
Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale, numero33 (giugno 2011), p.79
The One-Line Review
Guida concisa alle arti cinematografica e televisivagiugno 2011
di Iain Stott [traduzione di RR]
www.1linereview.blogspot.com
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DOWN AND OUT IN BEVERLY HILLS
giudizio: 3.5/5 |
titolo ita: Su e giù per Beverly Hills |
Dopo che il suo fedele compagno Kerouac lo ha abbandonato per un più generoso dispensatore di croccantini, un senzatetto di Beverly Hills decide di uccidersi annegandosi nella piscina di un milionario, che però lo salva e lo ospita nella sua villa. Non sorprendentemente, ne risulterà il caos. Il film di Mazursky, divertente a tratti ma troppo lungo adattamento della pièce di René Fauchois, manca del morso satirico della versione di Jean Renoir. |
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BOUDU SAUVE DES EAUX
giudizio: 4.5/5 |
titolo ita: Boudu salvato dalle acque |
Dopo avere perso il suo cane, Boudu, un innocente vagabondo, si butta nella Senna per uccidersi. Salvato da un libraio dalle buone intenzioni che, sentendosi responsabile per la sua vita, lo porta a casa sua e ne diventa il benefattore. Il caos seguirà. L’esilarante adattamento di Renoir della commedia teatrale di Fauchois è piena di eccellenti interpretazioni comiche e di un delizioso commento sociale. |
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HAPPYTHANKYOU-
giudizio: 2.5/5 |
Regia, sceneggiatura: Josh Radnor | Fotografia: Seamus Tierney | Musiche: Jaymay | Cast: Josh Radnor, Malin Akerman, Zoe Kazan, Kate Mara, Pablo Schreiber, Tony Hale, Michael Algieri |
Un aspirante scrittore di New York, il suo migliore amico sofferente di alopecia e il suo presunto cugino vedono le loro vite complicarsi a causa, rispettivamente, di un orfano, di un collega costantemente impegnato nello scattare fotografie e di un potenziale trasferimento a Los Angeles. Quello di Josh Radnor è un debutto promettente per quanto riguarda la regia ma meno promettente nella sceneggiatura. Il film beneficia di un felice tocco visuale e di qualche piacevole interpretazione ma soffre di una trama eccessivamente stravagante e di qualche goffo dialogo. |
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YOU WILL MEET A
giudizio: 2/5
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titolo ita: Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni |
Riciclando un discreto numero di temi, personaggi e sceneggiature dai suoi lavori precedenti, con il cuore spezzato e rimpiazzato da cinismo e bile, il film di Allen girato a Londra vede con occhio ostile accoppiamenti e scoppiamenti di un gruppo di amici e famiglie infelici che tentano disperatamente di trovare consolazione e significato nelle loro vite vuote. |
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THE CHILDREN
giudizio: 3.5/5 |
Regia: Tom Shankland | Sceneggiatura: Tom Shankland, Paul Andrew Williams | Fotografia: Nanu Segal | Musiche: Stephen Hilton | Cast: Eva Birthistle, Stephen Campbell Moore, Jeremy Sheffield, Rachel Shelley, Hannah Tointon, Rafiella Brooks, Jake Hathaway, William Howes, Eva Sayer |
Due giovani famiglie tentano di trascorrere la fine d’anno in un remoto e innevato luogo idilliaco ma troveranno solo dolore, incubo e sofferenza quando i loro figli si trasformeranno inspiegabilmente in mostri assassini. Il film horror di Shankland ha buon ritmo, è ben congegnato anche se non è interamente logico. Quasi un film di zombi. |
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KABOOM
giudizio: 4/5 |
Regia,sceneggiatura: Gregg Araki | Fotografia: Sandra Valde-Hansen | Musiche: Robin Guthrie, Vivek Maddala | Cast: Thomas Dekker, Haley Bennett, Juno Temple, Roxane Mesquida, Chris Zylka, James Duval, Andy Fischer-Price |
Mentre si avvicina il suo diciannovesimo compleanno, Smith, una matricola universitaria bisessuale, ha una serie di incontri sessuali con persone sconosciute e viene a sapere di essere parte di un complotto globale che coinvolge un culto sovrannaturale. Il film di Araki, volutamente naif, pseudo fantascientifico immerso nell’ironia, potrebbe risultare esilarante a coetanei del protagonista sotto l’influenza di varie sostanze psicotrope. Gli altri, invece, avranno più probabilità di rimanervi indifferenti. |
The One-Line Review
È possibile catturare l’essenza di un’opera d’arte in una frase? Forse. Però, anche se fosse possibile, ci si dovrebbe davvero provare? La vita non è molto più complessa? Si tratta di pigrizia da parte di chi scrive, ma anche da parte del lettore, se il mio piccolo blog esiste?
Di nuovo, forse. Ma non intendo scusarmi per le mie brevi (concise fino al punto di essere irrispettose?) critiche. Ma poi, è proprio “critica” il giusto termine?
Certamente giungo a un giudizio critico, ma non si tratta davvero di critica. I miei sforzi non sono tesi a migliorare la conoscenza di un’opera da parte del lettore. Nemmeno voglio influenzare la capacità critica di coloro che hanno già sperimentato ciò di cui scrivo. Anticipazione potrebbe essere un termine migliore? Sarebbe meglio che le mie critiche venissero lette da coloro che ancora devono vedere, leggere e sperimentare il lavoro di cui scrivo?
Questo mi porta a pormi la domanda: Chi sono io per giudicare il valore di qualunque cosa?
Se vogliamo restringere per un momento il discorso ai film, alla critica cinematografica, al giornalismo cinematografico, qual è il suo scopo? Ne abbiamo bisogno? Beh, per me la critica cinematografica ha due funzioni:
1. aiutare le persone a decidere come spendere il loro sudato denaro e il loro prezioso tempo;
2. aiutare le persone a meglio comprendere i film che già hanno visto.
Ora, se prendiamo il punto 1, il più rilevante per il mio blog, siamo costretti a chiederci: “Chi è qualificato al punto di assumersi questo incarico?”. La risposta è semplice: chiunque. È un fatto incontrovertibile – o almeno dovrebbe esserlo – che l’apprezzamento dell’arte è soggettiva. Nessun punto di vista su un film è giusto e nessuno è sbagliato.
Quindi, tenendo ben presente quanto sopra, l’onere di trovare il critico/recensore/anticipatore con cui condivide il gusto, e dei cui giudizi si possa fidare, passa al lettore.
Questo giustifica, spero, il mio scribacchiare. Addirittura giustifica le note entusiaste su Michael Bay e quelle di scorno rivolte al genio di Ingmar Bergman.
– Iain Stott – www.1linereview.blogspot.com
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