Luigi Liberio Pensuti

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Luigi Liberio Pensuti, Pioniere del Cartone Animato Italiano

di Mario Verger
(con una presentazione di Gibba)

Presentazione di Gibba

Era il 1942 e avevo compiuto diciassette anni quando conobbi Luigi Pensuti. A distanza di tanto tempo lo ricordo ancora per i suoi tratti caratteriali di uomo schivo, distaccato, teso anima e corpo ad esprimere nel disegno in movimento tutta la sua carica di genialità inventiva e precorritrice.
Con trepidante curiosità, affacciato alla porta della camera di ripresa, osservavo Pensuti mentre metteva a punto la complicata macchina verticale; lo assisteva una solerte ragazzina, Luciana, la figlia quattordicenne. Con i fratelli Cossio aveva “inventato” una sorta di cinescopio a manovella mediante il quale si potevano vedere i disegni di animazione in movimento. Il giorno dell’incendio della Macco film, Pensuti non era presente. Anzi era qualche mese che non lo vedevo nello studio… aveva lasciato tutto nelle mani del giovane operatore Osvaldo Massimi e della figlia Luciana.
L’epoca in cui Pensuti ha incominciato a realizzare i suoi disegni animati è l’epoca in cui anche i futuri grandi Americani balbettano sullo schermo i loro “topolini”… Consideriamo la disponibilità di mezzi degli Statunitensi a fronte delle misere risorse di cui disponeva la nostra cinematografia! Cionondimeno Pensuti per talento e per volontà sua propria – partendo da zero – senza possibilità di equivoco, da autentico fondatore ha dato inizio al nostro Cinema di Animazione.

Gibba
(Pioniere e Maestro del Cartoon Italiano)

Luigi Liberio Pensuti
Pioniere del Cartone Animato Italiano

Luigi Liberio Pensuti (1) fu un personaggio estremamente importante che apportò un notevole passo in avanti nello sviluppo del cartone animato italiano. Questo grande pioniere, nonché spirito ingegnoso, versatile, liberale, realizzò all’epoca una lunga serie di filmati che costituiscono, ancora oggi, una grande novità per la sofisticatezza e lo spirito nella realizzazione.
Nato a Roma nel 1903, dopo gli studi classici, si iscrisse all’Università alla facoltà di Medicina, ed in seguito passò ad Architettura, senza tuttavia laurearsi perché, innamorato di Vittoria Cuggiani (2), volle sposarsi. Infatti, i due giovani, pazzi d’amore, si sposarono nel 1925 contro il parere delle rispettive famiglie, trasferendosi a Civita Castellana, dove Luigi era stato nominato direttore artistico di una grande fabbrica di ceramiche (1927). Dopo pochi mesi, 1928, Vittoria morì di peritonite e il giovane vedovo affidò la figlia a sua madre Vincenza, trasferendosi a Parigi per dedicarsi alla pittura. Nel 1924 Pensuti aveva conosciuto Vittorio Podrecca, il grande artista che aveva creato la “Compagnia marionettistica dei Piccoli” dando spettacoli usando, come attori, pupazzi snodati in tutti gli arti e col volto “animato”, che venivano, come i “pupi” siciliani, azionati con fili da un palco che sovrastava la scena. L’attività con Podrecca andò bene tanto che Pensuti fu assunto in qualità di costumista e scenografo presso lo studio di valle Giulia a Roma (adesso Galleria Nazionale d’Arte Moderna), e fu poi convinto a seguire la Compagnia in Francia, fino al 1930. A Parigi ebbe modo di maturare maggiormente le sue idee; ebbe, infatti, l’occasione di stringere amicizia con Camillo Mastrocinque, che aveva fondato, a Parigi, il Teatro delle marionette italiane. Questa esperienza lasciò traccia profonda nella carriera di Pensuti che gli servirà, non poco, nei suoi indirizzi artistici futuri. Sempre con Mastrocinque, Pensuti conobbe in Francia un altro italiano, Carlo Cossio, pioniere dell’animazione e personaggio di grande spessore, presente nella capitale francese per approfondire le cognizioni sulla tecnica cinematografica del passo uno.

Carlo aveva due fratelli, Gino e Vittorio, con i quali, a Milano, aveva già iniziato a produrre brevi filmati a disegno e a pupazzi tridimensionali. Pensuti fece amicizia con Carlo Cossio, il quale gli attaccò una febbre da cui non si guarisce: la passione per il cartone animato.
Ritengo interessante riportare un brano riferito al 1930 scritto da Luciana Pensuti in un saggio sulla vita di Gerard Landry (3):
«La casa di produzione ‘Gaumont’ aveva chiamato a Parigi due italiani, pionieri in questo settore, Carlo Cossio e Luigi Liberio Pensuti.
I due italiani erano molto giovani, poco più che ventenni. Cossio, nativo di Udine, s’era fatto le ossa come pittore a Milano. Un buon pittore classico, del gruppo Carpanetto, che aveva abbracciato il ‘novecentismo’. Aveva iniziato esperienze di ‘cartone animato’ a Milano, con Munari. Poi, unita la propria genialità a quella dell’operatore Aldo Torelli, aveva iniziato la produzione di ‘pupazzi animati’. Carlo Cossio portava all’industria cinematografica francese un apporto prezioso poiché, proprio in quegli ultimi tempi, un suo fratello che aveva iniziato da poco a lavorare con lui, l’illustratore Antonio Vittorio Cossio, aveva scoperto ed applicato l’uso dei fogli di celluloide nel ‘cartone animato’ in Italia.
Luigi Liberio Pensuti, romano, ceramista, pittore, scultore, scenografo, dopo aver compiuto esperienze con i burattini di Podrecca, si era dedicato principalmente allo studio degli adattamenti della normale cinepresa alle esigenze del ‘cartone animato’. Conobbi i due italiani in una brasserie di Montmartre…».

