Coffy > Jack Hill

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Coffy è un infermiera la cui giovanissima sorella è in coma a causa di una dose di eroina tagliata male.
Per vendicarsi, Coffy compie una discesa agli inferi tra magnaccia, spacciatori e mafiosi mettendo in atto una giustizia sommaria di cui vittime sono tutti i delinquenti che incrociano il suo cammino.

It was easy for him because he really didn’t believe it was comin’, but it ain’t gonna be easy for you, because you better believe it’s comin’!
(Coffy)

Coffy, uno tra gli esempi più fulgidi, del genere Blaxploitation, narra di una sorta di personaggio come quello interpretato da Charles Bronson in Death Wish (Il giustiziere della notte, 1974) ma con le tette, la visione delle quali, nel corso del film, non viene lesinata.
Coffy è una donna dura, arrabbiata e determinata, il cui obiettivo è quello di ripulire le strade da spacciatori et similia, e per farlo non fa risparmio di armi, taglienti lamette nascoste tra la folta chioma, bottigliate in testa senza però mai perdere in sex appeal, esattamente come alcune eroine del cinema d’azione più recente come Sigourney Weaver in Alien (1979) o Linda Hamilton in Terminator 2 (1991), i cui sex appeal però, secondo una visione di stampo più moderno, non necessitavano dell’esibizione di petti nudi a piè sospinto (ma che, senza Coffy o Foxy, non sarebbero forse esistite). Se però Coffy paga da una parte il suo pegno al cinema di genere, dall’altra propone il ritratto di una donna indipendente, che non ha bisogno di un uomo al suo fianco che la difenda o che provveda a lei. E questa, per il cinema di genere dell’epoca, è una novità affatto trascurabile.
La sete di vendetta di Coffy per la giovane sorella in coma a causa di spacciatori e magnaccia, non si placa e, soprattutto, non si ferma davanti a nulla.
La prima scena la vede fingersi tossicodipendente in crisi di astinenza mentre propone il suo corpo in cambio di una dose. Pochi istanti dopo, nell’appartamento dove lei avrebbe dovuto concedere le sue grazie, il cervello dello spacciatore è già distribuito sulle pareti grazie a un ben assestato colpo di pistola, mentre il suo tirapiedi morirà di lì a poco di una overdose indotta.
Risolta questa prima pendenza, Coffy decide di vendicare il suo amico poliziotto Carter, anch’esso in coma in seguito allo scontro con alcuni malviventi intenzionati a fargli pagare il fatto che non ha accettato di apparire sul loro libro paga. “Se sarà fortunato, potrà ancora recarsi al gabinetto da solo”, dice di lui un medico che deve avere mancato le lezioni di sensibilità verso i parenti dei malati, e Coffy parte a caccia dei mafiosi che l’hanno ridotto così.

Coffy nasce a causa di Cleopatra Jones, diretto da Jack Starrett nel 1973. Il secondo titolo, infatti, viene portato da un produttore alla A.I.P., che decide di metterlo in produzione.
Il produttore, però, riceve un’offerta migliore a livello finanziario dalla Warner Bros. e decide di portare il progetto da loro. Larry Gordon, allora a capo del settore produttivo della A.I.P., decide di reagire a quello che ritiene un torto, mettendo immediatamente in cantiere un film, Coffy appunto, in grado di fargli concorrenza. Il duello si concluderà alla pari a livello di incassi ma a fronte di un investimento per la creatura della Warner pari al doppio per la produzione e dieci volte superiore per la pubblicità.

Scatenato e divertentissimo come il suo seguito non ufficiale Foxy Brown (dove il personaggio, malgrado il diverso nome, è lo stesso), Coffy si distingue da molti film coevi non solo per la scelta del regista Jack Hill di riempire il film con tutti i tòpoi del genere, violenza grafica e pretesti vari per fare uscire le sue attrici dai vestiti il più frequentemente possibile  – ma anche ad alcune scelte non scontate e all’indiscutibile carisma di Pam Grier, che qui mostra una capacità interpretativa efficace sebbene ancora un poco acerba.
In un genere caratterizzato da nudi gratuiti, violenza senza requie e, soprattutto, la glorificazione degli stereotipi razziali, Coffy rimane un film di grande intrattenimento e un ottimo mezzo per capire un genere che negli anni ’70 ha senza dubbio contribuito a salvare il cinema statunitense.
Come per ogni film del genere blaxploitation, grande importanza riveste la colonna sonora, in questo caso composta da Roy Ayers e assolutamente da avere.

Roberto Rippa

Coffy
(USA, 1973)
Regia: soggetto e sceneggiatura: Jack Hill
Musiche originali: Roy Ayers
Fotografia: Paul Lohmann
Montaggio: Chuck McClelland (citato nei crediti come Charles McClelland)
Interpreti principali: Pam Grier, Booker Bradshaw, Robert DoQui, William Elliott, Allan Arbus, Sid Haig, Barry Cahill
91′

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