Body Double > Brian De Palma

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«He thought he was watching her, but she was watching him.
He Thought he was trespassing, but he was invited.
He knew he had gone too far, but he couldn’t stop
»

 

Body Double di Brian De Palma (in Italia Omicidio a luci rosse, il titolo originale si riferisce alle controfigure che prestano il loro corpo agli attori soprattutto nelle scene di nudo) giunge nelle sale statunitensi ad appena 10 mesi di distanza dal suo Scarface – potente film sull’ascesa e la caduta del trafficante di cocaina Tony Montana, scritto da Oliver Stone e che del film di Howard Hawks del 1932 prende a prestito solo il titolo – che è stato accolto malamente sia dal pubblico che dalla critica e che è valso a De Palma addirittura la candidatura al premio Razzie (il premio attribuito annualmente al peggio del cinema statunitense) come peggiore regista.
Giustamente? Per nulla, chiaramente, tanto che il film verrà rivalutato sia dalla critica che dal pubblico negli anni a venire e diventerà un classico del cinema statunitense.
Facile però pensare che dopo un tale insuccesso De Palma avesse il dente avvelenato con una critica che, sostanzialmente, lo rimproverava – salvo rare ma prestigiose eccezioni – sempre per gli stessi pretestuosi motivi: una presunta mancanza di originalità, i troppi omaggi al cinema classico (Hitchcock su tutti) e una scarsa personalità registica.
Body Double può quindi apparire come uno schiaffone ai critici e a chi non lo amava attraverso la somma degli elementi che fungevano da capo d’accusa nei suoi confronti.

 

In realtà esercizio cinematografico interessantissimo e valido a più livelli, Body Double contiene sì alcuni omaggi al cinema di Hitchcock, con il suo personaggio principale maschile che appare normale, debole, dubbioso e si trova invischiato in una vicenda più grande di lui, come Cary Grant o James Stewart per il Maestro inglese del cinema.
È lui, Jack Scully, attore impegnato in produzioni non esattamente di pregio e licenziato a causa della sua claustrofobia (elemento speculare della vertigine che affliggeva John ‘Scottie’ Ferguson – James Stewart in VertigoLa donna che visse due volte) che non gli permette di rimanere chiuso in una bara sul set di un film horror di serie Z (film nel film come accadeva all’inizio di Blow Out) in cui interpreta un vampiro (il set appare debitore ai classici della Universal rivisitati in chiave pacchiana), ad essere in estremo pericolo unitamente ad una misteriosa donna che ha preso a spiare. Ed è lui l’unico in grado di togliere entrambi dalla pericolosa situazione in cui si trovano a causa di una trama delittuosa complessa e sfuggente.
Dopo la scena appena descritta della lavorazione del film, Jack viene licenziato e, rincasato anzitempo, trova la compagna piacevolmente impegnata con un altro uomo.
Disoccupato e senza casa, sembra trovare il suo salvatore in un collega che gli offre di sorvegliare una lussuosa e futuristica casa dalla forma ottagonale (si tratta di una costruzione realmente esistente. Si chiama Chemosphere e si trova sulla collina di Hollywood rivolta verso la San Fernando Valley) mentre lui sarà impegnato in una produzione europea. Non solo: fattagli visitare la dimora, gli mostra come sia possibile assistere, grazie al telescopio che si trova in salotto, alle quotidiane contorsioni sensuali di una bellissima donna che abita una casa poco distante. Come ne La finestra sul cortile, lo spiare è dapprima un innocuo passatempo che si trasforma presto in un’ossessione e quindi nella percezione di pericolo per la persona spiata. Un pericolo difficilmente comunicabile se non attraverso la confessione della propria debolezza.
In questo caso De Palma chiama a rapporto lo spettatore costringendolo a confessare il suo voyeurismo ogni volta che lo costringe a sovrapporsi a Jack Scully che spia la vicina dalla finestra.
Ed è per la situazione di pericolo in cui si trova la donna che Jack si mette un giorno al suo inseguimento, sempre combattuto tra il sentimento di inadeguatezza per averla spiata e quello di farle sapere i suoi sospetti sui rischi che starebbe correndo a causa di un uomo dai tratti indiani e con il volto sfigurato che si introduce furtivamente nell’appartamento e la segue anche nei rari momenti in cui lei se ne allontana.

