Les chansons d’amour > Christophe Honoré

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale, numero31 (febbraio 2011), pagg. 13-39, all’interno dello speciale “8 volte Christophe Honoré”

Le chansons d’amour
2007 / Francia / 35mm/ colore / 100′

Julie, Ismaël e Alice, collega di lavoro di Ismaël, vivono un rapporto a tre.
Quando Julie muore in seguito a un’embolia, Ismaël si isola, incapace di condividere il lutto.
Sarà Erwann, un giovane liceale invaghitosi di lui, a rompere l’isolamento in cui si è chiuso.

«Il film racconta una storia talmente personale che la conoscevo a memoria. La questione relativa alla storia non si è proprio posta, solo l’idea di come affrontarla senza rimanerne pietrificato, farla funzionare all’interno di una struttura musicale che ricadesse sull’intero film. I luoghi, come l’appartamento dei genitori di Julie, ritornano come ritornelli di una canzone, solo con una tonalità differente a dipendenza di ciò che è successo nelle strofe precedenti. E come nelle canzoni, in cui certi strumenti compaiono o spariscono mentre altri si aggiungono. I personaggi secondari partecipano nel rilanciare la finzione mentre altri finiscono con l’esserne espulsi»
Christophe Honoré, dalla cartella stampa del film. Bac Films, 2007

«Ho l’impressione che ognuno dei personaggi del film reagisca all’irruzione della tragedia ad una velocità diversa. Ismaël cammina alla cieca ma continua a camminare, malgrado tutto. Sin dall’inizio del film l’ho filmato sempre in movimento e mi sono rifiutato di sospendere questo movimento anche all’irruzione della tragedia. Poi Erwann giunge ad accelerare il suo passo. Jeanne, invece, è condannata all’immobilità, resta un punto fisso, la tragedia la irrigidisce. Per quanto riguarda Alice, lei ha camminato a fianco di Ismaël, quindi ha preso una parallela partendo verso un’altra storia con il ragazzo bretone che ha incontrato. Spesso nei miei film la tragedia nasceva dall’attesa di una catastrofe. “Les chansons d’amour” tratta più delle conseguenze, della resistenza. Qui la catastrofe offre nuovi territori da percorrere»
Ibidem

“Les chansons d’amour” nasce per un’urgenza produttiva. Il produttore Paulo Branco (con il regista già per “Dans Paris”) si trova infatti in difficoltà economiche e chiede a Honoré di tornare subito a lavorare con lui per un film a basso costo come il precedente. Il regista sta in quel momento progettando un film storico ma lo accantona e accetta la proposta di Branco, a condizione di poter girare un film musicale. Il compositore delle sue colonne sonore Alex Beaupain ha da poco pubblicato un album di canzoni pop dal titolo “Garçon d’honneur” di cui Honoré conosce non solo le canzoni che sono entrate a far parte del disco ma anche quelle scartate e, conquistato, decide di lavorare con lui al progetto.

Scrive, come già era successo per “Dans Paris”, la sceneggiatura con grande rapidità, basandola inizialmente su cinque o sei canzoni di Beaupain.
La sceneggiatura, è Honoré stesso a dichiararlo, si basa su una esperienza personale tragica condivisa con il compositore, che conosce da molti anni.
“Les chansons d’amour” diventa una commedia musicale nella misura in cui lo era “Une femme est une femme” di Godard (citato peraltro in un dialogo del film). L’operazione è tutt’altro che nostalgica. Distante dal Resnais di “On connaît la chanson” (in cui i dialoghi erano spesso sostituiti da canzoni del passato),”Les chansons d’amour” si basa infine solo su canzoni nuove: quattro dal disco di Beaupain (“Au ciel”, che nel film diventa “Les yeux au ciel”, “Pourquoi viens-tu si tard?”, “Se taire”, nel film “Il faut se taire”; “La beauté d’un geste”, che nel film diventa “As-tu déjà aimé?”), riadattate per l’occasione, e le altre composte appositamente per sostituire i dialoghi.
Il film è diviso in tre capitoli: “Le départ”, “L’absence”, “Le retour”, non previsti inizialmente e creati in fase di montaggio, che riportano alla struttura di “Les parapluies de Cherbourg” di Jacques Demy, solo uno dei tanti rimandi al cinema del regista francese, e già citato nel primo film di Honoré “17 fois Cécile Cassard” (in cui Romain Duris canta “Lola” dall’omonimo film del 1961).
La prima descrive il rapporto tra Ismaël, Alice e Julie, con quest’ultima che fa inizialmente fatica ad adattarsi alla situazione (come ben descrive a sua madre nel corso di un pranzo di famiglia e nella canzone “Je n’aime que toi”).
Sono sei le canzoni che compongono il primo capitolo, partendo da “De bonnes raisons”, duetto tra Ismaël e Julie (Ismaël: «Je ne manque pas de bonnes raisons pour t’aimer. Je ne vois pas pour quelles raisons te les donner, mes bonnes raisons pour t’aimer. Pourquoi te les donner?») per arrivare a “Je n’aime que toi” (Julie: «Petit salaud, petit pervers où as-tu mis les doigts? D’où viennent ces odeurs étrangères? Surement pas de moi» / Ismaël: «Petite garce vas donc te faire, tu n’es pas moins farouche. Non tu n’es pas moins adultère, vois comme elle te touche» / Alice: «Je suis le pont sur la rivière qui va de toi à toi. Me passez dessus, la bonne affaire, m’enjamber pourquoi pas. Je n’aime que toi…et toi»), in cui la fatica ad adattarsi alla situazione viene resa attraverso le parole di lei nella canzone.
Nel secondo capitolo irrompe il dramma nella forma della morte di Julie per un’embolia nel corso di una serata dei tre in un club. Il momento è seguito dalla canzone “Delta Charlie Delta” (la canzone parte proprio nel momento in cui Ismaël, nell’auto della polizia fuori dal club dove Julie si è accasciata a terra, sente un poliziotto dare la notizia della morte via radio ai suoi colleghi in centrale). La canzone accompagnerà tutte le sequenze legate alla morte di Julie fino al suo funerale.
Nel terzo capitolo, Ismaël ha rotto i ponti con tutti, anche la storia con Alice è terminata – lei, senza nemmeno attendere che il corpo di Julie diventasse freddo, si è abbandonata tra le braccia di un altro uomo – e sopporta con fatica le richieste di Jeanne, sorella maggiore di Julie, che sente il bisogno di lui per elaborare il lutto.
Entra quindi in scena Erwann, studente liceale bretone («Je suis jeune, beau et breton, je sens la pluie, l’océan et les crêpes au citron», ossia «Sono giovane, bello e bretone, profumo di pioggia, oceano e crêpes al limone») che, invaghitosi di Ismaël, lo accompagnerà fuori dal suo stato di abbandono.

