Habemus Papam > Nanni Moretti

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Mi sono pagato “un cinema”, non “un film” o “il cinema”. Ho scelto uno di quelli vecchi con una sola sala, nel quale mi piace pensare che un esercente, riottoso ai cambiamenti, tenga duro e si batta per conservare il gusto di scegliere cosa proiettare e non come avviene nei multisala dove puoi scegliere tra un film brutto e uno più brutto. Entro. Tutto è come l’avevo immaginato, un grosso lampadario pende dal soffitto, il cinema è legnoso, ha inserti color ottone, un pavimento in marmo e le pareti color marrone chiaro. Al centro dell’atrio c’è una vetrina con all’ interno dei cimeli di Pasolini, pizze di pellicola e fogli di carta ingialliti. Mi pare tutto perfetto. Con lo sguardo cerco il riottoso esercente, lo immagino un cinefilo della prima ora, pronto a difendere quello spazio fuori dal tempo, ma è allora che mi rendo conto quanto sia importante l’audio in un buon film. A Brescia il Milan è bloccato sullo 0 a 0 nella partita valida per la 34esima giornata del campionato di serie A. Il riottoso esercente in realtà è uno svogliato signore, del tutto disinteressato al fatto che a 5 minuti dall’inizio dello spettacolo, il suo cinema sia deserto. Ascolta la partita. Mastico amaro. Qualcuno mi fa notare che andrebbe bevuto. Pago ed entro in sala. Il soffitto è la prima cosa che guardo, sembra fatto di stoffa, è ingiallito con delle macchie più scure, forse dovute all’umidità. Il pavimento è lucido, ci sono molte poltrone, rosse e vuote. Sono solo. Scelgo la poltrona posta perpendicolarmente al centro dello schermo, la prima fila del secondo blocco di poltrone, dove lo spazio riservato al passaggio degli spettatori verso l’uscita mi consente di stendere le gambe. Di solito arrivo con largo anticipo in modo da scegliere il posto migliore e usufruire di quel pudore proprio di chi entra in una sala vuota e vedendo un solo spettatore seduto, evita di occupare le poltrone immediatamente adiacenti alla sua. La poltrona è intrisa di tante visioni, è una di quelle che quando ti alzi si tirano su, come per ricordarti che senza pubblico il Cinema non è utile a nessuno. Mancano pochi minuti all’inizio della proiezione, mi sento osservato, dal proiezionista. Ad un tratto il colpo di scena, entrano nell’ordine: una coppia giovane munita di pop corn, una coppia di 40enni fuggita per due ore ai figli e due anziane ed arzille signore che, dopo aver percorso come dive tutta la sala, si accomodano a due poltrone da me, molto al di sotto della distanza minima di sicurezza. Le maledico senza alcun motivo, almeno per ora. Buio in sala, inizia il film.
Buio. Nella mia mente una prima spia si accende quando partono le immagini dei funerali dell’assassino del Comunismo. Me li ricordo quei giorni, tutti sembravano pervasi dallo spirito santo e anche gente alla quale non fregava un cazzo della religione e mancava dalla parrocchia da almeno 15 anni, sentì il dovere di andare a farsi ore di fila pagando 5 euro per una bottiglietta d’acqua da 500ml. Il vento muoveva le pagine della bibbia e molti pensarono che fosse un segno divino, mentre tutti sanno che il vento esiste da molto prima dell’invenzione di Dio. Ma torniamo alle due vecchie sedute poco distanti da me, evidentemente erano tra quella folla in quei giorni, perché non appena partono le immagini iniziano a parlare fitto fitto, uno stramaledetto mormorio continuo, come un cazzo di rosario mandato a loop. Sulle prime provo a zittirle cortesemente, con un colpetto di tosse, poi due, poi uno più forte, fino a venir ripreso dagli altri spettatori ed è a quel punto che tiro un pungo alla sedia vuota accanto alla mia e la vibrazione è così forte da ripercuotersi lungo tutto la fila fino probabilmente a stordire le due vecchie che da quel momento di guarderanno bene dal proferire parola. Odio quando leggo una recensione e nella prima parte mi viene offerto il riassunto della trama del film, non lo trovo corretto ed è tremendamente noioso, quindi non lo farò. Devo essere sincero, mi sono avvicinato a questo film molto scettico, è da tempo che sospetto una perdita di smalto da parte di Nanni Moretti, sono lontani i tempi di Bianca e lo stesso dicasi per Caro Diario, forse il suo film migliore, dove non è costretto a fare nulla di diverso da quello che gli riesce meglio, essere se stesso, un personaggio prima che un attore e ancor prima che un uomo. Non ci dormivo la notte, mi arrovellavo il gulliver chiedendomi se Nanni sarebbe riuscito o meno a superare il morettismo, che come tutti i neologismi non ha alcun significato. La domanda che mi ronzava nella testa era “ma un film di Moretti, potrebbe esistere senza Nanni Moretti?”