Niso Ramponi alias Kremos

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NISO THE GREAT

di Mario Verger

Niso Ramponi alias Kremos. Un personaggio straordinario, unico. Un disegnatore dalle qualità eccezionali. Mai viste in nessun altro. Un vero e proprio “fuoriclasse”. Eppure mai un vanto, anzi… Nella redazione de Il Travaso lo chiamavano, scherzosamente, Primula Rossa. Era inafferrabile, perché nessuno mai sapeva dove fosse reperibile. Pronto a dimenticare urgenti impegni per fermarsi ad osservare, divertendosi, perfino la gente in strada, forse per questa ragione, nel supplemento Travasissimo, Ecco i nostri (1952), sotto l’autocaricatura, una malalingua lo inchiodò come “sfaticato molle, sempre mezzo addormentato, timido con le donne se ne incontra lo sguardo”.

Molti pensarono allora ad una simpatica vendetta del direttore Guglielmo Guasta, stanco di stare ad aspettare le sue richiestissime copertine e vignette… Ma la simpatia e l’ammirazione per questo straordinario artista era condivisa da chiunque lo abbia conosciuto…

Nato nel 1924 a Roma nel quartiere Testaccio, vi tornò da adulto vivendo per molti anni in Via Aventina. Gli unici aneddoti sulla sua infanzia sono quelli narrati dalla figlia Anna Maria, la quale ricorda che da piccolo, partecipando ad una gara di disegno indetta dal regime, il piccolo Niso risultò primo in tutta Italia; come anche spesso raccontava che, all’epoca dell’Impero mussoliniano in terra d’Etiopia, il maestro lo tratteneva oltre l’orario di scuola facendogli disegnare grafici raffiguranti l’Oasi, la Palma, il Dromedario, splendidi disegni da usare per le lezioni del giorno successivo. Dopo aver compiuto l’avviamento dai preti, Niso Ramponi frequentò il Liceo Artistico di Via Ripetta, dove fu allievo di Walter Lazzaro, “il pittore del Silenzio”. Lazzaro, schivo e severo, notò subito l’eccezionale bravura dell’allievo tanto che, in seguito, instaurerà con lui una sincera amicizia per molti anni. Per via della guerra la famiglia Ramponi dovette trasferirsi a Narni, tanto che Niso, tutte le mattine, prendeva il trenino per andare al liceo artistico a Roma. A 16 anni, in pieno conflitto bellico, lasciò gli studi perché, tramite lo zio regista di documentari, Renato Borraccetti, iniziò a lavorare come intercalatore al fianco di Ugo Amadoro realizzando sequenze animate per La Settimana Incom, documentario settimanale d’attualità proiettato nei cinema ad inizio spettacolo. Amadoro, all’epoca Capo Reparto Incom, viste le eccezionali capacità del giovanissimo Niso, gli affidò la regia, non ancora diciottenne, del cortometraggio La trombetta d’oro, animato dallo stesso Ramponi e dal coetaneo, giovane alassino Gibba.

All’epoca la Incom stava anche producendo i cortometraggi d’animazione Nel paese dei ranocchi (1942) e Crescendo rossiniano (1943) sotto la direzione artistica di Antonio Rubino, e il giovane Niso Ramponi risultò tra gli animatori principali. Chiusa la sede Incom, lo ritrovammo assieme ad altri animatori, quali Luigi Giobbe, Achille Panei, Gibba, Franco Coarelli, Alvaro Zerboni, alla Nettunia Film a lavorare ad un cortometraggio animato sceneggiato da Federico Fellini, dal titolo Hello Jeep!, che doveva essere abbinato al film Roma città aperta di Roberto Rossellini ma che invece non fu mai finito. Contemporaneamente Ramponi lavorò anche nel negozio di caricature di Fellini, “The Funny Face Shop”, assieme ad altri famosi disegnatori dell’epoca, quali De Seta, Verdini, Camerini, Scarpelli, Majorana, Guasta, Attalo, Giobbe, Migneco, Geleng. Niso dipingeva le scenografie delle vedute di Roma, sopra le quali Fellini ritraeva in caricatura l’espressione dei soldati.
La Nettunia, però, ad un certo punto fallì e l’equipe si sciolse. Ma di ciò parleremo in seguito.
Ramponi cominciò quindi a collaborare sui settimanali L’Ometto Pic, Giramondo e L’Avventura, pubblicando illustrazioni e le prime storie a fumetti.

