conoscono nulla) che Fulci era non solo un regista prestato a vari generi bensì un vero autore capace di imprimere uno stile preciso e personale in qualsiasi suo film, anche i meno riusciti.

Roberto Rippa


Curiosità

La scena in cui Barbara Bouchet, adagiata completamente nuda su una poltrona, invita un bambino ad avvicinarsi fu ovviamente presa di mira dalla censura.
Il regista fu costretto a dimostrare che dalla soggettiva dell’attrice nella scena c’era il bambino che vediamo, mentre per i controcampi era stato utilizzato un nano ripreso di spalle. Nessuno si chiese però cosa vide della scena sullo schermo il bambino che ha doppiato la parte.

La scena iniziale in cui un bambino prende di mira una lucertola con una fionda non è presente nel DVD americano né nella VHS italiana pubblicata da Lamberto Forni.

Il titolo pensato in origine, Non si sevizia Paperino, venne contestato dalla Disney, a causa dell’utilizzo del nome del suo paeronsaggio, che impose l’utilizzo dell’articolo indeterminativo. La Medusa aggirò l’ostacolo indicando l’articolo un in un carattere di colore più chiaro nelle fotobuste, rendendolo meno immediatamente visibile.

Non si sevizia un paperino (Italia, 1972)
Regia: Lucio Fulci
Soggetto: Lucio Fulci, Roberto Gianviti
Sceneggiatura: Lucio Fulci, Roberto Gianviti, Gianfranco Clerici
Musiche: Riz Ortolani
(La canzone Quei giorni insieme a te, di Ortolani-Fiastri, è cantata da Ornella Vanoni)
Fotografia: Sergio D’Offizi
Montaggio: Ornella Micheli
Interpreti principali: Florinda Bolkan [Florinda Soares Bulcão], Barbara Bouchet [Barbara Goutscher], Tomas Milian [Tomás Quintín Rodriguez], Irene Papas, Marc Porel, George Wilson, Antonello Campodifiori, Ugo D’Alessio, Virginio Gazzolo, Vito Passeri, Rosalia Maggio, Andrea Aureli, Linda Sini, Francesco Balducci

Note

(1)
Come scritto su Il terrorista dei generi, Paolo Albiero e Giacomo Cacciatore, editore Un mondo a parte, Roma, 2004

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