La maison jaune > Amor Hakkar

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Trama

Nell’arido paesaggio dell’Aures, in Algeria, un padre apprende della morte del figlio, avvenuta mentre prestava il servizio militare in un’altra città.
Deciso a recuperare la salma del figlio, Mouloud parte con un piccolo mezzo agricolo per un viaggio che si rivelerà ricco di insidie e denso di malinconia.

Commento

Il film nasce da un’esperienza personale del regista, che nel 2002 torna dalla Francia in Algeria, proprio nella regione in cui è ambientato il film, per il funerale del padre.
Amor Hakkar, che a sottolineare quanto questo film rappresenti una testimonianza personale interpreta il ruolo del protagonista, decide di lasciare che siano le immagini, più che i dialoghi, a raccontare la tristezza, lo smarrimento, la solitudine di un uomo che ha perso per sempre una persona amata. Il viaggio che intraprende, reso ancora più lungo dall’inadeguato mezzo di cui dispone, è pieno di piccole, quotidiane, insidie: dal mezzo di trasporto che si rompe interrompendo il suo viaggio agli incontri con impiegati che sembrano rispondere al suo dolore con parole di conforto di maniera che nascondono a stento il rigido codice della burocrazia. Ma il viaggio è anche un’occasione di incontro con persone di cuore che aiuteranno, in vari modi, Mouloud a raggiungere la sua destinazione e il suo scopo.
Alla fine, tornato a casa, l’uomo si ritroverà anche a cercare un modo per riportare il desiderio di vivere in sua moglie, sprofondata forse irrimediabilmente in una tristezza che sembra isolarla da ciò che la circonda. Il titolo del film nasce dalla sua idea di dipingere di giallo la casa in cui la famiglia abita per circondare di un colore gioioso la moglie.
La maison jaune è un film che parla con semplicità di temi complessi e lo fa riuscendo a creare empatia con il pubblico, che a Locarno l’ha applaudito lungamente.

Roberto Rippa

La maison jaune ha come sfondo la storia di un uomo che cavalca il suo triciclomotore Lambretta per andare a riprendersi la salma di suo figlio. Sono stato io stesso, dalla Francia, a condurre la salma di mio padre fino al suo douar sui monti Aurès. Durante quei giorni mi sono confrontato con la pesantezza dell’amministrazione e sono stato circondato dal dolore di uomini e donne che non conoscevo. Sono stato consolato dai loro sguardi di compassione anonima e sorretto dalle loro mani tese. Ho amato quegli uomini e quelle donne perché, addirittura, mi somigliavano. Mi ero quasi dimenticato di essere anch’io un figlio degli Aurès. Da tutti questi incontri e dal mio vagare attraverso quelle ragioni ostili ma allo stesso tempo bellissime, è scaturito il mio profondo e intimo desiderio di realizzare un film.
(Amor Hakkar)

Il regista

Amor Hakkar nasce nel 1958 sui monti Aurès, in Algeria. Quando è bambino, si trasferisce con i genitori a Besançon, in Francia. Terminato il liceo scientifico, Hakkar scopre la passione per il cinema attraverso la sceneggiatura. Nel 1982 dirige il suo primo cortometraggio, Apprends-moi à compter jusqu’à l’infini, seguito dal lungometraggio Sale temps pour un voyou. Nel 2002, ispirato dal viaggio compiuto nella regione natìa per la sepoltura del padre, scrive la sceneggiatura di La maison jaune, che girerà proprio in quella terra.
Attualmente sta lavorando al film Quelques jours de répit.
Come scrittore, Amor Hakkar ha pubblicato nel 2001 La cité des fausses notes.

La maison jaune (Francia-Algeria, 2007)
Regia, soggetto e sceneggiatura: Amor Hakkar
Musiche: Jo Macera
Fotografia: Nicolas Roche
Montaggio: Lyonnel Garnier
Interpreti principali: Aya Hamdi, Tounès Ait-Ali, Amor Hakkar
80′

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