La collaborazione di Niso a Il Travaso iniziò nel 1948 dove comparve, per la prima volta, con lo pseudonimo di Kremos. Con la sue splendide e procaci donnine in copertina la tiratura del settimanale aumentò notevolmente. Sempre in quegli anni lavorò anche come cartellonista cinematografico (in esclusiva con diverse major d’oltreoceano tra cui RKO, Radio Pictures, Columbia Ceiad, Republic Pictures Corporation e altre), realizzando anche numerose locandine cinematografiche fra cui quelle per il film di Biancaneve e i sette nani e Cenerentola di Walt Disney.

Negli Anni ‘50 continuò a realizzare contemporaneamente fIlm d’animazione accanto a Gibba, quali i lungometraggi I Picchiatelli (1952), per la regia di Antonio Attanasi e il seguito Le avventure di Rompicollo (1953). Soprattutto a Kremos e Gibba dobbiamo la strepitosa sequenza di Renato Rascel animato in Attanasio cavallo vanesio (1953), realizzato sulla falsariga della commedia di Garinei e Giovannini; e l’inserto animato nel film dal vero Pulcinella cetrulo d’Acerra (1961), diretto da Attanasi, il quale chiamò Kremos a collaborare anche al suo successivo lungometraggio animato L’isola del gabbiano Gregorio (1964).
Tornando indietro all’attività di “Sovrano di donnine” del Travaso, la sua notorietà e prestigio aumentarono notevolmente, nonostante alcuni suoi disegni vennero censurati e qualche numero della testata persino sequestrato per via della consueta denuncia per oltraggio al pudore.