Interessante è, alla p. 119, la descrizione, sullo stesso libro, di Luigi Pensuti:
«Era un bell’uomo. Bruno. Occhi scuri che prizzavano intelligenza. Naso aquilino, mascella forte. Bocca tagliata netta, decisa. Un tipo spavaldo, forse troppo, forse anche cinico. Non temeva nulla, nessuno. Un ribelle. Un indipendente, con la testa piena di idee geniali, per cui non esisteva niente di sacro. Gli scherzi con cui si divertiva a disturbare il mondo erano, spesso, feroci…», e prosegue con la descrizione di Cossio: «Accanto al viso duro di Pensuti, quello gioviale di Carlo Cossio appariva ancora più ingenuo. Carlo era un sognatore, sempre allegro.
Aveva il sorriso buono. Un ciuffo di capelli color sabbia gli ricadeva eternamente sulla fronte. Fumava in continuazione, come per attenuare il bruciore dell’entusiasmo che erompeva da suo sguardo»
.
Terminati alcuni film a pupazzi animati per la Gaumont assieme a Carlo Cossio, Pensuti preferì tornare definitivamente in Italia, poiché i Francesi chiamavano gli Italiani “gente di merda”.
Tra il 1930 e il 1931, Torelli e i due Cossio lavorarono a Milano, in uno studio che si chiamava La Luminosa, realizzando diversi cortometraggi pubblicitari, a cui Pensuti prese parte come scenografo.
Nel 1930, Luigi Pensuti era tornato definitivamente a Roma -con l’entusiasmo per l’animazione datogli da Cossio- dove fondò, con l’apporto dei capitali del commendator Lamberto Ristori, la SICED (Studio di Cinematografia tecnica: titoli – trucchi pupazzi e cartoni animati) con sede in un locale a pianoterra in via Crescenzio.
In seguito trasferì gli studi in via Maria Luisa di Savoia, nel prestigioso edificio occupato dalla Metro Goldwyn Mayer.
Nello studio di Pensuti lavoravano, in quell’epoca, diversi animatori e scompositori fra cui: Amleto Fattori (che poi divenne dirigente EIAR), Aldo Cuggiani, cognato di Pensuti, Felice Guidi, fratello del pittore Virgilio, Gino Anania, lo scultore e ceramista Duilio Baldassini ed il disegnatore Mario Gabutti, due artisti che Pensuti aveva conosciuto negli ateliers durante il soggiorno a Civita Castellana, quando era direttore artistico della fabbrica di ceramica.
Qui Pensuti ebbe modo di conoscere il celebre poeta romanesco Trilussa e il connubio tra i due diede vita ad una serie di cartoni animati sulla base delle celebri poesie. Il più importante film che Pensuti realizzò con Trilussa fu La vispa Teresa (1931), interamente prodotto in cartone animato. Realizzato sulla base delle poesiole i cui versi dicevano: “La vispa Teresa, avea tra l’erbetta, a volo sorpresa, gentil farfalletta – Poi tutta giuliva, stringendola viva, gridava a distesa l’ho presa! l’ho presa! – ma, a lei supplicando, l’afflitta implorò: Vivendo, volando, che male ti fo? Teresa arrossì, dischiuse le dita e quella fuggì!”.
Trilussa, decidendo con Pensuti la versione animata, vi aggiunse un seguito, di cui Luciana Pensuti rammenta alcune frasi: “Passano gli anni, Teresa diventa una bella ragazza e … un giorno di festa, uscendo di chiesa, Teresa mostrava le calze sciffonne, che a tutte le donne fan molto piacere – Armando il pittore, vedendola bella, le chiese: vuoi fare da modella? lei risponde che, se lui ha un programma, ne deve parlare con la mamma; Armando l’abbraccia impetuosa e … a lui supplicando Teresa implorò: Vivendo, ridendo, che male ti fo? tu sì mi fai male … Armando arrossì, dischiuse le braccia e quella restò – passarono gli anni e Teresa fu presa e ripresa finché la ritroviamo zitella, anziana, sfatta, proprietaria di una tabaccheria – entra un pensionato a comperare un sigaro, lei lo afferra e gli chiede di amarla e lui, sgomento, implorò: vivendo, fumando, che male ti fo? – Teresa arrossì, dischiuse le dita e quello fuggì”.
Il cortometraggio fu sonorizzato e la figlia di Pensuti, Luciana, appena bambina diede la voce alla farfalla. Pensuti e Trilussa fieri della loro opera, dopo aver avuto già sensibili consensi dalla critica, decisero di presentare La vispa Teresa al Ministero della Cultura.
All’epoca Trilussa era già sulla lista nera del fascismo, poiché si era rifiutato di sottostare alla dittatura che lo voleva “poeta del regime” e Pensuti, che aveva aggiunto sulla carta intestata al suo nome di battesimo, Luigi, quello di Liberio, in seno al suo spirito liberale ed anarchico, non trovarono grandi riscontri. Infatti, dopo aver visionato il film, il MinCulPop (Ministero della Cultura Popolare) scatenò la fine del mondo giudicando La vispa Teresa osceno e nocivo alla “sacralità della famiglia” e, inoltre, stabilì che il testo altro non era che un invito alla prostituzione, tanto che anche i precedenti film di Trilussa-Pensuti furono ritirati dalla distribuzione cinematografica e distrutti (4).

Per quanto non rimanga nulla degli otto film di carattere educativo di Pensuti e Trilussa, prodotti dalla Ventura, sono da ricordare: La morte der gatto, Er porco e er somaro, Le spighe e la rana, La bisbetica domata, Er varieté, realizzati in un periodo compreso tra il 1928 ed il 1931, ed animati principalmente da Pensuti e Fattori. “All’epoca bastava che una piccola scintilla cadesse sulla pellicola infiammabile per provocare un incendio devastante”, ricorda la figlia di Pensuti, Luciana, “L’episodio riguarda Amleto Fattori e Luigi Pensuti ai tempi in cui quest’ultimo aveva lo studio presso la Metro Goldwyn Mayer. Lì Pensuti aveva un seminterrato che le moviole dove, vista l’infiammabilità, veniva conservata la pellicola. Pensuti e Fattori erano seduti in moviola al montaggio, quando si accorsero distintamente che i fili elettrici all’altezza del soffitto prendevano fuoco. E tutto ciò in un attimo; il filo si divise in due ed un capo cadde proprio dentro al cesto degli scarti di pellicola vicino alla moviola. Immediatamente una vampata di fuoco arrivò fino al soffitto. Pensuti, tempestivamente prese, appoggiata sullo schienale della sedia, la giacca di Fattori e d’un sol colpo se la mise indosso buttandosi col corpo dentro al cestone fiammante. E così in un attimo, si sfiorò la tragedia e ciò fa capire con quale rapidità allora gli incendi potevano accadere”.
Sempre in quel periodo (1932), Mussolini, che si stava impegnando nella battaglia “antitubercolare”, convocò Pensuti, col quale stabilì accordi riguardo ad un nuovo programma di cartoni animati, non più pellicola da 300 mt., ma film da un’ora e mezzo di proiezione sul tema della tubercolosi.
Il primo di questi lungometraggi prodotti dal Partito Nazionle Fascista fu: Il francobollo benefico, a cui seguirono Il bacillo di Koch, Nemico pubblico N.1, L’igiene di Tombolino, che trattava in particolar modo la prevenzione della malattia, ed è, fra questi, il primo film doppiato dalla figlia di Pensuti, Luciana, a cui fu affidata la voce di Tombolino. A questi film fece seguito, nel 1938, La Taverna della T.B.C., meglio conosciuto come Crociato ‘900, prodotto invece alla Incom.

