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Mancanza-Inferno > Stefano Odoardi

L’angelo sterminatore riparatore Volti attoniti eppure mobili, loquaci e tuttavia paralizzati dal terrore, bagnati da una luce strana, né giorno né notte. L’Inferno sono già quegli indizi del loro essere materia, carne uguale a transenne e reticolati. Venti persone, donne e uomini, cinte in un cumulo di macerie: dannati. Elaborano un trauma, fissano e piangono, s’interrogano e parlano. «Siamo morti!…

WAR WARHOL

Il 22 febbraio 1987 moriva, in un letto del New York Hospital con infermiera distratta (e querelata), l’Elvis dell’arte. Quasi auto-ritratti Triple Elvis, Red Elvis e Campbell’s Elvis, come intuì bene John Carlin. Il discorso vale anche per Marilyn, Liz Taylor, Mao, Jackie Kennedy, la mucca Elsie, Marella Agnelli, la madre e le zuppe in scatola. Pezzi di vita interiorizzata,

The Polar Express > Robert Zemeckis

TRAIN AUTOGENO   Treno e training, allenamento alla vita. Bisogna essere pronti al treno che arriva. Lo cantavano gli Impressions nel ’65, subodorando i cambiamenti in atto. La locomotiva, incarnazione di nuove tecnologie e nuovi linguaggi (il cinema), si inscriveva nella segnaletica delle rivoluzioni e delle mitologie black quali gli underground railroads, tunnel della libertà. Ma in quell’anno, per esempio,

A Christmas Carol > Robert Zemeckis

LA MORTE TI FA GIOVANE   Il Natale, festa dark. È l’avvento del nuovo e ogni novità sulla terra fa proliferare nel vecchio tutte le sue resistenze. Ecco spiegato come mai risulta tanto difficile cambiare le cose e perché, paradossalmente, si tende in ogni caso a (ri)gettare il vecchio. Facciamo fatica a comprendere che il nuovo è nel vecchio. Cioè

Invictus > Clint Eastwood

FORGIVEN L’immaginazione al potere domina invitta Invictus. Il Mandela di Clint Eastwood stra-trionfa nella reinvenzione di sport, politica ed esistenza. Tre aspetti mortificati e degenerati dal mal essere contemporaneo, che qui invece abbagliano per virtù in essi trasfusa. Al punto che pensiamo di assistere a un ulteriore fantastic voyage, un’utopia ai confini della realtà. Johannesburg come Pandora. Dove un neo-presidente,

Rapporto Confidenziale – numero39 (luglio/agosto 2013)

La rivista dell’estate, per l’estate Rapporto Confidenziale numero 39 • luglio/agosto 2013 ISSN: 2235-1329 COMPRA IL NUMERO ANTEPRIMA/ESTRATTO 4,00€ : pdf + ePub / 2,00€ : ePub DA GIUGNO 2016 DOWNLOAD GRATUITO DOWNLOAD PDF DOWNLOAD EPUB/ZIP EDITORIALE 39 di Alessio Galbiati Una diversa prospettiva, un angolo della visione non immediatamente comprensibile. In fondo è da sempre il medesimo il nostro approccio

La leggenda di Kaspar Hauser > Davide Manuli

Kaspar Hauser spara house La leggenda di Kaspar Hauser sta a Herzog come Vinyl (1965) di Andy Warhol sta al pur successivo Arancia meccanica (1971). Esprime un dissossamento underground o udigrudi made in Brazil, futuro del passato. Questo tipo di cinema lo facevano nei ’60/’70 Sganzerla, Bressane, José Agrippino de Paula e Andrea Tonacci. Pure in quel caso si sproloquiava,

La palestra > Maria Grazia Liguori e Francesco Calandra

Sul ring dei sogni propri e altrui recensione a cura di Leonardo Persia Se si vuol sapere dell’altro, non bisogna essere come l’altro. Piuttosto entrargli negli occhi, sintonizzare il proprio cuore col suo, tentare persino di fare le medesime cose, appropriarsi dell’altrui linguaggio, non limitato soltanto a fonemi e slang più o meno differenti. Muoversi alla stessa maniera, rapportandolo al

The Jungle Book (Il libro della giungla) > Wolfgang Reitherman

LOST IN THE JUNGLE a cura di Leonardo Persia Giungla come inconscio, rovescio del vivere «civile». Lo stesso che nella foresta di Bambi o Biancaneve, luoghi d’iniziazione e rinascita animale, in fuga dall’essere umano. Mowgli de Il libro della giungla, allevato da lupi che smentiscono Hobbes, perché umani troppo umani, rifiuta proprio l’uomo (a una dimensione) in sé. Come corpo

Ja tože choču (Me Too) > Aleksej Balabanov

ASPETTANDO NON GODO(T) Ja tože choču (Me Too) | Aleksej Balabanov | Russia/2012 articolo tratto da Rapporto Confidenziale 36 Se GODot non arriva, bisogna cercarlo. Lo facevano Freak e Jajà di Beket (Davide Manuli, 2008), nella desolazione del dopo-dopostoria. Lo fanno adesso quattro derelitti di San Pietroburgo, che con una donna diventano cinque, lun­go una strada orizzontale che non diventerà