Ramponi pubblicò le sue illustrazioni e vignette quasi in esclusiva per la rivista, se si eccettuano brevi collaborazioni al settimanale Signorina Otto, dove ebbe l’esclusiva della retrocopertina; come anche tavole per la Vita di Casanova e disegni umoristici per alcune agenzie angloamericane, quale la londinese Black Star e la Crown Publisher Inc. di New York.
Nel 1957, a causa d’una questione di copyright sollevata da un omonimo pittore, Ramponi dovette firmarsi prima (Fu)Kremos, poi semplicemente Niso. In realtà fu più che altro una sua scelta – e della redazione del Travaso – stanchi di continue polemiche sollevate da un signore che ebbe mille ripensamenti e fece causa legale. Per quanto si risolse favorevolmente, Ramponi preferì chiamarsi definitivamente con lo pseudonimo di “Niso”. Gli appassionati del genere ne parlarono al lungo, ma pochi ne ricordano i particolari: abbiamo trovato, grazie alla figlia Anna Maria, un vecchio numero del Travasissimo nel quale Guasta spiegò il singolare quanto inconsueto “caso di omonimia”:
“Un giorno lontano di tanti anni fa si presentò alla redazione del Travaso un giovane timido che voleva pubblicare i suoi disegni, si firmava Kremos e disponeva di disegni abbastanza buoni. Il giovane fu accolto come uno dei nostri e diventò ben presto tale; poi divise con Belli il primato di “Sovrano delle donnine”.
Passarono alcuni anni e il volenteroso giovane diventò sempre più pigro: prometteva una vignetta per giovedì e la portava puntualmente il sabato, non quello immediatamente successivo, ma dieci giorni dopo.
Passò qualche altro anno e si giunse al concorso per Miss Travaso che fu vinto – come si sa – da Miss Kremos, seguita dalle altre concorrenti: Miss Belli, Miss Barbara, Miss Cossio, Miss Attalo. Kremos si prese gli onori, medaglie, diplomi, premi in denaro e, finalmente, la gloria, attraverso una ripresa cinematografica della Settimana Incom (1). E fu quella ripresa che scatenò “il mistero dei K 2” o dei 2 K, se preferite. Qualche giorno dopo, infatti, colui che era noto come il Vero, l’Autentico, l’Inconfondibile Kremos delle donnine, arrivò in redazione tirandosi dietro per la falda della giacchetta un altro giovane più timido di lui: si chiuse nel confessionale con Guasta e gli presentò il vero Kremos.
Guasta è abituato agli scherzi, a tutti gli scherzi: ma a quello non se l’aspettava e poi non era uno scherzo. Kremos (il primo) esibì quindi una sua dichiarazione fatta avanti al notaio dove dichiarava che il vero Kremos non era lui (Sandro Cremo), ma Niso Ramponi (Kremos) (2). Guasta cercava inutilmente di mantenersi le mani nei capelli: non ne aveva e poi, voleva capirci qualche cosa, prima. Si chiuse con Kremos n.1 e cercò di appurare la verità; poi con Kremos n.2 e continuò a indagare. Alla fine, incredulo e sbalordito, propose ai due Kremos di provare per suo conto la sua identità: appuntamento per il giorno tale, con carta, penna, pennelli e matita. Il giorno tale arrivò Kremos n. 2, (Ramponi, cioè quello vero, che compariva così in redazione per la seconda volta nella sua vita) si sottopose alla prova e disegnò una delle sue solite donnine. E l’altro? Non poteva, aveva da fare. Guasta insistette: alla fine, pensò che due Kremos non sarebbero mai stati troppi: e dopo aver fatto giurare ai due che non ne esisteva un terzo, li invitò a collaborare entrambi. Accettarono, ma il solo Niso Ramponi, cioè Kremos 2 (quello vero) continuò la sua collaborazione al Travaso
L’altro, dopo aver tentato qualche ricordo, si ritirò dalla competizione e non si fece più vedere.
Ma si fece sentire, qualche tempo dopo, con lettere di avvocati e con telefonate varie dirette al Ramponi (il Kremos vero).
Tentata una modesta attività individuale il signor Cremo – che nella sua dichiarazione sottoscritta in carta bollata riconosceva che lo pseudonimo Kremos era stata sempre la firma di Niso Ramponi – si faceva prendere da un ritorno di fiamma per quella firma e, profittando di certe sue origini armene col Kappa del vecchio nonno affermava di voler iniziare le pratiche per riprendere l’atavico cognome; quindi diffidava il vero Kremos (cioè Niso Ramponi) ad usare oltre lo pseudonimo che tempo prima egli stesso gli aveva formalmente riconosciuto.
Ora, a parte la coincidenza rappresentata dal nonno, sta di fatto che il Kremos-Ramponi è nato – artisticamente – prima di ogni altro Kremos presente e passato, cioè come Totò, l’entità spettacolare Totò, ad esempio, è nato prima di qualsiasi vero signore che si chiami “privatamente” o decida all’improvviso di chiamarsi “teatralmente” Totò. E di conseguenza, un uomo che all’improvviso si ricorda di suo nonno in K e cerca di riprendersi l’atavico cognome, non può andare da chi usa da tempo uno pseudonimo e imporgli di lasciarlo per il solo fatto che lui desidera di richiamarsi come gli antenati. Chiaro? Insomma: noi, del mestiere, sappiamo ad esempio che lo scrittore Dino Segre è noto come Pitigrilli, mentre l’attore Charles Chaplin è noto come Charlot. Scrittori e attori sono universalmente noti coi loro pseudonimi e la gente può anche ignorare che uno si chiami all’anagrafe Dino Segre e l’altro Cherles Spencer Chaplin. Stando così le cose, se al mondo esistessero veramente due persone che si chiamassero, Pitigrilli e Charlot, esse non potrebbero saltar fuori oggi per costringere lo scrittore e l’attore a riprendere i loro cognomi “veri”, tanto più che fino ad oggi l’esistenza di un signor Giovanni Pitigrilli e di un cav. Pasquale Chaplin è ignorata.
Semmai – tornando a noi – toccherebbe al Ramponi (pseudonimo Kremos) a diffidare il signor Cremo – che tenta di farsi strada anche lui come pittore e disegnatore – che non faccia acrobazie anagrafiche con la scusa del nonno, per confondere le idee e passare per Kremos. Se abbia la capacità di emergere lo faccia come Cremo. Sandro, Sandro Emos: non arriverà meno in alto per questo. Non è che uno riesca a fare opere d’arte firmandosi Raffaello. Raffaello si sarebbe immortalato anche se si fosse chiamato o firmato Sandro Cremo d’Urbino, o di Peretola.
E’ noto a tutti che il vero Kremos è quello delle donnine sul Travaso, quello che disegna i manifesti, firmandoli legittimamente e non abusivamente Kremos: chiunque se ne venisse fuori, adesso, a presentarsi come “Kremos”, sia pure appartenuto al bisnonno o al cugino, non sarebbe che un imitatore, passibile di incorrere nelle pene del Codice Penale, Capo IV, art. 494 che condanna la sostituzione di persona: Chiunque alla fine di procurare a sé o ad altri – dice il legislatore – un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome o un falso stato, ossia una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione (23) fino a un anno (496) (3).