Impossibile raccontare di più di un film composito la cui trama necessita di essere trattata con estrema discrezione per non rovinare alcuna sorpresa (e ce ne sono molte).
Basti sapere che nel corso della vicenda, De Palma farà anche un’incursione nel mondo del porno, grazie alla presenza chiave, pur apparendo solo a metà film, di Holly Body, pornostar interpretata da Melanie Griffith in uno tra i suoi migliori ruoli (riconosciuto con una candidatura ai Golden Globes) e che avvengono due omicidi: uno debitore al tentato assassinio di Grace Kelly in Dial M for Murder (Il delittto perfetto, 1954) di Hitchcock e uno molto appassionante con un trapano elettrico che ricorda sia quello di Mio caro assassino (1972) di Tonino Valerii che The Toolbox Murders (1978) di Dennis Donnelly.

 

 

La storia, solo apparentemente esile e scritta dal regista stesso che l’ha sceneggiata con Robert J. Avrech, appare effettivamente meno rigida di quella di Dressed To Kill o Blow Out – per citare i thriller del regista immediatamente precedenti – solo per permettere a De Palma di giocare con i generi sommandoli e sovrapponendoli, di piegare l’improbabilità di alcune situazioni alle sue esigenze, e per permettere al suo protagonista, prototipo dell’uomo senza particolari qualità, di fronteggiare una vicenda che potrebbe facilmente travolgerlo.
E infine funziona perfettamente come thriller, con scene che riescono a tenere lo spettatore con il fiato sospeso e non rari momenti di vera e propria maestria che De Palma non ha mai lesinato nella sua filmografia.
E De Palma gioca con il cinema, mischia realtà e apparenza, sembra continuare a ripeterci che ciò che vediamo non è necessariamente vero (e qui si ritorna a uno tra i temi chiave di Blow Out). Lo fa addirittura a partire dal manifesto del film, che presenta una procace bionda dai capelli lunghi che nel film non compare.
Cita molto anche sé stesso: da Hi Mom! a Sisters e Blow Out. De Palma omaggerà il film in Femme Fatale 18 anni dopo.

 

Body Double è un film che rinuncia solo apparentemente alla sottigliezza, che spesso appare come parodia per poi però esigere repentinamente di essere nuovamente preso sul serio, che gioca con i generi e che appare a tratti come un film di serie B girato da un autore di serie A.
Ma è soprattutto un film che fa pensare a quanto il regista si sia divertito a girarlo.
Non solo lui.

Seconda immeritatissima candidatura ai Razzie per Brian De Palma

Composita colonna sonora di Pino Donaggio, qui è costretto a un tour de force per sottolineare musicalmente i frequenti cambi di registro del film.

 

CURIOSITÀ

Nella scena del film porno in cui Jake Scully fa il suo esordio con Holly Body, appaiono anche la “scream queen” Brinke Stevens e le pornostar Cara Lott (ancora in attività a 26 anni dai suoi esordi) e Annette Haven, attiva sin dai primi anni ’70 e ritiratasi a metà degli ’80.
Nella stessa scena, Holly Johnson dei Frankie Goes to Hollywood canta “Relax” mentre accompagna Jake, nel ruolo dell’attore porno, sul set.

Body Double è citato più volte nel romanzo di Bret Easton Ellis “American Psycho”. Il protagonista del romanzo afferma di avere visto il film 37 volte. Il film viene omaggiato anche in un episodio di “The Simpsons” (settima stagione, episodio 19, “A Fish Called Selma”.

Di Body Double esiste un rifacimento indiano del 1933 ad opera del regista Ashutosh Gowariker. De Palma non viene accreditato come autore del soggetto.

Craig Wasson non troverà mai più un ruolo di eguale rilevanza, mentre per Melanie Griffith il film di De Palma rappresenterà l’inizio di una promettente carriera arenatasi negli anni ’90. Dennis Franz, qui al suo quinto ruolo per De Palma, è il regista del film horror che si vede a inizio e fine film. La femme fatale è la marmorea (nelle espressioni) Deborah Shelton, Miss America 1970.

 

 

Body Double
(Omicidio a luci rosse, USA, 1984)
Regia, soggetto: Brian De Palma
Sceneggiatura: Brian De Palma, Robert J. Avrech
Musiche: Pino Donaggio
Fotografia: Stephen H. Burum
Montaggio: Gerald B. Greenberg, Bill Pankow
Interpreti principali: Craig Wasson, Melanie Griffith, Gregg Henry, Deborah Shelton, Guy Boyd, Dennis Franz


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