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Sergej Ejzenštejn di Antonio Somaini
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La biografia intellettuale del più grande e rivoluzionario teorico dell’immagine in movimento. Il libro presenta un percorso attraverso l’intera produzione teorica, cinematografica e grafica (quest’ultima fino ad oggi conosciuta solo in modo assai parziale) del regista sovietico. Ejzenštejn è considerato come fautore di una concezione «intermediale» del cinema, secondo cui determinati elementi di cinematograficità si sono manifestati e continuano a manifestarsi in diverse forme mediali nell’intera storia universale delle forme: non solo nelle forme tradizionalmente considerate «artistiche» (pittura, scultura, disegno, architettura, letteratura, musica, teatro), ma anche nelle forme del rito e dell’espressione gestuale, rendendo così necessaria un’estetica che sia anche in parte antropologia. Vi è poi l’Ejzenštejn teorico di una concezione del montaggio considerato non solo come procedimento compositivo fondamentale del cinema, ma anche come forma di conoscenza e di scrittura. Somaini presenta un Ejzenštejn diverso da quello conosciuto e sottolinea l’attualità dei suoi scritti, che vanno considerati come parte integrante di quell’ampia riflessione sull’arte che negli anni Venti e Trenta coinvolge figure come Warburg, Benjamin, Bloch e Malraux.
Antonio Somaini insegna Cinema e arti visive all’Università di Genova. Ha pubblicato Rappresentazione prospettica e punto di vista (2004), ha curato Il luogo dello spettatore (2005) e Teorie dell’immagine (con A. Pinotti, 2009). Per Einaudi ha curato Pittura Fotografia Film di László Moholy-Nagy («PBE», 2010).
[Fonte: www.einaudi.it]
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