. Sembra una domanda del cazzo ma non lo è. Habemus Papam, a mio avviso, sarebbe stato un film migliore senza Nanni Moretti. La storia è originale, il tema interessante, la religione, la scienza medica(i nostri capisaldi insomma) inermi di fronte alla crisi dell’uomo, rinchiusi nei loro steccati mentre l’individuo cerca di riscoprire un rapporto genuino con se stesso e i propri bisogni reali dopo un atto di ribellione al culmine di una crisi. Sia chiaro non si parla di Chiesa, in realtà il Papa che non sa fare il Papa(e non è che non vuole) è solo uno dei mille mondi possibili per questo film, il tema lo si sarebbe potuto adattare a molte altre situazioni, un partito politico per esempio. Il tema vero è forse la mancanza di capacità da parte di tutti di assumersi delle responsabilità e allo stesso tempo l’incapacità di ammettere questo limite.  Potenzialmente un grande film. Nanni però si ritaglia un ruolo troppo pretestuoso e a volte carica troppo i personaggi, fallendo nella creazione di quei caratteri tanto originali quanto divertenti e pungenti ai quali ci aveva abituati. Questo vale per tutti, la Buy in primis, un personaggio appiccicato con lo sputo che agisce come un libro già letto. Vale per tutti ma tranne che per Dario Cantarella, splendido in tutti i ruoli de ” Il Gabbiano” di Čechov, il suo attore pazzo(?) è probabilmente l’alter ego del Papa e col quale finirà per condividere gli applausi. Visivamente il film non è molto interessante, ma Moretti non è un Antonioni e quindi vanno usati altri parametri quando si giudicano i suoi film. Piccoli è autore di una bella prova ma si trova all’interno di un personaggio decisamente monodimensionale in cui rarissimi scatti d’ira risultano posticci. Moretti si riserva battute e gag a volontà, alcune gustose altre piuttosto gratuite, sviando molto l’attenzione e di fatto dividendo il film in due blocchi che non sempre riescono a comunicare anche se appare evidente la volontà del regista di sottolineare questa divisione, una sorta di taglio dei ponti che però risulta piuttosto disorientante. Io credo che le tematiche che stanno dietro questo film siano molto interessanti, ma la il loro sviluppo risulta troppo grossolano e l’impianto visivo sia lontano dal risultare in qualche modo esteticamente valido. Mi sono preso tre giorni per riflettere prima di esprimere un giudizio e potrei, come il cardinale Melville, evitare di farlo, in fondo a chi interessa cosa penso io del film? Io adoro Nanni Moretti e dopo 5 anni mi sarei aspettato di più, onestamente, non c’è stato  mai nel film un momento nel quale ho pensato che quello non fosse un film di Moretti e trasportato da una bella musica potessi esclamare “il Cinema impera!”. I registi dovrebbero amare il Cinema e non se stessi, in pochi ci riescono riuscendo anche a conservare l’autenticità e la forza delle proprie intenzioni. Ora il relativismo mi consentirebbe di scrivere una seconda recensione tessendo le lodi di Moretti ed elevando Habemus Papam allo status di capolavoro assoluto, ma non posso rimuovere dalla mia testa le impressioni avute a caldo durante la visione e quel brusio fastidioso che mi ha quasi spinto all’omicidio.

Sono andato al cinema con il timore di vedere un Moretti incapace di superare il morettismo e mi sono ritrovato con un Moretti incapace di superare la sufficienza.
Sono distrutto dal dolore.

Michele Salvezza


Habemus Papam
(Italia-Francia/2011)
Regia: Nanni Moretti
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli
Musiche originali: Franco Piersanti
Fotografia: Alessandro Pesci
Montaggio: Esmeralda Calabria
Scenografia: Paola Bizzarri
Costumi: Lina Nerli Taviani
Interpreti principali: Michel Piccoli, Jerzy Stuhr, Renato Scarpa, Franco Graziosi, Camillo Milli, Roberto Nobile, Ulrich von Dobschütz, Gianluca Gobbi, Nanni Moretti, Margherita Buy 102′

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  • francesco

    oh, finalmente recensioni divertenti che parlano anche d’altro…bella!!!anche se credo che moretti abbia iniziato con questo film la risalita da quell’abisso di noia di cui ci aveva abituato nelle ultime prove….ciao, francesco