Tutti gli articoli di Leonardo Persia

Slaughter > Jack Starrett

Slaughter (Slaughter uomo mitra) Regia di Jack Starrett (USA/1972) recensione a cura di Leonardo Persia Darius James considera Slaughter di Jack Starrett «il primo, vero film mondiale della blaxploitation». Un «James Bond economy class… che non mostra nessun’altra aspirazione, a parte quella di replicare la formula dei suoi predecessori commerciali». Le intenzioni puramente di mercato, sulla scia nera delle nuove

Törst (Sete) > Ingmar Bergman

Törst (Sete) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1949) recensione a cura di Leonardo Persia Aver sete. E l’acqua che il film offre, già nei titoli di testa, su musica minacciosa di Erik Nordgren, è un mulinello vorticoso che porta giù, sempre più a fondo. Sete d’amore e amore-inferno, segnato dal serpente tentatore, quello incontrato dalla coppia Rut e Raoul, immersi nella

Marlene, vent’anni dopo

MARLENE, VENT’ANNI DOPO di Leonardo Persia Marlene, vent’anni dalla morte. Eppure, per sempre mai nata, né sepolta nella camera verde della cinefilia. Immortale tra gli spazi siderali di celluloide, volto-affezione al neon, supernova in 35mm, oggi ridigitalizzata, tanto rifulgente d’aura quanto più riprodotta. Fiction incarnata nella pelle di cristallo che trova esclusivo riflesso sullo specchio schermico, non nella vita di

Alexandre le bienheureux > Yves Robert

Il ’68 per tutti, il lavoro per nessuno Alexandre, un uomo felice (Alexandre le bienheureux) regia di Yves Robert (Francia/1968) recensione a cura di Leonardo Persia Alexandre, un uomo felice, film sessantottesco e sessantottino (forse malgré lui) ignorato dai dizionari dei film che vanno per la maggiore, fu giudicato all’uscita (Tullio Kezich) «lieto e inoffensivo», oltre che caratterizzato da «qualunquistica

Fängelse (Prigione) > Ingmar Bergman

Fängelse (Prigione) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1949) recensione a cura di Leonardo Persia Un film sul diavolo e, come il diavolo, polimorfo. Realismo, surrealismo, cinema nel cinema, cinema inchiesta, cinema filosofico. Bergman affronta i temi e i linguaggi e li confonde, li trascende e li vanifica. E’ proprio del demonio (“un simbolo, un’allegoria”) il non essere, la trasformazione continua, contrapposta

The Slams > Jonathan Kaplan

The Slams (Slam! Colpo forte) regia di Jonathan Kaplan (USA/1973) recensione a cura di Leonardo Persia Invisibile e dimenticato per un po’ persino negli States, ma fresco di rimasterizzazione digitale (un dvd Warner, per ora disponibile solo in America), Slam! Colpo forte (1973), con la superstar Jim Brown, è un film-test per rileggere in maniera non schematica e ovvia la

Titanic > James Cameron

TITANIC 4-D a cura di Leonardo Persia Non c’è 3D che possa ridimensionare il sostrato di invisibilità sul quale naviga Titanic. La stereoscopia risulta pleonastica ma pure insufficiente. Dietro e dentro una classicità apparente, il film occulta una struttura di smisurata complessità, manifestazione esteriore di un’interiorità ineffabile, infilmabile, spinta fin oltre la quarta dimensione. Si sente, non si vede. E’

Deliver Us from Evil (Joey) > Horace Jackson

Deliver Us from Evil (Joey) regia di Horace Jackson (USA/1977) recensione a cura di Leonardo Persia Film tostissimo. Il protagonista Chris Townes è perennemente incazzato. Lo interpreta Danny Martin, tipico eroe/antieroe blaxploitation, quasi sempre con i pettorali esposti, o con camicia aperta davanti, o t-shirt che non ce la fa a coprirlo fino alla schiena. Identificazione dello spettatore nel sex

Eva > Gustaf Molander

Eva regia di Gustaf Molander (Svezia/1948), sceneggiatura Ingmar Bergman recensione a cura di Leonardo Persia I più compiuti film di Bergman primissima maniera, prima di Prigione (1949), sono quelli scritti per Gustaf Molander: Donna senza volto (1947) e Eva (1948). Il secondo, in particolare, introducendo il tema della morte (e correlata “resurrezione”), riesce a definire con maggiore precisione stile e

Hamnstad (Città portuale) > Ingmar Bergman

Hamnstad (Città portuale/Città nella nebbia) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1948) recensione a cura di Leonardo Persia Dopo i film acquei per la Sveriges Folkbiografer (Piove sul nostro amore, La terra del desiderio), opere sul viaggio come stato dell’essere, Bergman arriva, per stabilizzarsi, a Città portuale (titolo originale) o Città della nebbia (titolo italiano), che segna il ritorno alla Svensk Filmindustri