
Viviamo immersi in un misto di scetticismo, invalidante disagio, euforia e noncuranza. Siamo alle prove generali di quello che i survivalisti chiamano “la fine del mondo”, e quando l’apocalisse arriverà mi chiedo se le loro esercitazioni da un punto all’altro della città saranno servite effettivamente a qualcosa o se, semplicemente, si saranno rovinati una bella passeggiata.
Nonostante la continua evocazione delle emozioni private per renderle uno spettacolo pubblico pagato a like, tra le tante, troppe, cose di cui ci siamo sbarazzati nel corso del neonato XXI secolo, una di queste è sicuramente la natura umana. L’abbiamo resa una sandbox in cui sguazzare ogni tanto, un divertissement innocuo, un avatar utile a ricordarci cosa significasse, un tempo, essere vivi. Chiunque sia rimasto fuori dalle maglie ‘democratiche’ della rete viene visto nel migliore dei casi come una anomalia, nel peggiore, invece, come un rompicoglioni, uno sfigato, che non vuoi avere tra i piedi se non in certe serate al pub della tua provincia, dove coccolando la terza birra preferiresti nasconderti in una buca come Saddam Hussein piuttosto che tornare a casa, dalla tua famiglia, per sederti sulla poltrona e tutto il cumulo di alienazione domestica comprata a rate, con Findomestic, mentre ti gratti la cappella o la fica.
Si può morire di fame nell’abbondanza di quest’epoca? Sì. Ma durante la morte da inedia possiamo sempre goderci lo spettacolo della vita, del vivere per interposta persona usando gli ultimi esemplari di esseri umani a disposizione.
Howard (Adam Sandler) è di certo un essere umano, purtroppo per lui. Nel nuovo film, Uncut Gems, dei fratelli Safdie (Good Time) va in scena la tragicommedia umana, lo sberleffo di Dio (?) all’uomo, l’esilarante gag senza risata registrata che è l’esistenza.
Howard ha un negozio di gioielli a New York, nel Diamond District, è un ebreo e un essere umano pentito perché vive immerso nella tanta agognata libertà che renderebbe qualsiasi uomo sano pazzo. Ogni gesto, dal più logico al più insano perché privo di istinto di autoconservazione e di paraocchi, contiene in nuce quella inevitabile e fatalista modalità che gli fa dire a denti stretti: “non posso fare altrimenti”.
Se per David Foster Wallace “La letteratura si occupa di cosa vuol dire essere un cazzo di essere umano”, Uncut Gems riesce benissimo a ricordarci cosa sia la condizione umana, quella che parte da un punto zero di eguaglianza totale, una esperienza così totalizzante da renderci partecipi della febbricitante vita di Howard, uno scommettitore compulsivo, fatta di debiti su debiti, di rifarsi su una persona per ripagarne un’altra, di avere un cognato come strozzino, una separazione in corso con una moglie che lo considera un cretino, una amante giovane e commovente nei suoi rantoli di empatia, e una scommessa sulla vita stessa che è più importante dei risultati della sua colonscopia che apre il film. La scommessa è l’opale nero che Howard si è fatto mandare dall’Etiopia da ebrei neri che lavorano nelle miniere. L’opale assume, così, svariati livelli di lettura: una via d’uscita dai debiti, Howard deve farlo valutare da una casa d’aste (lui stesso ha stimato un valore di un milione di dollari); l’incarnazione materiale dei nostri disturbi ossessivi compulsivi, volgarmente un amuleto scaccia sfiga per Kevin Garnett (il giocatore dei Boston Celtics che interpreta se stesso) che, appropriandosene momentaneamente, manda in vacca i piani del commerciante; la dark side della questione che infervora gli animi negli Stati Uniti, l’appropriazione culturale.
Sia Garnett che Howard sfruttano quei poveracci in Etiopia, ma mentre il negoziante ne è consapevole – come è conscio che per quanto possa chiamarli fratelli, non ha nulla da spartire con quei minatori – il giocatore travisa completamente la simulazione di realtà che è diventato il mondo, completamente accecato dal fare la cosa giusta e rimproverare Howard; potrebbe perfino commuovere Marcus Garvey – se fosse ancora vivo – e tutto il movimento Back to Africa! Perché mentre noi viviamo in un vuoto fatto di tempo libero, ci sono intere regioni umane che si spaccano la schiena e danno un ordine all’entropia dell’era post-pop in cui viviamo, ed è una rivelazione impressa nella retina di Howard che vive una vita reale, ma per dirla con Arthur Miller: “Volevi una vita vera. E quella è una cosa cara. Costa”. Eppure rimane l’amara sensazione che non sia gente come KG a pagare, ma altri, come Howard che riesce a fare breccia nelle nostre difese, il tutto in due ore e passa di thriller psicologico che meriterebbe due parole in più rispetto a quello che gli è stato concesso negli ultimi mesi, da quando uscì su Netflix a gennaio.
Rattoppando le falle di una quotidianità ormai alla deriva, il piccolo imprenditore di diamanti arriva all’acme del suo ‘io’ proprio quando tutto sembra ritornare nella giusta carreggiata. La semifinale Celtics vs. 76ers dei playoff NBA 2012 è la scommessa finale su quella frangia di figli di lontani immigrati – volontariamente o meno – (lui e KG) che non sono mai stati davvero inglobati nella promessa americana della felicità, contro quello stesso paese che non permette ai non americani di avere un passato utilizzabile. Howard è incalzato dal destino, e non è altro che il destino dell’uomo, sa che non potrà mai tornare a casa, la sua vera casa e quella di tutti noi, l’universo visibile dentro l’opale nero; però può sempre andare avanti. Sempre. Una nuova scommessa, e un’altra ancora per oltrepassare il velo tra di noi e l’altro mondo.
D’altronde “Tutti sanno che i dadi sono truccati. Tutti lanciano con le dita incrociate”. Everybody Knows, forse, sicuramente Howard lo sa. •
Maria Eleonora C. Mollard
UNCUT GEMS (Diamanti grezzi)
Regia: Josh e Benny Safdie • Sceneggiatura: Ronald Bronstein, Josh e Benny Safdie • Fotografia: Darius Khondji • Montaggio: Ronald Bronstein, Benny Safdie • Effetti speciali: Eran Dinur • Musiche: Oneohtrix Point Never • Scenografie: Sam Lisenco • Costumi: Miyako Bellizzi • Produttori: Sebastian Bear-McClard, Scott Rudin, Eli Bush • Produttori esecutivi: Anthony Katagas, David Koplan, Oscar Boyson, Martin Scorsese, Emma Tillinger Koskoff • Interpreti principali: Adam Sandler (Howard Ratner), Lakeith Stanfield (Demany), Julia Fox (Julia), Kevin Garnett (se stesso), Idina Menzel (Dinah Ratner), Eric Bogosian (Arno Maradian), Judd Hirsch (Gooey), Keith Williams Richards (Phil), Mike Francesa (Gary), Jonathan Aranbayev (Eddie Ratner), Noa Fisher (Marcel Ratner), The Weeknd (se stesso) • Produzione: Elara Pictures, IAC Films, Scott Rudin Productions, Sikelia Productions • Rapporto: 2,39:1 • Paese: USA • Anno: 2019 • Durata: 135′
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