Tutti gli articoli di Leonardo Persia

“Escort Girl” di Edward E. Kaye (1941)

“Escort Girl” di Edward E. Kaye (1941)

Nel cinema sexy, porno, (s)exploitation che a dir si voglia, anche d’epoca, come in questo caso, la componente moralistica (non morale) è sempre al diapason, generatore rovente di vapori tanto più forti quanto creduti aborriti. A raffreddata distanza, al riparo dal calore suscitato, ma non dall’emotività di un secondo grado a malapena dissimulato e ancora più hot, il genere rivela

Ansiktet (Il volto) > Ingmar Bergman

Ansiktet (Il volto) Regia di Ingmar Bergman recensione a cura di Leonardo Persia «Tutti i Cretesi sono mentitori» Epimenide (cretese) Una carrozza attraversa un luogo incantato, gli alberi altissimi, trafitti dai raggi del sole, dove un corvo attesta «i livelli di iniziazione» (cfr. Jung), dalla fase nigredo a quella albedo. Il film inizia e prosegue cupo, il finale è allegro

Nära livet (Alle soglie della vita) > Ingmar Bergman

Nära livet (Alle soglie della vita) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1958) recensione a cura di Leonardo Persia   Un film di Bergman che riduce al minimo plot, attori e scenario. Amplificati i silenzi tra un dialogo e l’altro; ristretti i piani, limitati quasi esclusivamente al volto umano; tolta la musica; pittati di bianco gli sfondi vuoti. Gli spazi rivelano così

Yema (Mother) > Djamila Sahraoui

Algeria, pallida Madre recensione a cura di Leonardo Persia Yema (Mother) regia di Djamila Sahraoui (Algeria-Francia/2012, 90′) con: Djamila Sahraoui, Samir Yahia, Ali Zarif Venzia69 | Orizzonti Ancora una donna in movimento nel secondo film fiction di Djamila Sahraoui. L’on the road delle due donne di Barakat! (2006), premi a Berlino e a Ouagadougou, è stavolta un viluppo di stati

El Sheita Elli Fat (Winter of Discontent) > Ibrahim El Batout

Primavera d’inverno recensione a cura di Leonardo Persia El Sheita Elli Fat (Winter of Discontent) regia di Ibrahim El Batout (Egitto/2012, 94′) con: Amr Waked, Salah Al Hanafy, Farah Youssef Venzia69 | Orizzonti Una finestra che dà su un muro. Piante secche. La panoramica ascendente, foriera di viaggi verticali, cioè interiori, su un uomo steso a letto e circondato di

Smultronstället (Il posto delle fragole) > Ingmar Bergman

Block e Borg, nomi che evocano l’isolamento il primo, la fortezza il secondo. Il cavaliere Antonius Block de Il settimo sigillo, tornando dalle Crociate con la sensazione di aver sprecato l’esistenza, incontrava, letteralmente, la Morte, che l’uomo sfidava a scacchi per ritardare la fine e dare nel frattempo un senso alla sua vita giunta ormai al termine. Ne Il posto

Bambi > David Dodd Hand, James Algar, Bill Roberts, Norman Wright, Sam Armstrong, Paul Satterfield, Graham Heid

Settanta anni di Bambi, distribuito nelle sale americane a partire dal 13 agosto 1942. Più di un classico: è il film che terrorizzò il piccolo Quentin Tarantino e quello su cui, adulto, pianse il rude Enzo de La bocca del lupo, fiaba moderna di Pietro Marcello, immessa nella trasfigurazione di un paesaggio esteriore e interiore. La lezione di vita animata

The Deer Hunter (Il cacciatore) > Michael Cimino

The Deer Hunter (Il cacciatore) > Michael Cimino

IL CACCIATORE BAMBI(NO) E LA GUERRA (AL) CERVO «… Il nome stesso di corno si collega (…) alla radice KRN, così come quello di corona, che è un’altra espressione simbolica delle medesime idee, poiché le due parole (…) sono assai vicine. (…) La corona è l’insegna del potere e il segno di un rango elevato e troviamo un primo accostamento

Det sjunde inseglet (Il settimo sigillo) > Ingmar Bergman

Di ritorno dalle crociate, come dieci anni prima il marinaio de La terra del desiderio tornava dall’India, il cavaliere Antonius Block (Max von Sydow) estende e approfondisce in senso metafisico la tematica bergmaniana, intingendola del clima disilluso degli anni ’50 pronto a fare il salto verso l’incandescente decennio successivo. Il settimo sigillo inventa un Medioevo alle soglie dell’apocalisse, atomico ed

Sommarnattens leende (Sorrisi di una notte d’estate) > Ingmar Bergman

Un quadro-cammeo di Cupido incastonato nei titoli di testa pone la continuità con la precedente commedia bergmaniana, chiusa sull’immagine del dio bambino che suggellava la riconciliazione di una coppia in crisi. Anche questa è una lezione d’amore, dove l’immagine del sentimento amoroso si estende con grazia cinica, di stile settecentesco, all’intero concetto di esistenza: caotica, capricciosa, imprevedibile, seria e faceta.