Ma mère > Christophe Honoré

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale, numero31 (febbraio 2011), pagg. 13-39, all’interno dello speciale “8 volte Christophe Honoré”

Ma mère
2004 / Francia / 35mm / colore / 100′

Il diciassettenne Pierre prova per sua madre un amore incondizionato che lei non accetta in quanto ritiene che non la ami per chi è davvero lei. Decide quindi di rivelargli la sua vera natura, quella di una donna la cui immoralità è diventata una dipendenza. La richiesta di Pierre di introdurlo nel suo mondo, lo porterà su un sentiero molto pericoloso.

«Il punto di partenza di 17 fois Cécile Cassard era il ritratto di una madre, ma in quella occasione non ero andato fino al fondo di quella relazione madre-figlio. Ho presto ripensato al libro di Georges Bataille e mi sono detto che me ne sarei servito. Non con l’idea di produrne un adattamento letterario, volevo giusto riprenderne la struttura narrativa esattamente come si potrebbe rileggere il mito di Antigone da Sofocle. Ho trasportato la storia all’epoca attuale e ho provato a vedere cosa di quel senso della trasgressione sarebbe sopravvissuto».
Christophe Honoré da un’intervista a Première

«Quando stavo preparando “17 fois Cécile Cassard”, non volevo essere considerato come uno scrittore prestato al cinema. Ecco da dove veniva il mio netto rifiuto di (sovra)scrivere quel film, volevo evitare il più possibile il ricorso alle parole, sia nella struttura che nei dialoghi. Volevo che il mio film si basasse essenzialmente sulle luci, gli attori e la musica. La mia determinazione era ingenua e infantile. Ho finito con il capire che ciò che avrebbe potuto essere maggiormente interessante nel mio girare film era proprio il fatto che avevo e ho un piede nella letteratura e uno nel cinema. Adattare Bataille ha significato per me provare a portare al cinema il suo radicalismo».
Ibidem

Nel film di Honoré – tratto da un’opera incompiuta di Georges Bataille dallo stesso titolo usato per il film, pubblicata nel 1966 dopo la morte dell’autore avvenuta nel 1962 – il diciassettenne Pierre vive con sua nonna lontano da una madre dedita all’alcol e alla costante ricerca di un piacere (il suo) che si sovrappone all’autodistruzione. In occasione delle vacanze estive, il padre lo accompagna da lei alle Canarie ma al ritorno verso casa rimane vittima di un incidente mortale. Rimasto solo con la madre, Pierre la fa oggetto del suo amore incondizionato, che lei rifiuta in quanto esige che lui la conosca profondamente prima di mostrare certezza nel sentimento che prova per lei. Decisa a introdurlo nel suo mondo, lo presenta a Rea, sua giovane amante che ne condivide lo sfrenato stile di vita. Quando si rende conto del possibile rischio che entrambi stanno correndo, lo affida alla giovane Hasni. Il danno però è ormai fatto e madre e figlio scivolano inesorabilmente nell’incesto in un crescente stato di delirio che lui pare interpretare come un possibile stato di trascendenza mistica. Fino al finale, sospeso e improvviso come nel romanzo incompiuto di Bataille.
Honoré testimonia le pratiche sessuali sempre più estreme che li porteranno all’autoannullamento (dalle orge transgenerazionali al sadismo, dal voyeurismo all’incesto) attraverso un montaggio che si sofferma spesso su espressioni del viso, frammenti epidermici, mugugni e urla, facendo ricorso anche alla camera a mano e a un uso della luce sottoesposta e sovraesposta a tratti, mentre lascia aleggiare sui personaggi un senso di morte.
In questo complicato intreccio di emozioni, in cui è assente il surrealismo che caratterizzava le situazioni del suo precedente “17 fois Cécile Cassard”, Honoré può contare sulla sempre eccezionale Isabelle Huppert, sul giovanissimo Louis Garrel – nel primo di una serie di tre film consecutivi con Honoré – bravo nel mostrare lo spaesamento del suo personaggio e già ben distante dalla fissità bamboleggiante dimostrata appena l’anno prima nello scialbo “The Dreamers” di Bertolucci, e sulla sorprendente Emma de Caunnes.
“Ma mère”, pur scegliendo di non cedere mai al compromesso, alle scorciatoie o alle facili vie di uscita ed evitando accuratamente un punto di vista morale, sembra a tratti costringere Honoré nella fonte letteraria, tra rispetto e desiderio di discostarsene. Per quanto non completamente riuscito – Bataille è un autore che, trasposto in immagini, rischia spesso il grottesco – il film rimane un’opera coraggiosa, potente e aperta a nuovi linguaggi, testimonianza di un autore che non arretra di fronte alle prove più difficili, riuscendo anzi ad imprimervi la sua peculiare impronta. E, soprattutto, è un’opera disturbante e ammaliante allo stesso tempo.
Accolto malissimo dal pubblico di mezzo mondo sicuramente anche a causa del tema sulfureo che presenta.

Roberto Rippa

Ma mère
(Francia-Austria, 2004)
Regia, sceneggiatura: Christophe Honoré
Soggetto: Georges Bataille (dal suo romanzo omonimo)
Fotografia: Hélène Louvart
Montaggio: Chantal Hymans
Produzione: Paulo Branco per Gemini Films, (Paulo Branco), KGP & AMOUR FOU Filmproduktion, Les Films du Lendemain, Natan Productions, S2 Internacional Audiovisual Consulting. Con il supporto di ORF Film/Fernseh-Abkommen, Filmfonds Wien, Centre National de la Cinématographie, CANAL+
Interpreti principali: Isabelle Huppert, Louis Garrel, Emma de Caunes, Richard Rousseau
100’ / 35mm / colore
Prima uscita in Francia: 19 maggio 2004
Distribuzione in Italia: 25 giugno 2004 (distributore: IIF)

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