All’epoca, Mussolini aveva promosso la campagna anti-tubercolare producendo dei francobolli rettangolari piuttosto grandi, dove si vedeva uno scudo crociato, bislungo, rosso e Pensuti riuscì a renderlo antropomorfo munendolo d’elmo, scudo e spada e aggiungendovi esili braccia e gambe. E’ da notare che lo stesso personaggio del Crociato ‘900 era già comparso nel primo film precedentemente descritto Il francobollo benefico, ma non aveva ancora assunto dei connotati umani, svolazzando, infatti, ancora come un semplice francobollo. Mentre, in questo lungometraggio era divenuto protagonista, combattendo con la spada e lo scudo contro il bacillo di Koch, dalla faccia simpaticissima. L’animazione di quest’ultimo film, autentico capolavoro, fu curata, come gli altri, dall’architetto Giulio Bongini, da Emy Minucci e Gino Anania, sincronizzando la musica del maestro Raffaele Gervasio, all’epoca musicista della Incom. Ho qui un libro regalatomi qualche tempo fa da Leietta Gervasio, figlia del compositore barese, nel quale è riportato il brano di un articolo apparso all’epoca su ‘Il Giornale d’Italia’ riguardo al Crociato ‘900:
«…La ‘Battaglia’ di Pensuti è un piccolo capolavoro di tecnica, di montaggio e di sincronismo.

Il musicista Gervasio è riuscito a scrivere un commento musicale in cui ogni nota fa parte di un discorso sonoro che nasce, si sviluppa e si conclude secondo le sue esigenze e la sua logica.
Ciò non avviene mai nel cartone americano nel quale, tolte le brevi canzoni o ballabili, si ascoltano spesso brani composti di fischi, tonfi ed accordi, senza preoccupazione di continuità. Il musicista si è sforzato di fondere in sintesi le due esigenze: animare l’orchestrazione con un genere nuovissimo che comprende la fusione della piccola orchestra classica con la grossa orchestra-jazz e la sensibilità del musicista che conserva una coerenza di sentimento ed una compattezza lirica»
(5). Di queste pellicole, a tutt’oggi di straordinaria fattura tecnica ed artistica, non rimane che qualche brano poiché girate su pellicola infiammabile, dove la voce di sottofondo, che narrava le parti tecniche per spiegare la gravità della malattia tubercolare, si interrompeva durante i brani a cartoni animati, le cui voci erano doppiate negli studi della Metro Goldwin Mayer.
Tutti questi film furono severamente visionati da Mussolini in persona al Supercinema. “Mio padre era anarchico”, racconta oggi la figlia Luciana, “e a casa si parlava male del fascismo. Allora avevo sei anni ed ero una ‘linguacciuta’; bastava che mi si desse lo spunto per chiacchierare a non finire. All’epoca Mussolini faceva una politica basata sull’esaltazione della famiglia. Quando seppe che mio padre era vedovo con una figlia, pretese che lo accompagnassi a prendere visione dei suoi film a cartoni animati al Supercinema. Mio padre però aveva paura di portarmi perché, avendo una ‘lingua lunga’, temeva che raccontassi al Duce ciò che di lui e del regime si diceva in casa. Mi fece mille raccomandazioni, suggerendomi cosa dovessi dire. Prima di entrare nel palco (Mussolini aveva un palco privato e noi gli stavamo accanto), ricordo che sulla porta mio padre mi presentò al Duce stringendomi forte il braccio per timore che parlassi con lui”.
Per le “Riviste Luce” Ugo Amadoro e Luigi Pensuti negli anni 1933-35 fecero diverse sequenze – astratte e non – in disegno animato.
Nel 1935, l’organo ufficiale della propaganda cinematografica del Fascismo era l’Istituto Nazionale Luce, con sede in via S. Susanna: Mussolini decise di potenziarlo, creando un secondo Centro sulla via Appia accanto a Cinecittà, proponendo a Pensuti di organizzare in esso un reparto per la cinematografia tecnica a Passo Uno. Presso la nuova sede dell’Istituto Luce conobbe la giovane Libia Francescangeli, che nel 1936 sposò. Nel nuovo reparto Pensuti produsse, primo in Italia e forse nel mondo, perché ancora non s’era vista la produzione Disney similare, un cortometraggio a passo uno, in cui si vedevano fiori che sbocciavano e bachi da seta che uscivano dal bozzolo e simili (6). Vi furono, inoltre, un gruppo di film didattici, di alto livello e perfezione tecnica, su soggetto di Livio Laurenti, eseguiti per conto dell’Istituto Luce tra il 1935 e il 1940, sempre da Pensuti per la Cineteca Scolastica, realizzati alternando al cartone animato sequenze dal vero, che servivano per la scuola media.
Furono una dozzina, fra cui sono da ricordare, perfetti sia come tecnica sia artisticamente, La vicenda delle stagioni (o Le quattro stagioni), Le fasi della luna, L’influsso lunare, L’asse terrestre, Le comete, Il moto terrestre e La Terra e i suoi movimenti, Come fu scoperta la forma della terra (o Che cosa è la nostra terra?).

