Plein Sud > Sébastien Lifshitz

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È estate. Sam, 27 anni, si sta dirigendo con la sua Ford verso il sud della Francia con meta finale la Spagna. Con lui, due fratelli e un terzo ragazzo incontrati per strada: Mathieu, Léa e Jérémie. Léa è bella e sfrontata, e le piacciono molto gli uomini. Anche a suo fratello, che però dimostra nei confronti della vita un atteggiamento più sognante e romantico.
Sam, nasconde un segreto, un’antica ferita che lo porta a isolarsi ogni giorno un po’ di più: separato da sua madre sin da bambino, ha intrapreso questo viaggio per ritrovarla.
Nel loro viaggio, lontano dalle autostrade e dal traffico, impareranno a conoscersi e forse anche a confrontarsi.

“Plein Sud” è un film complesso. Non tanto per la sua struttura, che fa ricorso a numerosi salti temporali e cambi di prospettiva (nonché ad incursioni appena accennate in vari generi, dal western al thriller) per spiegare l’oggi turbato del suo protagonista – con un’idea della destrutturazione della storia che nel cinema francese (e non solo) ha in Godard un iniziatore assoluto – quanto per la conformazione psicologica dei suoi personaggi, che viene svelata progressivamente nel corso della vicenda. Una vicenda che non ha un senso compiuto ma che rappresenta una fotografia di un momento preciso nella vita di quattro persone e dei pochi ma significativi personaggi che incontrano lungo la strada. Ci sono Sam, uomo dalla personalità articolata e dai molti lati oscuri, incapace di scendere a patti con un passato ingombrante che nel presente si materializza in un forte risentimento; Léa, incinta, che medita sull’eventualità di un aborto (e intanto beve e fuma come se avesse già deciso); suo fratello Mathieu, che sembra competere con la sorella nel tentativo di conquistare le attenzioni di Sam ma che forse sta tentando solo di erodere la sua impenetrabilità; c’è Jérémie, raccattato da Léa in un supermercato, il cui compito pare essere quello di fare crollare le già instabili dinamiche createsi tra loro. A completare il quadro, una misteriosa pistola che non è meno protagonista dei personaggi citati. Il regista li marca stretti, scegliendo non di rado di riprenderli con la camera a mano per cogliere sui loro volti ogni emozione, forse anche quelle fuori copione.

Sébastien Lifshitz torna al tema del viaggio dopo “Wild Side” del 2004, in cui una transessuale, un immigrato nordafricano impegnato tra piccole truffe e prostituzione e un disertore ceceno condividevano un viaggio – destinazione la madre morente di lei – e una relazione a tre che restituiva l’aspetto della famiglia vera e propria. Se in “Wild Side” la condivisione tra i personaggi era totale, al contrario di quanto accade in “Plein Sud”, la capacità di osservazione di Lifshitz è la stessa, così come la sua capacità di empatia nei confronti dei suoi personaggi, un’empatia che fungeva già da catalizzatore per le lacerazioni del personaggio principale del suo film d’esordio “Les corps ouverts” (1988), per la malinconia che permeava il primo amore di un ragazzo per un altro ragazzo in “Presque rien” (2000). E ancora per l’amore, per la sospensione dal luogo e dal tempo causa clandestinità dei personaggi, del citato “Wild Side” (2004) e per il viaggio di un giovane per conoscere il padre che nemmeno sa della sua esistenza testimoniato nel documentario “La traversée” (un’opera che ha più di un punto in comune con “Plein Sud”).
Lifshitz e il suo cosceneggiatore di sempre, Stéphane Bouquet, sanno usare con parsimonia le tensioni e i picchi emotivi tra i personaggi e lo fanno solo per svelarli nella loro debolezza e nel loro male di vivere. Non hanno paura di affidarsi a tratti anche allo stereotipo, il cui scopo pare essere quello di evitare a tutti i costi un realismo crudo alla Chéreau.

Capace come pochi di affidare i suoi personaggi agli attori giusti, il regista qui fa ricorso a Yannick Renier, Léa Seydoux (che della lolita, fuori tempo massimo, mutua spavalderia e paure tipiche dell’età), Théo Frilet e al più defilato Pierre Perrier.
A completare il quadro, la classe infinita e senza tempo di Nicole Garcia, capace di dare vita con pochi tratti al suo personaggio di madre dalla mente turbata e in cerca di riscatto da un’esistenza avversa.

“Plein Sud” cristallizza lo stile peculiare e personale del regista e conferma un’urgenza espressiva e una ricerca che ne fanno uno tra i registi francesi più importanti e interessanti della sua generazione, confermandogli l’ammirazione di chi già lo conosce e permettendogli certamente di conquistare nuovi estimatori.



Plein Sud
(Andando a Sud)
Francia / 2009 / 90′
Regia: Sébastien Lifshitz
Sceneggiatura: Stéphane Bouquet, Sébastien Lifshitz, Vincent Poymiro
Montaggio: Stéphanie Mahet
Fotografia: Claire Mathon
Suono: Yolande Decarsin
Musica: Marie Modiano, John Parish, Jocelyn Pook
Interpreti: Yannick Renier, Lea Seydoux, Theo Frilet, Nicole Garcia
Produzione: Ad Vitam Production

 

 

Queer Frame, che pubblicherà prossimamente il film in DVD, offre Plein Sud in lingua originale con sottotitoli in italiano
per streaming o download al prezzo, rispettivamente, di € 3.99 o 6.99.

 

 

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