Tutti gli articoli di Dario Agazzi

Le avventure di Sordi ovvero Le anime morte: “Assolto per aver commesso il fatto”

Le avventure di Sordi ovvero Le anime morte: “Assolto per aver commesso il fatto”

Bistrattato dal Mereghetti (o dai suoi scagnozzi compilatori) senza esser stato visto, Assolto per aver commesso il fatto (1992) di e con Alberto Sordi (sceneggiato da Sonego) ribalta quel pregiudizio corrivo dei reazionari dagli occhi affogati nella cotenna: per i quali il decennio 1990-2000 sarebbe privo d’opere cinematografiche italiane di rilievo. Come Gogol’, attraverso la figura del nobiluccio Cicikov, ci

Il XVII Mille Occhi

Il XVII Mille Occhi

L’uomo di pace non c’è più e il dio dei millennials – dov’è? Possibili soluzioni: uno sguardo illuminista sul naufragio mondiale? Eckhart Schmidt, Cuore amaro in Amore verticale, 2017, p. 19.   Non distante dal Teatro Miela a Trieste, sede di quell’unicum che è il Festival dei 1000 Occhi diretto da Sergio M. Grmek Germani, sorge il palazzo abitato da

Il magistero di Michelangelo Buffa: La trilogia del “Capodanno al Samara”

Il magistero di Michelangelo Buffa: La trilogia del “Capodanno al Samara”

Segnaliamo (riservandoci di ricordarlo su questa rivista in prossimità dell’evento) che il 31 agosto presso il Convento di Olginate (Lecco), Associazione Culturale Santa Maria la Vite, su iniziativa della regista Ilaria Pezone verrà presentata parte della trilogia Capodanno al Samara di Michelangelo Buffa alla presenza del regista.   I. “Una donna di cattivi costumi, secondo il Littré”, è la prostituta.

“La tegola e il caso” di Rezza e Mastrella

“La tegola e il caso” di Rezza e Mastrella

Donne en ma bouche parole vraie et estable et fay de moy langue caulte. cit. in Lacan, Scritti, I, 240 In un’Italia imputridita – quotidiano susseguirsi di palude in palude: interni comuni, talora posticci: per addobbi, pavimenti fregiati, colonne scolpite nell’alveo del tardo kitsch o mobili d’ingresso pomposamente demodé; orrendamente (très!) petit-bourgeois – il figuro agente di guarigione, di formazione,

La grande furbizia. “Loro 2” di Paolo Sorrentino

La grande furbizia. “Loro 2” di Paolo Sorrentino

Prima che il “sapere” enciclopedico finisse nella “rete” del dilettantismo, l’informazione – succinta, esaustiva – si cercava sulle “Garzantine”. Si “cercava” e si “cerca”: se si voglia sfuggire agli avvisi wikipediani del tipo “Voce dalle fonti insufficienti”. È dunque abbastanza doloroso aprire l’Enciclopedia Garzanti in due volumi del 1962, che teniamo nella nostra biblioteca accanto all’Universale Garzanti del 2006 (un

“Abracadabra” di Pablo Berger

“Abracadabra” di Pablo Berger

Ci vuol del coraggio a intitolare un film Abracadabra; un po’ come se si volesse adoperare la formula: “Apriti sesamo!” di Alì Babà. Del resto, di Abracadabra se ne trovano almeno altri due nella storia del cinema: quello di Max Neufeld del 1952 – storia d’un nobile (ovviamente) squattrinato che tenta in modo maldestro di sposare una ricca vedova –

Una (bestiale) putrefazione. “Loro 1” di Paolo Sorrentino

Una (bestiale) putrefazione. “Loro 1” di Paolo Sorrentino

Mi ha disfatto da ogni parte e io sparisco, mi ha strappato, come un albero, la speranza. Giobbe 19,10 Loro 1 è – purtroppo – un film che non si può coscientemente trascurare. Ci spiegheremo. L’aneddoto d’un Berlusconi cultore delle nomenclature latine dei fiori è una di quelle cospicue narrazioni leggendarie con le quali giustificare citazioni da Natalia Ginzburg (vorremmo

“Après la guerre”: il ritratto concertistico di Lorenzo Ferrero curato da Sentieri Selvaggi

“Après la guerre”: il ritratto concertistico di Lorenzo Ferrero curato da Sentieri Selvaggi

“Ma cosa vi disse d’altro sul terzo suono?” chiese il ragazzo con la curiosità alla stelle. “Niente di più e niente di meno” bofonchiò il prete. “Devi sapere” proseguì, “che il nostro è il tempo degli stravaganti e che c’è gente che ha fede nelle cose più incredibili. Con i violini, poi, pensano di suonare tutto, anche questo terzo suono…”

36° Bergamo Film Meeting: “Rinuncia, rinuncia!”

36° Bergamo Film Meeting: “Rinuncia, rinuncia!”

La sarabanda, sebbene abbia origini sensuali che si perdono nella notte dei tempi in Spagna, Francia e Inghilterra, assurse – nel modello classico della Suite – al movimento lento e pensoso, in tempo ternario. È a questa pensosa lentezza in Bach che Ingmar Bergman si riferisce, chiudendo idealmente – con Saraband (2003) – il ciclo meraviglioso a puntate intitolato Scene