Nel primo film il tema di fondo era un paese sito su un monte, con sotto il mare, e dietro un monte più alto, campagna e poderi. Ognuna delle sequenze mostrava come cambiava il paesaggio col variare delle stagioni, della flora e delle abitudini degli uomini e degli animali. Essi furono girati dalla figlia dodicenne Luciana, assieme a due geniali aiutanti, i fratelli Martini, che produssero “effetti speciali” inconsueti, come la lava eruttata dal vulcano, ricavata da polenta bollente. Le dissolvenze (alba, tramonto, effetti di temporali e simili) si ottenevano con voltometri a manovella, che alzavano ed abbassavano l’intensità della luce. Gli effetti speciali si ottenevano sempre usando manovelle, agganciate a due plafoniere laterali, contenenti tre spot l’una, poste ai lati del bancone e che potevano girare sul loro perno, cosicché la luce si accentrasse sulla scena per poi svanire sfumando con l’allontanamento. Cortometraggi talmente validi e belli che Pensuti poté proiettarli al Planetario di Roma, tenendovi un ciclo di conferenze. Però al Luce i gerarchi fascisti tormentavano Pensuti, il quale rifiutava di iscriversi al partito – odiando qualsiasi potere politico che limitasse la libertà di pensiero dell’uomo – tanto che gli inviarono una lettera intimidatoria in cui si diceva che, se entro un certo termine non si fosse iscritto al partito, gli sarebbe stato tolto il comando del reparto Luce. Racconta la figlia Luciana: “… i gerarchi fascisti decisero essere inaudito che un non tesserato potesse lavorare per il Luce. La risposta di mio padre fu quella di piantare tutto, sbattendo la porta alle spalle”.
Nel frattempo produsse una serie di film didattici, anche per le tesi universitarie di medicina, fra cui: Come si crea il feto, Il sangue è vita, Sudare fa bene, Lo stomaco dei ruminanti, e riprodusse spezzoni di film, perché era in voga l’uso d’inserire il cartone animato nei titoli di film o anche come “sogni” o pensieri dei protagonisti e simili (1938-1939).
Di notte, mentre giravano le scene della “morula”, durante le riprese di un film didattico, Embriologia, che veniva realizzato come tesi universitaria, Luigi Liberio Pensuti ebbe il primo ictus. Erano presenti due studenti di medicina, uno dei quali, rischiando di compromettere i propri studi, gli salvò la vita praticandogli un salasso. Poiché andò contro l’etica universitaria rischiò di non poter conseguire la laurea, in quanto, come studente di medicina, non poteva intervenire in alcun modo. Dopo qualche giorno Pensuti si rimise al lavoro.
Interessanti furono, sempre nell’originale filmografia di questo eclettico autore, i film scientifici, Storia della medicina, Storia del Tempo, La staffetta del progresso, La musica astratta, Le maree, che alternava con altri come Silhouettes e Il matrimonio di Ranocchino (1936).

In quest’ultimo filmato, dal gusto estremamente garbato e piacevole, con fondali eseguiti con carbonella di salice, dallo stile fresco e vivace, è narrata la breve storia (300 mt.) di un piccolo ranocchio che si innamora di una rana adornata di gioielli e fiocchetto in testa. Dopo il corteggiamento finisce col matrimonio dei due ranocchi in una festosa cerimonia.

E’ da notare che, prima dello scoppio della guerra, Pensuti, per i suoi cortometraggi usava le celluloidi già dai tempi di Trilussa, fin quando, proclamata l’autarchia, avendo messo il blocco di importazioni dall’estero, non poté più reperire questo materiale poiché non prodotto in Italia. Pensuti, come altri autori suoi contemporanei, cercò di risolvere il problema utilizzando delle sottilissime lastre di vetro spesse 2-3 mm., con cui bisognava prestare attenzione perché creavano, sovrapponendosi, delle ombre sul vetro sottostante.
Nel frattempo la SICED iniziò ad avere successo, visto l’aumentare delle commissionature di filmati istruttivi per i Ministeri della Guerra, Marina, Aviazione, a cui sovrintendevano il comandante Marcantonio Bragadin e il conte Orsi, che prestò la sua voce ad alcuni.
Fra questi cortometraggi, medici e militari, sono da ricordare: Influenza del vento sul moto di un velivolo, Volo cieco, Traiettoria della gittata, Cannoneggiamento navale, Immersione ed emersione del sottomarino, Il cranio di Saccopastore, Bombardamento aereo, Lezioni di ginecologia, Tiro navale, animati da Luigi Pensuti, Amleto Fattori, Felice Guidi, Lancillotto Modotto, Dallanese e Herzog, tutti film realizzati tra il 1934 e il 1936 esclusivamente a passo uno, cambiando, cioè, rodovetro ogni fotogramma.
Nel 1938, sempre per la SICED, diretti da Pensuti, Amadoro realizzò una serie di filmati scientifici e didattici di cui firmò la regia: L’elettricità e L’atomo.
Nel 1939 allo studio di via La Spezia di Pensuti arrivò Sandro Pallavicini, dotato di forte personalità, fascino e carisma, che lasciò sul bancone da ripresa un assegno di un milione, col quale intendeva comperare tutta l’attrezzatura perché fosse trasportata alla Incom, dove Pensuti avrebbe avuto la direzione di un reparto Passo Uno.
Il lavoro, alla Incom, cominciò con un’idea luminosa di Pallavicini che ottenne grande successo: farsi dare al mattino, dal Ministero della Guerra, il testo del bollettino di guerra (Guerra d’Africa), che regolarmente tutti i giorni veniva trasmesso per radio, e realizzarlo cinematograficamente, cosicché la sera stessa potesse essere proiettato al famoso Supercinema. Al mattino, un agente portava, in motocicletta, il testo del bollettino. Non essendo ancora uscito, i dipendenti Incom ne apprendevano notizia dalla voce di Pensuti, che leggeva il dattiloscritto. Subito dopo la scena prendeva vita freneticamente “Ci servono tre Mas! Effetti fumo e fiamme visti dall’alto! Grafico d’un caccia in picchiata, con sganciamento di bombe! Spezzoni contraerea con effetti traccianti!”.
Pensuti mitragliava ordini, come un capitano d’una nave in preda ad un uragano.
Sempre in quel periodo alla Incom Pensuti realizzò i costumi e le ambientazioni per England gegen Europa (7), anche intitolato Inghilterra contro Europa, di Raoul Quattrocchi. Come anche fornì grafici e animazioni per: I Pionieri (8), per la regia di Gianni Francolini; Roma e Cartagine (9) su soggetto di A. Pagliaro; La grande voce (10), per la regia di Domenico Palella; cortometraggi propagandistici sotto la direzione generale di Sandro Pallavicini.
Il suo primo cortometraggio bellico diretto da Pensuti si intitola Il principio della fine (11), su soggetto di Ubaldo Magnaghi, documentario di propaganda anti-inglese in animazione che traccia la storia dell’ostilità della Gran Bretagna verso l’Italia a partire dalla fine dell’800. La realizzazione fu talmente eccellente che Pallavicini decise di affidare a Pensuti la produzione di altri filmati strutturando vere e proprie storie a cartoni animati di propaganda.