Come cartoonist, negli Anni ’60 Niso Ramponi lavorò per molto tempo con Sandro Lodolo (precisamente dal 1959 al 1968, continuando nei decenni successivi come free-lance), a tantissimi Caroselli e sigle Rai, fra le quali, quella famosissima di Rischiatutto; le animazioni di Cocco Bill del famoso Jacovitti; diverse pubblicità per la Marga, Algida, Nestlé, Indesit, ecc; inoltre, sono da ricordare: la pubblicità Carapelli con Gibba (dal vero) che “disegna” l’omino animato da Niso (“un personaggio bomba”); i titoli di testa per diversi lungometraggi dal vero fra i quali il film a episodi diretto da Pietrangeli, Bolognini, Salce e Monicelli, Le Fate (1965); la serie per l’Olanda di spot ecologici del simpatico canguro Dusty; nonché diversi Caroselli realizzati da Lodolo e Ramponi animando i disegni di Pino Pascali, riscoperti e valorizzati qualche anno fa da Marco Giusti. Nel 1962, Niso, approdando alla Vasca Navale sotto i Bisesti, ottenne la cattedra di docente del corso di animazione all’Istituto per la Cinematografia e la Televisione “Roberto Rossellini”, rimanendovi per trent’anni. Nel 1972 vinse il Bagatto d’oro per la pubblicità di “Carosello”, e nei 1974 partecipò come capo-animatore alla realizzazione del lungometraggio d’animazione intitolato Viva D’Artagnan, realizzando la parte migliore dell’intero del film diretto da John Halas. Nel 1978 Ramponi partecipò al film Starcrash, diretto da Luigi Cozzi (già aiuto regista di Dario Argento ed autore tra gli altri di Contamination ed Hercules), ideando personaggi, modelli e ambientazioni fantascientifiche, accanto al disegnatore Paolo Zeccara, mossi tridimensionalmente dal famoso esperto di effetti speciali Armando Valcauda. Proprio negli USA Starcrash è diventato negli anni un vero cult movie, come dimostra l’esistenza di un sito internet esclusivamente dedicato al film.
Niso continuò fino agli anni ’90 la sua attività di grafico pubblicitario, animatore e illustratore, sino agli ultimi anni d’insegnamento alla scuola della Vasca Navale senza però l’entusiasmo dell’epoca d’oro. Ramponi era un grande cultore dell’arte, soprattutto di Goya e di Leonardo; amava tantissimo leggere scrittori come Hemingway; quando lavorava c’era sempre musica classica a tutto spiano: Mozart, Beethoven e Mendelssohn erano i suoi preferiti ma non disdegnava la musica moderna, anzi fu lui stesso ad introdurla in casa ascoltando i Beatles e i Rolling Stones. Era noto il suo riserbo. E non riceveva nessuno. Per diversi decenni. Neanche per riservatezza ma per quel motto tanto caro ai romani che dice: “Ma che me frega…”.
Personalmente, lo conobbi telefonicamente sin da adolescente; lo sentii per undici anni sempre telefonicamente e, nel 1997, come se niente fosse, un giorno mi invitò a casa sua. Lasciando tutti di stucco. In quell’occasione, Niso Ramponi mi parlò di quel famoso cartoon che realizzò diciottenne con Federico Fellini, nel lontano 1944, una vera “chimera” ghiotta a tutti gli studiosi e rimasta da sempre nell’oblio.

Ramponi, abitava in Via dell’Acquedotto Paolo, una stradina adiacente l’Ospedale Policlinico Gemelli. Era un uomo alto dall’aria bonaria, con delle belle mani affusolate e vidi che, nonostante destrorso, teneva la sigaretta a sinistra, per l’appunto; essendo in tema Hello Jeep!, notai che possedeva lineamenti e carisma felliniani. La cosa curiosa era che anche sua moglie, un’elegante e raffinata signora dall’aria simpatica, assomigliava in modo notevole a Giulietta Masina. Mi chiese se gradissi bere del whisky e, al contempo, Ramponi mostrandomi alcune tavole originali che gli erano rimaste del film ci tenne a spiegarmi che, «Il nome Kremos derivava dal fatto che, quando facevo il militare, non potendo prendere delle commissioni di lavoro a mio nome, le reperiva per mio conto un amico che di cognome faceva Cremo. Cominciando ad avere successo con questo pseudonimo, decisi di agire per mio conto aggiungendovi la “esse” e mutandolo definitivamente in Kremos».

