Balada triste de trompeta > Álex de la Iglesia

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale, numero29 (novembre 2010), pag. 6
all’interno dello speciale Mr.Arkadin goes to Venezia 67

Balada triste de trompeta
(“Ballata dell’odio e dell’amore”) Álex de la Iglesia | Spagna/Francia | 2010 | 35mm | colore | 107′

Il film si apre con un lungo elenco dei suoi finanziatori, sottolineato da sonore risate. Quindi si passa ai titoli di testa, un mosaico di immagini del secolo scorso tra storia (Hitler, Mussolini, Franco…) e pop (la Carrà, i mostri cinematografici della Universal…), accompagnati a Venezia dagli applausi del pubblico per la loro bellezza.
“Balada triste de trompeta” si apre così. La storia poi parte rapida: il padre di Javier è un clown triste, tradizione di famiglia, spalla ideale per duetti comici. Ma di comico c’è ben poco: la guerra civile spagnola è in pieno svolgimento e il clown triste viene inserito di forza nelle truppe repubblicane che combattono contro l’ascesa del dittatore Francisco Franco. Verrà ucciso sotto gli occhi del figlio, non prima che quest’ultimo abbia promesso di seguire le sue orme. Lo farà dopo un salto temporale che ci porta al franchismo – o, almeno, ai suoi ultimi aliti – lavorando come spalla di Sergio, clown e proprietario violento e autoritario di un piccolo circo itinerante.
È quello il luogo dell’incontro tra Javier e Natalia, donna maltrattata del capo, con cui nascerà una storia d’amore unilaterale che porterà però alla catarsi – una catarsi non esattamente pacificata – del personaggio del clown triste.
C’è molto cinema nel film – opera numero 10 – di De la Iglesia: da “La bella e la bestia” (e quindi, conseguentemente, “Il fantasma dell’opera” di Rupert Julian) a “King Kong”, fino a “The Dark Knight” di Nolan, passando per Buster Keaton e sfiorando Fellini e Jodorowsky. Ma non è un’opera allegra, né leggera né, tantomeno, consolatoria. Così come i suoi personaggi più buoni sanno trasformarsi in individui pericolosi e i più cattivi sono capaci di gesti di umanità (persino il Generalissimo Franco), anche la storia offre pochi punti di riferimento sicuri, ribaltando continuamente le situazioni e impedendo un appiglio rassicurante.
Il film, scritto dal regista per la prima volta senza il suo co-sceneggiatore di sempre Jorge Guerricaechevarria, attraversa nei suoi 107 minuti un arco temporale notevole (e una notevole varietà di stati d’animo) raccontato con il consueto e personale gusto per il grottesco del regista. Lo fa anche con una ricchezza visuale e produttiva sorprendente (la fotografia è di Kiko de la Rica, spesso al fianco di De la Iglesia e già con lui ai tempi del primo corto “Mirindas asesinas”), quasi una summa del cinema del regista, e inchioda lo spettatore, che nulla può se non abbandonarsi al racconto facendosi risucchiare dall’altalena di sentimenti dei suoi protagonisti, facendolo ridere spesso e facendogli ricacciare indietro non poche lacrime.
C’è molto cinema in “Balada triste de trompeta” ma, alla fine, c’è solo molto De la Iglesia. È questo che distingue i grandi del cinema.

“Balada triste de trompeta”, con il titolo “Ballata dell’odio e dell’amore” sarà nelle sale dal 22 aprile 2011 grazie a Mikado. In gran parte dell’Europa uscirà invece tra questo mese e dicembre.

Roberto Rippa

Balada triste de trompeta
titolo italiano: “Ballata dell’odio e dell’amore”
regia, sceneggiatura: Álex de la Iglesia; fotografia: Kiko de la Rica; montaggio: Alejandro Lázaro; musiche: Roque Baños; scenografia: Federico del Cerro; costumi: Paco Delgado; art direction: Eduardo Hidalgo hijo; produttori: Yousaf Bokhari,Vérane Frédiani, Gerardo Herrero, Franck Ribière; produttori esecutivi: Adrian Politowski, Gilles Waterkeyn; interpreti principali: Carolina Bang, Santiago Segura, Antonio de la Torre, Fernando Guillen-Cuervo; case di produzione: Motion Investment Group, Canal+ España, Castafiore Films, La Fabrique 2, Televisión Española (TVE), Tornasol Films; formato: 35mm; lingua: spagnolo; paese: Spagna, Francia; anno: 2010; durata: 107’

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