Di grande interesse furono i cortometraggi animati sul colonialismo, prodotti tra il 1940 e il 1942 sempre alla Incom per la regia di Pensuti. Tra questi, Il Dottor Churkill (12), una satira sullo statista inglese in una versione simile al Dr. Jeckill e Mr. Hyde; Ahi Hitler! (o Idillio a Ginevra), una parodia semi ironica di Hitler, che corteggia la Marianna francese suonando la fisarmonica con Mussolini; Suez, sullo sfruttamento colonialistico ed Aimé Selassié, parodia sull’imperatore d’Etiopia.

In particolare, con Aimé Selassié, divertente cortometraggio satirico-politico con riferimento al Negus d’Etiopia, opera pregevole e meritoria sia tecnicamente sia artisticamente, iniziava una serie di filmati che venivano proiettati nei cinema, a scopo propagandistico, dopo i film in programma. I disegni erano molto più moderni e “italiani” dei precedenti lavori – più caricaturali, figure slanciate, movimenti danzanti –, ma non si poté andare avanti in tal senso, poiché l’Italia cominciò a perdere colpi in Africa e vi furono parecchi nostri soldati che perdettero la vita, tanto da preferire di mettere in sordina la guerra d’Etiopia.
Inoltre, i testi forniti dal MinCulPop volevano far credere che l’Abissinia fosse un paese di cannibali ed in preda alle barbarie e che la nostra patria dovesse liberarla. Incontrato a Roma l’imperatore d’Etiopia, a cui il film di Pensuti faceva riferimento, così è ricordato da Luciana Pensuti, sua figlia: “Ho conosciuto Hailé Selassié a Roma, in casa di una mia zia, vedova di Remo Pontecorvo, eroe nazionale della prima guerra mondiale, soprannominato il Caimano del Piave. Selassié era un uomo colto, dalla mentalità liberale, che stava risolvendo i problemi delle carestie e delle malattie del suo popolo; possedeva una grande biblioteca, uno zoo privato, parlava molte lingue, era educato, galante, un gran signore, molto più civile di tanti gerarchi fascisti”.
Esiste anche ne La Revue Luce 1, un filmato in francese dove si vede il laboratorio dei cartoons dell’Istituto Luce guidato da Liberio Pensuti (13).
Ma Pensuti, che al Luce si firmava col nome aggiunto di “Liberio”, in seno alla sua mentalità liberale e anarchica, rifiutò di iscriversi al Partito, fin quando ricevette una missiva che diceva:
Egregio Signor Pensuti, non possiamo confermarVi la Vostra attuale carica di dirigente del nostro reparto tecnico, in quanto Voi non risultate iscritto al Partito Nazionale Fascista… Una presa di posizione liberale che costò l’esilio a Pensuti, il quale si licenziò dal Luce e riaprì il suo studio di via La Spezia, incorniciando la lettera e attaccandola alla parete dietro la scrivania.
Nel periodo 1942 Pensuti, lasciata la Incom, diede assistenza tecnica come operatore factotum ai fratelli Cossio durante la lavorazione dei due film Pulcinella nel bosco e Pulcinella e il temporale.