Ho qui degli appunti che Gibba scrisse all’epoca: Achille Panei ritenta con i cartoni; assieme a Federico Fellini, l’umorista di Marc’Aurelio, che sta cercando di portare a termine un cortometraggio che si intitolerà Hello Jeep! […] La Nettunia film, produttrice del cortometraggio, ha uno studiolo nelle vicinanze del Tritone. Panei, accennando con fare scanzonato a Fellini, che gli sta seduto accanto e lo osserva con attenzione mentre anima il pupazzetto della Jeep, dice: “Questo è un rompipalle che vuol mettere becco su tutto; anche qua adesso!”. Fellini, magrissimo, con un testone pieno di capelli, mi guarda e sorride, poi, con marcato accento emiliano e con una vocina chioccia alquanto canzonatoria, risponde: “Achille, io non so disegnare, ma è per questo che sono un rompiballe: voglio imparare a fare quello che sai fare tu…”. Mentre il gné-gné di Fellini prosegue per ribadire che lui ci terrebbe molto ad animare i disegni, dato che questo da sempre, è stato il suo sogno e via di questo passo, Panei fa spallucce e sbuffa; poi mi domanda: “A Gi’, perché non ti fermi a disegnare con noi?” “Resterei, se qualcuno fosse in grado di assicurarmi una anche minima continuità di lavoro. La ‘continuità di lavoro’ fu assicurata a Gibba per poco tempo visto che preferì tornare ad Alassio per fondare l’Alfa Circus ritornando a Roma a fine lavorazione per dei ritocchi, mentre Fellini, Kremos, Panei e gli altri rimasero al lavoro ancora pochi mesi fin quando la Nettunia fallì a motivo della solita mancanza di quattrini. Kremos mi spiegò, infatti, che “il film l’aveva iniziato Giobbe; poi s’è sparato o gli hanno sparato, non si sa bene. E’ andato all’ospedale e la sceneggiatura l’ha così continuata Fellini che, prima di andare a Cinecittà, ci faceva trovare dei brani di sceneggiatura, e si proseguiva così… a tozzi e bocconcelli. Finché la produttrice della Nettunia Film, la Contessa Politi (4), che era ‘na gran baldracca, (disse Ramponi ridendo) vendette Roma città aperta’ ancora incompleto ad un uomo delle forze armate americane (5) venute in Italia, lasciando così il cartone in sospeso”.

Kremos continuò a raccontare col suo colorito accento romanesco che “Fellini non aveva realizzato i disegni ma faceva solo delle semplici vignette che dovevano essere lo storyboard; ma erano proprio dei ‘canovaccetti’, degli ‘accenni’… La trama del film più che altro era una serie di gag che riguardavano la lotta fra lo stukas e la jeep, ma non c’erano personaggi umani né altro. Girammo le celluloidi nientemeno che al Ministero della Difesa e dell’Aeronautica (6), dove c’era una sezione di ripresa a passo uno. E noi così… alla chetichella giravamo lì”, aggiunse Kremos ridendo per un tipico lavoro ‘all’italiana’.
«In ultimo», proseguì nei ricordi, “eseguivo anche le scenografie, cioè i fondini, perché si doveva concludere al più presto, poiché avevano capito che i soldi stavano finendo! Chi ne ha acquistato i diritti fece un affare perché era stato concepito per abbinarlo col film di Rossellini, mentre venne comprato dall’americano solo quest’ultimo. Mi pare che pagò il cartone animato 12 milioni d’allora. E mentre in Roma città aperta c’erano i soliti ‘fegatini’ da finire ed è stato terminato dal nuovo produttore, Hello Jeep! (7) invece chiuse proprio i battenti”.
Fra un bicchiere e l’altro, incalzai con le domande e Kremos continuò, “Il film durava intorno ai dieci minuti, era a colori ed eseguito sul triacetato di celluloide infiammabile; pure quello era un residuato bellico poiché all’epoca i rodovetri non erano di facile reperimento e trovammo d’occasione queste vecchie celluloidi, sul genere qualcuna era già stata usata. La storia era un po’ ‘masticata’ perché, come dire, non era neanche umoristica; erano più che altro delle gag che riguardavano la lotta fra questa Jeep, che era una ‘femminuccia’ ed il carrarmato Herrmann, dalla parte dei liberatori, che invece era un ‘maschietto’ col muso a proboscide come un elefante, che altro non era se non il cannone che fungeva da naso. Lo stukas era invece l’antagonista, ma non è che vi fosse una trama ben precisa; non c’era, che ricordi, musica. Infatti lavoravamo al ‘buio’, come al solito qui in Italia senza una traccia musicale. Questo, purtroppo, è un vizio italiano …”.
Kremos alla fine di questa indimenticabile serata, dopo vari bicchieri di whisky e molte sigarette, volle regalarmi le uniche tavole esistenti di Hello Jeep!, sulle quali scrisse: Hello Jeep! a Mario Verger, il nuovo Disney italiano. Niso.

