Fuori dalle corde > Fulvio Bernasconi

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Trama

Michele “Mike” Lo Russo, pugile di talento ma discontinuo negli allenamenti e consapevole della scarsa pulizia del mondo del pugilato, condivide con la sorella una vita non esattamente agiata. Quando si rende conto di trovarsi in una strada senza uscita, accetta di partecipare a combattimenti clandestini, tanto rischiosi quanto remunerativi.

Commento

Primo lungometraggio del regista Fulvio Bernasconi, che dimostra per una volta di più di non amare le strade convenzionali (come già aveva fatto con il film per la televisione – il mezzo oggi più avido di prodotti convenzionali – La diga del 2003, che ricordava nella atmosfere inquietanti sceneggiati italiani degli anni ’70, che parrebbe inimmaginabile produrre nella televisione italiana buonista di oggi, come Il segno del comando).
Mike, giovane promessa del pugilato e orfano di entrambi i genitori, condivide con la sorella maggiore una vita faticosa fatta di lavoro in cantiere e discontinui allenamenti in palestra.
Sua sorella, dal canto suo, lavora pulendo il pesce appena pescato e affidando a suo fratello le aspettative di un’esistenza migliore.
Il mondo della boxe, ce l’ha insegnato molto cinema, non è esattamente il più pulito e quando Mike esce sconfitto da un apparentemente poco regolare combattimento in Germania, fa ritorno a Trieste ben deciso a chiudere con il pugilato.
Sarà un ambiguo organizzatore a convincerlo a partecipare a combattimenti clandestini, quelli che non prevedono alcuna esclusione di colpi, in Croazia tentando un riscatto almeno finanziario.
La discesa agli inferi di Mike è raccontata con precisione e senza troppe malizie cinematografiche, i personaggi sono brillantemente raccontati spesso più con il sottinteso che con il troppo detto e la storia non conosce cedimenti nel ritmo né soffre mai di un sentimento di già visto. I violentissimi combattimenti, tutti costruiti di montaggio e sonorizzazione, lasciano senza fiato per la tensione e Trieste è filmata senza ricorso a immagini convenzionali sottolineando una sensazione di desolazione che accompagna l’intero film e che si trasforma in profonda amarezza a fine film.
Non manca qualche difetto, tra cui alcune interpretazioni eccessivamente teatrali per la situazione raccontata, che però non intacca mai il film, che rimane un’opera prima forte, diretta, potente che non nasconde mai una critica diretta a una società allo sbando in cui è anche possibile per i ricchi disporre delle persone in difficoltà in qualsiasi modo, anche pagando per assistere alla loro morte.
Nota di merito al direttore della fotografia Filip Zumbrunn, all’utilizzo delle musiche e agli interpreti Michele Venitucci e Juan Pablo Ogalde.

Roberto Rippa

Il regista

Diplomatosi in regia al D.A.V.I. di Losanna, Fulvio Bernasconi realizza nel 1995 il documentario Voie de garage, seguito l’anno successivo dal cortometraggio Bad Trip to Mars, premiato dalla giuria dei giovani a Locarno. Nel 1999 dirige il segmento Hopp Schwyz del progetto collettivo ID Swiss, dedicato al racconto delle diverse culture presenti in Svizzera. Swiss Love del 2002 è un’opera interattiva creata per Expo02. L’anno seguente gira il film per la televisione La diga, trasmesso dalla televisione svizzera e da Arte, storia di una giovane donna che, in seguito all’eredità di una casa, fa ritorno al paese montano dove aveva trascorso molto tempo da bambina trovando gli abitanti ostili nei suoi confronti per misteriosi motivi che non tarderà a scoprire. Del 2005 è il documentario Powerful Men, presentato a Locarno. Fuori dalle corde è il suo primo lungometraggio di finzione.

Fuori dalle corde (Italia-Svizzera, 2007)
Regia: Fulvio Bernasconi
Sceneggiatura: Fulvio Bernasconi, Vincenza Consoli
Musiche: Alexander Hacke
Fotografia: Filip Zumbrunn
Montaggio: Milenia Fiedler
Interpreti principali: Michele Venitucci, Maya Sansa, Juan Pablo Ogalde, Vilim Matula, Mauro Serio, Claudio Misculin
86′

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