Del 1943 è La storia della danza, realizzato da Luigi Liberio Pensuti assieme alla diciassettenne figlia Luciana, per conto della Cineteca Scolastica. Per questo film si fece costruire una nuova verticale da Angelo Lanzoni, ricavata da una fresa. Nello stesso anno, Pensuti conobbe l’ing. Gino Rippo alla Incom, nella palazzina ora abbattuta di via Piemonte, con cui produsse un cortometraggio sperimentale adottando il sistema a colori Rippo. L’ing. Rippo aveva da poco inventato una macchina per cui i fotogrammi venivano riprodotti quattro volte identici. Questo nastro con i fotogrammi veniva passato in un’altra parte della macchina dove quattro pennelli dipingevano in quattro colori differenti: il complementare, cioè il verde, e i fondamentali: giallo, blu e rosso.
Sempre Rippo aveva ideato un proiettore avente velocità quadrupla, per cui effettivamente si vedeva l’immagine a colori con movimento normale.
Sempre fra le ultime opere realizzate da Luigi Liberio Pensuti è da ricordare la sequenza in animazione per il film di Sergio Tofano Gian Burrasca. Sceneggiato da Cesare Zavattini, venne al creatore del Signor Bonaventura l’idea di aggiungere una sequenza animata che rappresentava un sogno compiuto dallo stesso Gian Burrasca durante il suo soggiorno rieducativo presso il collegio Pierpaoli. In questa sequenza, Pensuti e Giobbe misero tutte le loro qualità ed i loro migliori animatori come Antonio Attanasi e Felice Guidi, nonché Luciana Pensuti alla ripresa, adattando sapientemente l’azione fluida dell’animazione a passo uno, alla sintesi dei disegni di Vamba. Densa di “rallentamenti” ottenuti aggiungendo disegni in posizioni molto ravvicinate tra loro, la sequenza “abbonda” di lentezza ma è forse per questo estremamente notevole per gli enormi sforzi mostrati (14).
Sia Giobbe sia Pensuti erano però giunti al traguardo della loro “febbre del cartone animato”, poiché entrambi morirono inaspettatamente poco tempo dopo.
Nel 1944 diventò sempre più difficile poter lavorare, poiché, mancando la celluloide, i colori, e spesso la corrente elettrica, cominciarono a scarseggiare anche gli artisti esperti nel campo, tanto rari. Vennero bombardati, di Pensuti, sia lo studio (che non aveva mai lasciato, in via La Spezia) sia la casa in piazza Fiorelli; Carlo Cossio era stato chiamato alle armi, mentre il fratello Vittorio era rimasto solo nella propria abitazione di sette stanze dove ospitò Pensuti e famiglia. Non c’era più lavoro cinematografico e si tirava avanti solo con qualche lavoro di fumetti, che si stampavano ancora a Milano. La situazione era disperata; Luigi e la figlia uscirono di notte, col coprifuoco, per cercare qualche ortaggio negli orti di “guerra”, quando, incontrando le pattuglie tedesche, scapparono schivando miracolosamente i colpi di pistola. Nel frattempo Vittorio Cossio era stato catturato per essere portato al fronte.
A titolo di curiosità riporto alcune interessanti considerazioni risalenti a quel periodo, tratte da diversi scritti della stessa Luciana Pensuti:
“Ma presto Vittorio, unitamente ad altri colleghi ed amici, fu rastrellato in strada ed imprigionato dai tedeschi. Sparirono: non sapevamo più nulla di loro. Mi unii ad un piccolo gruppo partigiano, di miei coetanei che avevano individuato Vittorio, prigioniero con altri trecento rastrellati al CAR.
Lo liberammo con l’aiuto di un giornalista de “Il Messaggero” che ci prestò il furgoncino della distribuzione dei giornali, uno dei pochi mezzi a cui veniva elargita benzina.
Lo sposai con il rito segreto (allora nascostamente istituito per gli Ebrei) l’11 dicembre 1943”
(15).
In quel periodo Luigi Liberio Pensuti ebbe un nuovo ictus, mentre era ospite nella casa di Cossio anche l’editore milanese Bonelli (il padre di Tex), il quale, per rendersi invalido ai rastrellamenti, si era fatto togliere tutti i denti; vennero ospitati anche i fratelli Mimmo ed Alceo Del Duca, editori milanesi del Monello, ricercati dai fascisti perché notoriamente comunisti. Gli Americani raggiunsero Roma; Luigi Pensuti fu convocato presso l’ultima sede Incom, ai Parioli, dal comandante USA della piazza di Roma, il quale gli commissionò il primo documentario di fine guerra.
L’ultimo, notevole impegno, che ci rimane di Luigi Liberio Pensuti è Come la popolazione di Roma può usare l’energia elettrica razionalmente (1944). Questo fu il primo film della lunghezza di 300 mt., che venne realizzato a Roma due giorni dopo l’arrivo dei liberatori e commissionato proprio dalle autorità per spiegare alla popolazione in quali giorni, in quali ore si potevano usare i servizi che si stavano ripristinando di acqua, gas, elettricità.
Luigi Pensuti era immobilizzato per aver subito un secondo ictus, e Luciana si recò in sua vece dal generale Mac Handry, delle truppe inglesi, per prendere la commissione. Il film fu condotto da Luciana Pensuti, diciottenne, ed animato da Vittorio Cossio, liberato dai Tedeschi e divenuto, nel frattempo, suo marito, prendendo entrambi le direttive di Pensuti, che era a letto, nello studio rabberciato di via La Spezia. Il lavoro si svolse tra infinite difficoltà, poiché, essendoci l’elettricità solo per poche ore ogni qualche giorno, per quanto riguardava la ripresa, gli stacchi improvvisi di corrente e gli sbalzi continui di tensione rovinavano le scene. Il film andò bene, ma Pensuti uscì dall’esperienza con la malattia aggravata; appena possibile si trasferì a Milano dove c’era lavoro ma non abitazioni poiché reduce dai bombardamenti. Carlo Cossio lo ospitò nel suo appartamento a Molteno, dove però Pensuti, colpito da un terzo ictus, benché ancora giovane – aveva 42 anni – decedette.
Nel 1945 morì Luigi Liberio Pensuti, il più importante precursore del cinema disegnato italiano.


FILMOGRAFIA DI LUIGI LIBERIO PENSUTI
di Mario Verger


1928-1931. Serie di otto cortometraggi educativi fra cui: La morte del gatto; Er porco e er somaro; Le spighe e la rana; La bisbetica domata; La vispa Teresa; Er varieté. Regia: Luigi Liberio Pensuti; Sogg.: da poesie di Carlo Alberto Salustri (Trilussa); Fotogr. (bianco-nero): Luigi Liberio Pensuti; Anim.: Amleto Fattori, Aldo Cuggiani, Gino Anania, Felice Guidi, Duilio Baldassini, Mario Gabutti; Prod.: Ventura.

1929. Cortometraggio a pupazzi animati. Regia: Luigi Liberio Pensuti; Bianco-nero.

1930. Cortometraggio pubblicitario. Regia: Carlo Cossio; Fotogr.: Aldo Torelli; Scenogr.: Luigi Liberio Pensuti (realizzato a Parigi).

1930. Cortometraggi pubblicitari. Regia: Carlo e Vittorio Cossio; Scenogr.: Luigi Liberio Pensuti; Fotogr. (bianco-nero): Aldo Torelli; Prod.: La Luminosa.

1932-1934. Serie “Campagna antitubercolare”: Il bacillo di Koch; Nemico pubblico numero 1; L’igiene di Tombolino; Il francobollo benefico. Regia e Fotogr.: Luigi Liberio Pensuti; Anim.: Amleto Fattori, Aldo Cuggiani, Felice Guidi, Lancillotto Modotto; Prod.: Partito Nazionale Fascista.

1933-1935. Sequenze in disegno animato e astratte per le Riviste Luce. Real.: Ugo Amadoro e Luigi Liberio Pensuti; Prod.: Istituto Nazionale Luce.

1934-1936. Serie di film medici e militari fra cui: Il cranio di Sacco-pastore; Influenza del vento sul moto di un velivolo; Volo cieco; Traiettoria della gittata; Cannoneggiamento navale; Immersione ed emersione del sottomarino; Bombardamento aereo; Lezioni di Ginecologia; Tiro Navale. Regia e Fotogr. (bianco-nero): Luigi Liberio Pensuti e Amleto Fattori; Anim.: Amleto Fattori, Felice Guidi, Lancillotto Modotto, Dallanese, Herzog; Prod.: Siced.