«Non definirei davvero “Les chansons d’amour” come una commedia musicale. Quando si parla di commedia musicale si pensa sempre al musical, come quelli che gli americani sanno fare, con numeri coreografati, le canzoni che commentano l’azione. Oppure ai film di Jacques Demy, che ha inventato un nuovo linguaggio musicale, quello delle parole cantate. Mi sembra che “Les chansons d’amour” provenga prima di tutto da una tradizione francese degli anni ’60 e ’70 come “Jules et Jim” di Truffaut, per esempio, in cui improvvisamente i personaggi si mettono a cantare “Le tourbillon”. Qui però, invece di avere una o comunque poche canzoni, come capitava in “Dans Paris”, ce ne sono tredici, che strutturano l’intero film».
Alex Beaupain, ibidem

La storia utilizza le canzoni nel momento in cui i personaggi devono esprimere sentimenti (amore, rabbia, gelosia, disperazione che siano) che non riescono a esprimere liberamente altrimenti.
Gli attori prestano le loro stesse voci non educate al canto, intonate ma naturali, alle canzoni, esempio perfetto di pop francese classico, aumentando la sensazione di realismo così come il fatto che le canzoni irrompano nel film senza dover fare ricorso ad artifici nella loro introduzione nella scena.
Non solo: il regista sposta la sua storia in una zona di Parigi (Bastille, Montparnasse, Place de la République…), più popolare e animata rispetto alle zone usate per “Dans Paris”, anche per il desiderio di portare le scene in mezzo alle strade, confondendosi in esse alla vita reale.
Chiara Mastroianni, Jeanne, sorella maggiore di Julie, è la prima attrice chiamata a recitare nel film grazie al desiderio di Honoré di lavorare con lei, come poi farà ancora in futuro. Subito dopo viene assoldata Ludivine Sagnier (che anni prima aveva cantato in “8 femmes” di François Ozon) e quindi, ultimo per il desiderio iniziale di Honoré di affidare il personaggio a un attore più anziano ma anche per il timore dell’attore di non essere in grado di cantare, Louis Garrel, che giunge qui al terzo ruolo consecutivo per Honoré dopo “Ma mère” e “Dans Paris”.
“Les chansons d’amour” rappresenta la somma del cinema di Honoré (ma questo lo avevo già detto per “Dans Paris”) per più di un motivo. Il tema della morte e dell’abbandono (della paura dell’abbandono, inevitabile nell’innamoramento) è centrale anche qui, come nei precedenti film. Qui aumentano però i punti di vista su come affrontare l’abbandono.
Si sente la mano di un regista che ha acquisito sicurezza nelle prove precedenti in un film complesso non solo per i numerosi punti di vista ma anche per la strutturazione tecnica più complessa rispetto ai precedenti e non solo per la presenza delle canzoni.
Ritornano gli omaggi al cinema della Nouvelle Vague, presenti già nei titoli di testa molto “Godardiani” e al cinema di Jacques Demy, che, come scritto poc’anzi, Honoré citava già sia in “17 fois Cécile Cassard” che in “Dans Paris” (la canzone che Joana Preiss e Romain Duris si cantano al telefono sostituendola di fatto al dialogo). Ma l’omaggio, nel cinema di Honoré, non è mai fine a sé stesso bensì ha a che fare con il riconoscimento delle proprie radici cinematografiche, con l’omaggio che diventa strumento nella definizione di uno stile personale e moderno.
“Les chansons d’amour” supera la somma dei suoi singoli elementi grazie al suo realismo, alla sua onestà nel trattare dei sentimenti, dell’amore (tra amanti, tra genitori e figli, tra presenti e scomparsi). Il concetto d’amore muta in ogni capitolo della vicenda narrata tra presenza (la prima parte), assenza (la seconda) e ritorno a una presenza (la terza). Non solo: Honoré gioca anche con i toni cromatici, mutando la loro prevalenza nelle diverse situazioni senza che questo diventi mai preminente sullo schermo.
