Break up – L’uomo dei cinque palloni > Marco Ferreri

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

break-up_ferreri

Termina così l’uomo del dopoguerra, essere reattivo e dinamico per eccellenza, il “costruttore” di una prospettiva storica che ora va chiudendosi su se stessa, uccidendone l’artefice. L’uomo accusa sé stesso, ammette le sue colpe, schemi politici, convenzioni civili e domestiche in una serie di repentini mutamenti camaleontici: è un uomo votato all’autodistruzione. (Marco Ferreri)

 

Break up – L’uomo dei cinque palloni
di Marco Ferreri (Francia-Italia/1969, 85’)

Break-Up01

Capolavoro del sublime Ferreri, maciullato nel 1965 dal produttore Carlo Ponti (i Cahiers du Cinéma, per l’occasione, lo definirono “un boia travestito da benefattore”) che lo ridusse a 25 minuti facendone un episodio del film “Oggi, domani, dopodomani”. In Francia, nel luglio 1969, uscì una versione lunga del film, poi presentata alle “Giornate del cinema democratico” di Venezia nel 1973 e distribuita nelle sale nel 1979 con scarsissimo successo di pubblico e in seguito trasmessa dalla Rai.
Si tratta di un’illuminante parabola sulle condizioni di vita nella società contemporanea (pensata oltre 40 anni fa!) e al contempo una lucida riflessione sulla crisi dei valori della conoscenza e della ragione individuali in un mondo apparentemente vincente e “perfetto”, ma in realtà sottomesso alle disumanizzanti regole della società industriale capitalistica.
Il protagonista (Marcello Mastroianni…indimenticabile) è un rampante industriale del settore dolciario milanese, self-made man in pieno periodo di boom economico degli anni ‘60. La sua vita programmata al millimetro e densa di rassicuranti certezze gli va a gonfie vele: benessere, successo, ricchezza, fidanzamento con una stupenda ragazza di buona famiglia. Fino a quando l’imponderabile divampa nella sua vita, Mario durante un’intensa giornata di lavoro ha un ossessione fulminante: riuscire a determinare il limite di capacità d’aria di un palloncino (da regalare per Natale ai bambini insieme ai cioccolatini), sulla cui superficie dovrebbe esservi scritta la pubblicità della sua ditta. Calcolare con precisione e scientificamente quale sia il punto limite tra massima espansione del palloncino e sua esplosione diventa il leit-motiv della sua esistenza e ciò lo porterà progressivamente a disinteressarsi del lavoro, della casa e della fidanzata; totalmente assorbito a gonfiare palloncini che inesorabilmente si rompono.
Sempre più introverso e turbato, incontra in una sauna un affermato amico ingegnere che fallisce nel fornirgli una formula esatta per la misura d’aria, confuso anche lui da calcoli scientifici difficilissimi e imprevisto. Anche la scienza quindi si dimostra impotente di fronte al suo problema e tutto il mondo si rivela, improvvisamente e definitivamente, nella sua vacuità. L’irrazionale irrompe nell’ovvietà della civiltà dei consumi, facendone così esplodere le illusorie certezze. Nella vita tutta programmata dell’industriale dolciario milanese, la sfida del palloncino rappresenta l’unico elemento di cui non riesce più a controllare perfettamente il destino:  “Se io smetto di gonfiare e dentro c’è ancora dello spazio, il mio è un fallimento! Se non ci riesco, io dentro sono un fallito…morale”. L’intelligenza, la ragione, la scienza e il denaro non riescono a dominare totalmente la realtà, non riescono ad annullare l’accidentalità del reale e il caso.
Il graffiante Ferreri mette a nudo la banalità quotidiana dell’esperienza borghese, così come le paure più intime dell’individuo schiacciato dal produrre a ogni costo, rappresentandone la subdola alienazione, i miti superficiali e gli inquietanti feticci tra cui il cibo, il sesso, l’accumulazione materiale frenetica, il consumo, la morte.
Nel film, genialmente, il successo nella società non viene contraddetto e sbilanciato dalle regole oggettivamente spietate della società capitalistica (crisi economiche, concorrenza, conflitti sociali…), ma , paradossalmente, dal senso e dal valore più dissimulati e letali della organizzazione capitalistica della società, da regole del gioco obbligate e insindacabili, che rendono il nostro mondo tuttora sempre più inabitabile e sempre più lontano dalle esigenze profonde dell’essere umano. Per il protagonista, quando capirà l’inganno (il banale ragionamento sul palloncino si sottrae alle leggi perfette e rassicuranti che regolano l’enorme macchinario della società tecnologica), sarà terribile cedere all’incertezza, all’incapacità di calcolare l’imponderabile, ammettere la propria impotenza, la sconfitta della ragione e del calcolo matematico. Comprendere la propria identità mercificata, dominata dal denaro e dagli strumenti della tecnologia, sarà per il protagonista la salvezza dalla spoliazione della propria personalità, dall’alienazione nel mito di efficienza industriale con i suoi valori posticci, ma al tempo stesso il prezzo da pagare sarà totale, saranno irrimediabilmente minate le sue possibilità di sopravvivenza in un mondo che non lascia scampo, o si è dentro o si è spietatamente fuori (a meno che non si abbia il bancomat pieno).
Lo stile di regia di Ferreri è astratto e veramente sperimentale per l’epoca, le scene si spezzano e si immobilizzano in foto fisse, il montaggio concitato conferisce un ritmo straordinario alla pellicola. Colori, suoni e movimenti creano un’opera unica ed irripetibile, citiamo ad esempio la straordinaria sequenza del night club surreale, trascinante e beat. A quando una riedizione in DVD…

 

articolo pubblicato in Rapporto Confidenziale – numeroquattro, aprile 2008 (pagg. 58-59)

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+