1935-40. Serie di film didattici per la Cineteca Scolastica di Roma fra cui: La vicenda delle stagioni (o Le quattro stagioni); Le fasi della Luna; Il moto terrestre; La Terra e i suoi movimenti; L’influsso lunare; L’asse terrestre; Le comete; Come fu scoperta la forma della terra (o Che cosa è la nostra terra?). Regia: Luigi Liberio Pensuti; Sogg.: Silvio Laurenti; Fotogr. (bianco-nero): Luciana Pensuti; Oper.: Fratelli Martini; Prod.: Istituto Nazionale Luce per la Cineteca Scolastica di Roma.

1936-40. Serie di film scientifici e a soggetto fra cui: Storia della medicina; Storia del tempo; La staffetta del progresso; La musica astratta; Le maree; Silhouettes; Il Matrimonio di Ranocchino. Regia: Luigi Liberio Pensuti; Fotogr.: Amleto Fattori; Anim.: Felice Guidi, Aldo Cuggiani, Gino Anania, Giulio Bongini, Emy Minucci; Prod.: Siced.

1938. Serie di film scientifici e didattici fra cui: L’elettricità; L’atomo. Regia: Ugo Amadoro; Direz. Art.: Luigi Liberio Pensuti; Prod.: Siced.

1938. Serie di film su commissione per le tesi universitarie fra cui: Come si crea il feto; Il sangue è vita; Sudare fa bene; Lo stomaco dei ruminanti; Embriologia. Regia: Luigi Liberio Pensuti; Anim.: Amleto Fattori; Coll.: Luciana Pensuti; Prod.: Siced.

1938. Crociato Novecento (La taverna della TBC). Regia: Luigi Liberio Pensuti; Anim.: Giulio Bongini, Emy Minucci, Gino Anania; Fotogr. (bianco-nero): Luciana Pensuti; Mus.: Raffaele Gervasio; Prod.: Incom.

1940. Grafici e animazioni per: Roma e Cartagine; England gegen Europa (Inghilterra contro Europa). Regia.: Raoul Quattrocchi; Direz. Gen.: Sandro Pallavicini; Prod.: Incom; I Pionieri. Sogg.: Sangiorgi; Grafici e Anim.: Liberio Pensuti; Adattam. mus.: Raffaele Gervasio; Supervis.: Pietro Francisci; Regia.: Gianni Franciolini; Direz. Gen.: Sandro Pallavicini; Prod.: Incom; La grande voce: Fotogr.: Emanuel; Mus.: Mario De Nisco; Organizzaz.: Piero Braccialini e Gianni Trapanese; Regia: Domenico Paolella; Direz. Gen.: Sandro Pallavicini; Prod.: Incom

1940. Il principio della fine: Sogg.: Ubaldo Magnaghi; Regia: Luigi Liberio Pensuti; Direz. Gen.: Sandro Pallavicini; Prod.: Incom.

1940-1942. Serie di film contro il colonialismo fra cui: Il Dottor Churkill; Ahi Hitler!; Suez; Aimé Selassié. Regia: Luigi Liberio Pensuti; Anim.: Giulio Bongini; Emy Minucci, Gino Anania; Fotogr. (bianco-nero): Luciana Pensuti; Direz. Gen.: Sandro Pallavicini; Prod.: Incom.

1940. Il vecchio lupo di mare norvegese e il vecchio lupo di mare americano. Regia: Luigi Giobbe; Sogg.: tratto da una Contronovella di Anton Germano Rossi; Scenegg.: Anton Germano Rossi; Coll.: Luigi Liberio Pensuti; Prod.: Macco Film; bianco-nero, incompiuto.

1942. Pulcinella nel bosco (o Pulcinella e i Briganti). Regia: Luigi Giobbe; Dis.: Carlo e Vittorio Cossio; Scenegg.: Ciambi (Gianluigi Bignozzi) e Isabella Coletta; Anim.: Renato Mariani, Beatrice (Tris) Dattari, Antonio Alessandri, Antonio Attanasi, Duilio Baldassini, Giorgio Mazzoni, Oreste Totto, Fernando Vassé; Aiuto Anim.: Francesco Maurizio Guido (Gibba); Mus.: Vincenzo Gusmini; Fotogr. (Agfacolor): Luigi Liberio Pensuti; Oper.: Luciana Pensuti; Aiuto Oper.: Osvaldo Massimi; Prod.: Macco Film.

1942. Pulcinella e il temporale. Regia: Luigi Giobbe; Dis.: Carlo e Vittorio Cossio; Scenegg.: Ciambi (Gianluigi Bignozzi) e Isabella Coletta; Anim.: Renato Mariani, Beatrice (Tris) Dattari, Antonio Alessandri, Antonio Attanasi, Duilio Baldassini, Giorgio Mazzoni, Oreste Totto, Fernando Vassé; Aiuto Anim.: Francesco Maurizio Guido (Gibba); Mus.: Alessandro Derevitsky; Fotogr. (Agfacolor): Luigi Liberio Pensuti; Oper.: Luciana Pensuti; Aiuto Oper.: Osvaldo Massimi; Prod.: Macco Film.

1943. Gian Burrasca. Regia di Sergio Tofano; sequenza in disegno animato: Regia: Luigi Liberio Pensuti e Luigi Giobbe; Aiuto Regia: Felice Guidi; Anim.: Antonio Attanasi; Fotogr. (bianco-nero): Luciana Pensuti; Prod.: Cineconsorzio; Lungometraggio.

1943. La storia della danza. Regia e Prod.: Luigi Liberio Pensuti; Fotogr. (bianco-nero): Luciana Pensuti.

1943. Cortometraggio sperimentale. Regia: Luigi Liberio Pensuti; Fotogr. (sistema a colori Rippo): Gino Rippo; Prod.: Incom;

1945. Come la popolazione di Roma può usare l’energia elettrica razionalmente. Regia: Luigi Liberio Pensuti; Dis. e Anim.: Vittorio Cossio; Fotogr.: (bianco-nero): Luciana Pensuti.

Note:

(1)
Nato a Roma da Vincenza Di Marino (contadinella abruzzese) e Michele Pensuti, professore di Lettere e Lingue, scrittore e storico, fratello dell’allora primario del Policlinico di Roma, Prof. Virgilio Pensuti; famiglia molto benestante, con carrozza, domestici in livrea, enorme abitazione che prendeva tutto un mezzo piano, sopra il Caffé Varieté in piazza Esedra.

