Il XVII Mille Occhi

L’uomo di pace non c’è più e
il dio dei millennials – dov’è?

Possibili soluzioni: uno sguardo
illuminista sul naufragio mondiale?

Eckhart Schmidt, Cuore amaro in Amore verticale, 2017, p. 19.

 

Non distante dal Teatro Miela a Trieste, sede di quell’unicum che è il Festival dei 1000 Occhi diretto da Sergio M. Grmek Germani, sorge il palazzo abitato da Adalbert Stifter nel 1857. La targa che commemora il soggiorno del sommo scrittore austriaco c’ha fatto ripensare al suo Nachsommer (da leggersi, come ci disse la sua editrice Domitilla Alessi, almeno una volta all’anno): una “tarda estate” tanto climatica quanto metaforica. La tarda estate d’un indiscusso protagonista dell’edizione di quest’anno: Eckhart Schmidt, la cui ricerca di redenzione dal Crollo (“Lei è nuda, ma il suo viso / è vestito di una bellezza, // che respira il sapore dell’eternità… / E poi i suoi occhi: Qui crolla tutto!”) s’esplica attraverso il nudo corpo dalle procaci – o meno – forme femminili mediterranee. Del resto: Zu Ende neigte die alte Welt sich. O no? Certo è che Franco Giraldi, gran vegliardo premiato quest’anno, quell’alte Welt lo vede declinare davvero in Cuori solitari, ove un Tognazzi grotesque brama e insieme non brama lo scambismo nelle note ingombranti di Beethoven, mentre la moquette – fonte delle sue ricchezze – gli scivola di sotto i piedi, e con lei la moglie – Senta Berger: in sala a offrirci lo spettacolo d’una tarda estate dal lucore intellettuale composto e vigile. Quello stesso lucore che pervade l’eccezionale (e troppo sottovalutato) La giacca verde, che Giraldi trasse dal racconto di Soldati, costruendo uno dei rapporti fra musicisti più ambigui e complessi del cinema italiano, fra le note verdiane d’un Otello in cui si percepisce già il Requiem: ognuno è grande in un momento della sua vita – ci dice Cassel – maestro in incognito. Fra Liszt suonato su d’un pianoforte sciancato e seduzioni all’ombra d’un successo vagheggiato e rimpianto, il senso di colpa per la superbia si rovescerà ancora. Declina, scompare, si spegne o vien spento l’amore: di adolescenti in Un anno di scuola – sempre di Giraldi –; del matarazziano Gloria d’Autant-Lara; dell’austero Un uomo a metà di Vittorio De Seta (nel suo ritmo bloccato in fremiti d’archi in scompaginata fibrillazione, opera d’un Morricone non solo dispensatore di prosciutti sonori, ma qui di vere perle atonali al servizio del dramma freudiano). Nella tarda estate ferreriana, l’amore e la libertà femminili precipitano nel dirupo; L’harem offre una conciliazione fra i due sessi: la morte. Potrebbe esser diversamente? E se nella consueta sezione adamantina curata da Mila Lazic troviamo le assurde ascese del potere dispotico jugoslavo di chi, spacciandosi per psichiatra e poeta, tiranneggia e massacra al ritmo dei propri presunti meriti intellettuali (Zivot i prikljucenje Radovana Karadzica, di Lazar Stojanovic), vediamo la lotta – formale, tuffo nei perduti codici del signor Bucefalo kafkiano – condotta a suon di rigorismo estetico da Je suis Simone (con un’unica lancinante intromissione bachiana: struggente conferma del dramma privato di Simone Weil, prima ancor che collettivo) di Fabrizio Ferraro. Consapevoli che tutto si sgretoli come le facciate della severa fattoria del giraldiano Il Corsaro – le cui mura sono abitate da palpiti e aneliti femminili proclivi a una vita d’assai probabili mestizie –, siamo confortati dalle macerie terremotate di Portis deve rinascere qui di Stefano Morandini. L’antico romito paesino friulano, fra spettri di case fantasma, viene amorevolmente accudito dai suoi antichi abitanti; il morituro si prenda cura del cadavere, ne serbi la memoria: per i giovani morituri di domani. •

Dario Agazzi

 

Nota bibliografica:
Tarda Estate d’Adalbert Stifter è edito da Novecento, Palermo, 2005. La frase tedesca cit. (“Declinava verso la sua fine / il vecchio mondo”) è tratta da Inni alla notte di Novalis, Garzanti, Milano, 1986, p. 36. L’opera poetica del regista Eckhart Schmidt cit. nel testo è edita dall’A. stesso in una tiratura limitata. Noi possediamo il 45° esemplare di 50 da lui gentilmente donatoci. La poesia Crollo si trova a p. 101.

 

 

I Mille Occhi. Festival internazionale del cinema e delle arti
XVII edizione: Corpo, sguardo e silenzio
Roma. 11-12 settembre 2018
Trieste. 14-20 settembre 2018
imilleocchi.comfacebook



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