La direzione degli attori è, come sempre nei film di Honoré, ineccepibile: Garrel è qui sempre più erede ideale di Belmondo, con la sua ironica guasconeria e la sempre maggiore maturità interpretativa, Ludivine Sagnier, un’attrice che non ha bisogno di conferme, è una novella Catherine Deneuve (nel film è pettinata spesso come quest’ultima in “Les parapluies de Cherbourg”) ma ha dalla sua una personalità interpretativa che ha avuto modo di mostrare già in passato con registi del calibro, tra i tanti, di Bonitzer, Attal, Corneau, Kurys e soprattutto Ozon. Infine, Clotilde Hesme (che con Honoré ha lavorato in teatro) già al fianco di Louis Garrel in “Les amants reguliers”, diretto dal padre di quest’ultimo Philippe.
Se “Dans Paris” pareva essere la conferma di uno stile, “Les chansons d’amour” va oltre, consolidando la sensazione di un regista pieno di talento dallo stile personale e moderno.
Premio César per la migliore colonna sonora originale a Alex Beaupain.
Il film, sin dalla sua uscita, trova un foltissimo pubblico di estimatori che organizzano serate in cui le canzoni del film vengono reinterpretate dal pubblico stesso.
Esaurita l’ufficialità della critica, il film merita una considerazione personale meno trattenuta.
“Les chansons d’amour” è un’opera entusiasmante per più di un motivo: per la messa a nudo dei sentimenti dei personaggi – ogni incontro tra anime è un misto tra gioia e insicurezza – e perché rappresenta un’ulteriore dichiarazione d’amore a Parigi che, ad ogni sequenza, è impossibile non condividere pienamente.
Sfido chiunque a guardare il film una sola volta per poi riporre il DVD in uno scaffale senza sentire il bisogno di vederne e rivederne alcune scene più volte.

Curiosità:
Honoré ha cosceneggiato con Gael Morel i film diretti da quest’ultimo “Le clan” e “Après lui”. I due si ringraziano spesso a vicenda nei titoli di coda dei rispettivi film. In “Les Chansons d’amour”, Morel appare anche in una scena in cui supera una coda al cinema.

Alex Beaupain, 1974, è un compositore di colonne sonore e cantante, autore sia delle musiche che dei testi delle sue canzoni. È l’autore delle colonne sonore di tutti i film di Christophe Honoré, ma ha lavorato anche con Gilles Marchand per le musiche di “Qui a tué Bambi?”, e ha composto le musiche per numerosi spettacoli teatrali, soprattutto per la Compagnie Le Ressorts. Il suo primo album come cantante, “Garçon d’honneur” (2005) offre a Christophe Honoré l’ispirazione per il film “Les chansons d’amour” (la cui colonna sonora contiene quattro canzoni tratte dall’album, adattate nei testi e negli arrangiamenti e interpretate dagli attori del film, e altre composizioni originali). Il suo secondo album, “33 Tours”, esce nel 2008 e, come la colonna sonora di “Les chansons d’amour” è arrangiato da Frédéric Lo. La colonna sonora di “Les chansons d’amour” è stata premiata con un César, il massimo riconoscimento francese per il cinema. “33 Tours” è stato premiato dall’accademia Charles Cros nel 2008.

Roberto Rippa


Les chansons d’amour
(Francia, 2007)
Regia, soggetto, sceneggiatura: Christophe Honoré
Musiche: Alex Beaupain
Fotografia: Remy Chevrin
Montaggio: Chantal Hymans
Produzione: Paulo Branco per Alma Films
Interpreti principali: Louis Garrel, Ludivine Sagnier, Chiara Mastroianni, Clotilde Hesme, Grégoire Leprince-Ringuet, Brigitte Roüan, Alice Butaud, Jean-Marie Winling
100’ / 35mm / colore
Prima proiezione in Francia: 18 maggio 2007 (Festival de Cannes)
Distribuzione in Francia: 23 maggio 2007

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