Tutti gli articoli di Dario Agazzi

«Nel mio lavoro, l’umorismo si mescola spesso con la vulnerabilità, e io oscillo tra i due…» Intervista a Myriam Jacob-Allard

«Nel mio lavoro, l’umorismo si mescola spesso con la vulnerabilità, e io oscillo tra i due…» Intervista a Myriam Jacob-Allard

Interview à Myriam Jacob-Allard par Dario Agazzi Proponiamo un’articolata intervista alla filmmaker canadese Myriam Jacob-Allard, il cui film Les quatre récits d’Alice (I quattro racconti d’Alice) è risultato fra i vincitori della 22ma edizione del Festival des cinémas différents et experimentaux di Parigi. Ne ho scritto in precedenza su questa stessa rivista, qui.   Dario Agazzi: Tu veux nous parler

Qualche film della 22ma edizione del Festival des cinémas différents et experimentaux de Paris con uno “zoom digitale” sul lavoro di Myriam Jacob-Allard

Qualche film della 22ma edizione del Festival des cinémas différents et experimentaux de Paris con uno “zoom digitale” sul lavoro di Myriam Jacob-Allard

22ème édition du Festival des cinémas différents et expérimentaux de Paris sito ufficiale Dev’esser quello che Dorfles definì con arguzia in un saggio (L’intervallo perduto) “horror pleni” così elegantemente filmato nell’ormai lontano Piano Pi_no ad aver condotto Ignazio Fabio Mazzola verso una poetica della rarefazione più estremista: risuona nell’orecchio il Sehr Bewegt weberniano della Sonata per violoncello e pianoforte che

Il XIX Mille Occhi: Ellis Donda regista musicale del futuro

Il XIX Mille Occhi: Ellis Donda regista musicale del futuro

Nonostante le difficoltà di quest’annus horribilis, la XIX edizione del Festival dei 1000 Occhi è avvenuta con almeno una proiezione eccezionale: Altre epifanie (1985) del friulano Ellis Donda, da Joyce, seguito dal suo primo lavoro filmico Engel und Puppe (1974), già proiettato lo scorso anno. Merito di Stefano Miraglia – amorevole studioso di Donda – e di Cecilia Ermini, che

Attività assoluta, di qualunque specie sia, conduce infine al fallimento. Note al sintetizzatore di Krszystof Penderecki in “Shining”

Attività assoluta, di qualunque specie sia, conduce infine al fallimento. Note al sintetizzatore di Krszystof Penderecki in “Shining”

Da molto tempo a questa parte – molto prima del Covid-19 – attorno a me vedevo epicedi, morti viventi, lapidi con il viso delle persone già incastonato nel portafoto ovale. Risate piene di vita come quegli scatti scelti dai parenti sulle tombe comuni dei viali, per ricordare che l’allegria c’è stata, magari di cinque minuti, ma c’è stata. L’occasione di

Stefano Miraglia. Un’intervista

Stefano Miraglia. Un’intervista

Dario Agazzi: Dalle origini metà spagnole e metà italiane a Parigi. Puoi raccontarci qualcosa del tuo percorso formativo, lavorativo e famigliare? Stefano Miraglia: Sono nato a Málaga da madre spagnola e padre italiano, ma sono cresciuto in Liguria. Ho frequentato il liceo linguistico ma mi interessava quasi esclusivamente la musica, ascoltarla e suonarla. A ventʼanni mi sono trasferito a Roma,

Piccolo film dalla “Quarantena” (a Nembro)

Piccolo film dalla “Quarantena” (a Nembro)

Nel tardo-pomeriggio-sera, da quando è iniziata la “Quarantena”, cammino in una ripa dinanzi casa, facente parte del fondo boschivo annesso. Il paesaggio silvestre, il canto degli uccelli, i frassini che mettono le foglie: tutto farebbe gola a un bel documentario per anziani in poltrona di quelli “cip cip e rivi che scrosciano, riverberi del sole sulle statue neoclassiche”. Ad appagare

Sull’orlo dell’abisso infuocato. “La casa dell’amore” di Luca Ferri

Sull’orlo dell’abisso infuocato. “La casa dell’amore” di Luca Ferri

Laddove è la tenebra – ci dicono le Sacre Scritture e l’esperienza – regna la morte. Laddove vi sia distanza fra amanti, colà è la morte. Eros, condotto fin sul limine della pervertita follia (“Maschere, maschere, acciecate Eros!” – scrisse Rilke; come dargli torto?), s’accompagna da sempre a thanatos (la morte) perché dove sorga un qualsiasi speranzoso moto d’amore, a

Hammamet, casa

Hammamet, casa

La casa per l’italiano è oltre il riparo e il comfort. È simbolo d’una appartenenza di classe con cui misurare l’essere o manipolarlo. Hammamet s’apre con un Favino-Craxi (“Mi sembrava resuscitato Craxi, quando l’ho visto!”, così una signora bene dietro di me, in sala) rivolto al compagno di partito Vincenzo: “Hai una bella casa, no?”. Il simbolo della presidenza è

Luca Ostilio Ricolfi e “La società signorile di massa”

Luca Ostilio Ricolfi e “La società signorile di massa”

La battuta berlusconiana dei ristoranti pieni evocata in modo subliminale. La situazione d’un trentenne qualunque (Jacopo) che consuma a carico dei genitori. Numeri citati per avallare la tesi che l’Italia sia ormai una società signorile di massa. È questo il titolo d’un libro chiacchierato e da tutti elogiato del sociologo Luca Ostilio Ricolfi: La società signorile di massa (La nave

Congedo. Sulla musica contemporanea

Congedo. Sulla musica contemporanea

Viviamo un paradosso: non molte o perlopiù di scarso rilievo sono le esecuzioni di musica contemporanea di buona qualità, eppure i compositori non hanno mai scritto così tanto. Sfogliando i numerosi, infiniti cataloghi che la rete fornisce – avvilendo anziché fomentando le capacità di provare della gioia per questo moltiplicarsi vertiginoso di dati e materiali, testi descrittivi, opinioni in merito,