(2)
Apparteneva a famiglia nota; il patrigno, Arcangelo, era membro della Giunta Comunale, possedeva una biblioteca in piazza di Spagna, che Vittoria dirigeva, però, essendo pianista, non amava tale compito.

(3)
Luciana Pensuti, L’UOMO 33, Roma, NES-Nuova Editrice Spada, pp. 119-120.

(4)
«Mio padre era certo fossero stati venduti fuori dell’Italia – comunque i due artisti, che avevano cominciato a lavorare con i loro risparmi e stavano guadagnando bene, furono finanziariamente messi a terra», Lettera di Luciana Pensuti a Mario Verger del 25.5.1997.

(5)
Il cartone animato “Crociato ‘900”, da “Il Giornale d’Italia”, 1938, in Raffaele Gervasio, Il compositore barese, Bari 1990.

(6)
Il cortometraggio in questione, su temi d’insegnamento, è Primavera, facente parte de Le quattro stagioni.

(7)
Excursus storico dell’Inghilterra, dalle origini all’occupazione polacca, volto a dimostrare la continua ingerenza inglese negli affari europei. Il documentario ha molte immagini grafiche e di animazione. L’Inghilterra è paragonata ad un ragno che tesse ragnatele.

(8)
Pionieri italiani nel mondo. Il documentario del periodo fascista ricorda le scoperte degli esploratori italiani nella storia.
Realizzazione eseguita con documenti tratti dai principali archivi storici, fototeche e cineteche del mondo.

(9)
Il documentario, realizzato con intento propagandistico, ricostruisce con l’ausilio di carte geografiche e scene di fiction, la storia del conflitto tra Roma e Cartagine, ripercorrendo nel dettaglio la storia delle tre guerre puniche.

(10)
Sintesi documentaria della più antica e completa forma pubblicitaria: quella giornalistica. Fiction di epoca bellica che illustra il percorso di una campagna pubblicitaria. Fotografi, direttore dell’agenzia e disegnatori girovagano alla ricerca di idee per il lancio di una nuova linea di calze fino ad individuarne una casuale ma efficace.

(11)
Documentario di propaganda anti-inglese prodotto dalla Incom negli anni della seconda guerra mondiale che, mediante l’ausilio di cartoni animati, traccia la storia dell’ostilità della Gran Bretagna verso l’Italia a partire dalla fine dell’800 allorché l’Italia pose le basi di un suo impero coloniale in Africa Orientale. La guerra d’Etiopia viene presentata come un duro colpo inferto dall’Italia fascista al prestigio dell’Impero britannico. Lo scoppio della seconda guerra viene imputato alla Gran Bretagna, alla sua politica di attanagliamento verso le potenze dell’Asse.

(12)
Film di animazione e satira contro il colonialismo inglese. Il protagonista del cartone è Churchill, visto come sfruttatore e accaparratore di ricchezze.

(13)
Scheda dall’Archivio Luce – Titolo : La revue LUCE 1Vie passée et vie présente – Musique – Les leurs – Cinema – Rivista Luce RL001.
[00/09/32] Titolo del quarto servizio : “Cinema” panoramica su un travolo da lavoro dei cartoons dell’Istituto Luce guidato da Liberio Pensuti. inq. delle mani di un disegnatore intento a delineare le fattezze di un personaggio dei cartoons dettaglio del disegno quasi ultimato che raffigura il personaggio di un cartone animato la mano di un operatore sistema uno sopra l’altro i lucidi trasparenti, ognuno dei quali con un elemento disegnato in più, in modo da far apparire il disegno di un personaggio intento a levarsi e a rimettersi il cappello le mani di un disegnatore ricalcano su un foglio semitrasparente i personaggi disegnati su un’altra tavola inq. del foglio sul quale un disegnatore sta delineando la figura di un personaggio femminile particolare del disegno
completato il disegno l’uomo solleva il lucido trasparente su cui ha riprodotto il personaggio
le mani di un disegnatore stanno ultimando la colorazione del personaggio femminile riprodotto sul lucido. panoramica da destra verso sinistra all’interno del laboratorio dove i disegnatori sono all’opera su un tecnigrafo un illustratore sta disegnando una scena (o fondo) scorci e riprese dei disegnatori all’opera, ognuno impegnato nella propria specializzazione particolare di un segnatempo in funzione i lucidi dei personaggi raffigurati nei diversi movimenti in sequenza sono pronti e posati su un tavolo le sequenze si succedono con maggiore velocità a mano a mano che si avvicina il momento di girare inizia il filmato intitolato: Idillio a Ginevra, con brani musicali tratti dalla Traviata di Verdi le immagini scorrono sulle scene del cartone animato: si tratta di una parodia sul ruolo della Società delle Nazioni e sul dittatore tedesco Hitler è raffigurato intento a corteggiare “Marianna”, la Francia; il dittatore nazista cerca di farsi passare per pacifista ma le sue parole false vengono contraddette dalla pistola che estrae a un certo punto e che prova sparando un colpo
anche il personaggio che impersona la Francia mostra ad un certo punto un coltello affilato che estrae dal seno la scritta “LUCE” compare al termine del numero 1 della Rivista sullo sfondo del globo terrestre che gira circondato dai raggi solari.

(14)
Nonostante il regista del Gian Burrasca, Sergio Tofano, fosse anche il noto disegnatore del Signor Bonaventura, si dimenticò di menzionare i nomi di Pensuti e Giobbe nei titoli di testa del film.

(15)
Luciana Pensuti, DOC. A., Luigi Liberio Pensuti e Vittorio Cossio, pionieri del cartone animato italiano: “Il Punto”, pp. 6-7.

Mario Verger

Indice delle immagini

(1) Luigi Liberio Pensuti

(2) Carlo Cossio

(3) Er varietè

(4) Crociato ‘900

(5) Raffaele Gervasio

(6) La terra e i suoi movimenti

(7) Silhouettes

(8) Il matrimonio di Ranocchino

(9) Il Dottor Churkill

(10) Ahi Hitler!

(11) Pulcinella nel bosco

(12) pagina da Il secolo XIX

(13) Luigi Liberio Pensuti

(14) Il Giornale d’Italia

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