L’incontro col Maestro Niso Ramponi risale all’ottobre del ’97. Nel 2000, a seguito della scomparsa della moglie, Niso venne portato a Bozzolo, in provincia di Mantova, a vivere da sua figlia Anna Maria, dove rimase per qualche anno, finché il mondo del cinema di animazione perse anche il grande e straordinario Kremos (8).

Mario Verger


Note:

(1) Esiste il filmato del concorso “Bellezze sulla carta”, dove si vedono i vari disegnatori del Travaso, Kremos compreso. Il filmato è custodito nell’archivio storico del Repertorio Incom dell’Istituto Luce; vedi: La Settimana Incom, 28/02/1951; sempre al Luce di Ramponi sono catalogati: Umoristi in vetrina. Al circolo del Banco di Sicilia 14 pittori del Travaso, in La Settimana Incom, 22/07/1954; Giornalisti del pennello, regia di Fulvio Tului, 1954

(2) In realtà vi fu un accordo tra i sigg. Niso Ramponi e Sandro Cremo, firmato in calce davanti al Notaio sotto forma di Scrittura Privata, sottoscritto il 14 aprile 1951

(3) Dal K 2 al 2 K, dal Travasissimo, n. 96, agosto 1955, p. 8

(4) Contessa Chiara Politi, moglie morganatica di Re Fuad d’Egitto

(5) L’americano in questione era Rod Geiger

(6) Niso in seguito mi rivelò che nonostante le riprese le fece Fontana, il vero operatore era Grassetti

(7) Iniziato nell’autunno del 1944 e concluso nella primavera del 1945

(8) Niso Ramponi (Roma, 6-1-1924 – Bozzolo (Mantova), 14-3-2002)

Indice delle immagini:

(1) Niso Ramponi
(2) Niso Ramponi bambino
(3) Il travaso
(4) La trombetta d’oro
(5) Il travaso
(6) La locandina della Cenerentola di Disney disegnata da Niso Ramponi
(7) Niso Ramponi
(8) Dettaglio della sigla de Il rischiatutto di Sandro Lodolo, animata da Niso Ramponi
(9) Niso Ramponi
(10) Gibba in compagnia di Niso Ramponi
(11) Niso Ramponi con Cesare Buffa Attanasi
(12) Disegno di Hello Jeep! con dedica a Mario Verger
(13) Niso Ramponi con il suo collaboratore Alberto Rosa

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  • antonella

    Hai rappresentato perfettamente la personalità di Niso,egli era proprio così…e sono felicissima che tu abbia scritto questo articolo su di lui così che tutti possano sapere chi fosse realmente. Ha aiutato anche me a conoscere fatti della sua carriera a me ignoti…perchè come dici tu non si vantava mai di ciò che aveva fatto o faceva…era un uomo semplice,degno di ripetto e affetto
    Grazie ancora Mario

  • COVEZZI GAETANO

    ho letto molto commosso questo articolo anche perche mi ha fatto ricordare mio padre NORMANNo anche lui vignettista di diversi giornali come il Travaso Calandrino Candido Domenica del Corriere ai tempi di Kremos Belli Delionetto e tanti altri che hanno avuto per loro merito e x loro fortuna qualcosa di piu di mio padre scomparso molto presto a soli 55 anni purtroppo fra le varie riviste e vignette di papa mi manca praticamente i numeri del Travaso che sembra praticamente introvabile . Mi sono permesso di scriverequeste righe con la speranza di poter avere da voi almeno qualche fotocopia del Travaso dove vi possano essere disegni di papa grazie anticipatamente x quanto potrete fare G.Covezzi

  • Collezione Salce

    Complimenti. Questa biografia è estremamente utile perché puntuale e dettagliata. Grazie
    (La cito nella mia velocissima scheda biografica su Kremos augurandomi che il link rimanga attivo a lungo!). LP