“Presentarti con il tuo vero volto e renderlo presentabile, questo è difficile!”. Lon Chaney

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Lon Chaney

articolo pubblicato in Rapporto Confidenziale numero 8 – ottobre 2008

 

In un’epoca in cui si scambiano meteore per icone, ragazzini problematici per star assolute, è opportuno ricordare uno dei veri grandi divi che la Settima Arte abbia mai avuto: Lon Chaney (1). Alcune inutili storie del cinema non ne parlano. Affascinato dalla mostruosità e dalle mutilazioni, Lon Chaney è invece il simbolo supremo dell’horror nell’era del muto, sia per lo spirito e la gestualità, che per gli straordinari effetti di make-up che creava da sé, infliggendosi a volte vere e proprie sofferenze fisiche per simulare la deformazione del corpo o del volto, pur di rendere in modo efficace il personaggio che gli era stato affidato. Figlio di genitori sordomuti, durante la sua infanzia, Lon Chaney affinò una delicata sensibilità e una penetrante capacità mimica, che in seguito utilizzò professionalmente, riuscendo ad essere meravigliosamente magnetico e coinvolgente in numerose interpretazioni grottesche, poste sempre in bilico tra l’orrore e la tragedia. La grande virtù mimetica dell’attore, il suo maniacale perfezionismo, uniti ad un’indiscussa originalità gli hanno permesso di cogliere intimamente i battiti del cuore delle sue creature, degne spesso più di pietà che di orrore. La tecnica di Chaney era impressionante, riusciva a trasformare il proprio corpo con lunghi e complicati trucchi, sopportando patimenti incredibili, per giungere a dare vita a figure ai margini dell’immaginario, ma con le quali il pubblico poteva instaurare intimi rapporti di fratellanza e di solidarietà, in quanto esseri umani inconfutabilmente toccati dalla ferocia dell’esistenza. Ma da grande professionista, Chaney non mancava anche di dedicarsi maniacalmente allo studio delle sfumature psicologiche dei suoi personaggi, facendone emergere di volta in volta la complessa umanità, fatta spesso di apocalittiche contraddizioni. Chaney, in seguito protagonista di ben 156 film (purtroppo solo circa 41 di questi sono arrivati fino a noi), cominciò la sua carriera veramente dal basso e dopo aver intrapreso ogni genere di mansione nel mondo dello spettacolo, sia dietro le quinte che sul palco di teatri ambulanti, venne assunto come trovarobe alle dipendenze di Allan Dwan, regista in seguito di oltre quattrocento (2) film (!). Quello fu però il trampolino di lancio per sfondare nel cinema vero e proprio e nel periodo che va dal 1913 al 1919 Chaney interpretò (e qualche volta diresse) tantissimi film brevi e mediometraggi, nei quali indossava spesso i panni del diverso, del deforme, del freak. Il primo ruolo di successo arrivò nel 1919, anno in cui interpretò “The Frog”, un ladro contorsionista che si finge storpio per manipolare le sue vittime, nel film “The Miracle Man” di George Loan Tucker (dimenticato autore di uno dei primi film sulla prostituzione “Traffic in souls”). La sua devozione per questo ruolo (tale da trascurare il disagio e, spesso, il dolore fisico) e la fantastica mimica, fecero sì che Chaney, fin da subito, si imponesse nell’immaginario collettivo come una vera e propria star. In pochi anni la sua peculiare poetica brillò universalmente, andando a minare definitivamente alle basi la spenta tecnica recitativa accademica/teatrale utilizzata dai burattini di Hollywood. Altro ruolo di rilievo fu nella parte di Blizzard, boss della malavita ridotto senza gambe a causa di un errore chirurgico, in “The Penalty” di Wallace Worsley del 1920. In questo film Chaney dovette camminare sulle ginocchia tenendo le gambe legate alla parte posteriore del corpo attraverso una complessa imbracatura di cuoio, subendo sofferenze inenarrabili. La vedova di Chaney ha raccontato, successivamente, che al termine del film i produttori avevano deciso di girare una sequenza in cui Chaney scendeva le scale, per convincere gli spettatori che non fosse realmente un mutilato. L’attore in questo film tratteggiò un personaggio complesso, ripugnante ma al tempo stesso affascinante, una sorta di superuomo mefistofelico capace di ammaliare le donne nonostante la sua mutilazione, ma condannato ad amare l’unica donna che non avrebbe mai potuto avere…
Nel 1922 interpretò “A Blind Bargain” di Wallace Worsley, nella doppia parte di uno scienziato pazzo, il dottor Lamb, che vuole dimostrare le teorie darwiniane su delle cavie umane facendole retrocedere allo stadio scimmiesco, e del suo assistente, un uomo/scimmia esito di un precedente esperimento del farneticante dottore. Sempre nel 1922 fu nella parte del diabolico Fagin in una interessante versione di “Oliver Twist” girata da Frank W. Lloyd.
Nel 1923 lo vediamo nel ruolo di uno spregevole artista di figure di cera che rapisce e tortura l’innamorato della bella protagonista in “While Paris Sleeps” di Maurice Tourneur.

 

Lon Chaney

 

Invece in “The Shock” di Lambert Hillyer, sempre dello stesso anno, fu un gangster sciancato.Si arriva così ad una delle interpretazioni mitiche, l’indimenticabile Quasimodo in “Nostra signora di Parigi” di Wallace Worsley del 1923…la figura del gobbo orribile e grottesco, ma al tempo stesso commovente, ripugnante ma anche innocente nel suo infantile attaccamento e nella sua cieca devozione per la bella zingara Esmeralda, lo proietta nell’Empireo dei Grandi di tutti i tempi. Il trucco di scena per la parte durava tre ore ogni giorno e consisteva in 15 chili di gomma sul petto e 10 chili di gesso per la gobba. Nel 1924 interpretò uno scienziato che, per nascondersi, va a lavorare come clown in un circo in “Quello che prende gli schiaffi” di Victor Sjostrom. Nel 1925 fu il dottor Ziska in “The Monster” di Roland West, dove mise in luce le sue imprevedibili doti comiche. Del 1925 è uno dei suoi ruoli più celeberrimi, quello di Erik ne “Il fantasma dell’Opera” di Rubert Julian, un autentico incubo impreziosito dalla magnifica interpretazione di Chaney nei panni di un musicista dal volto orribilmente deforme che vive nei sotterranei dell’Opera di Parigi. Il trucco in questo caso prevedeva fil di ferro infilato nel naso, dischi di celluloide nelle guance, collodio, pelle di pesce, cerotti all’interno delle labbra e atropina per dilatare le pupille. Già dal 1919 Lon Chaney incrociò la sua sorte con il regista Tod Browning, futuro autore del cult-movie “Freaks” (1932), per “La Bestia umana”, seguito da “Così parlò Confucio” nel 1921. Il sodalizio fra i due, fondato su una perfetta sinergia fra l’inclinazione verso il mostruoso del regista e la straordinaria plasticità fisica dell’attore, produrrà film memorabili.

Un filo conduttore comune del loro cinema è dato dall’assunto che l’uomo qualunque, l’uomo senza complessi è una mostruosità ancora peggiore o qualcosa di insignificante, di incosistente, di quasi ridicolo, degno della più assoluta indifferenza. La svolta si ebbe nel 1925, quando Irving Thalberg, in procinto di diventare, appena ventisettenne, il ras incontrastato della MGM, produsse il film “The Unholy Three”, i cui protagonisti sono una banda di delinquenti formata dal ventriloquo Echo (ruolo di Chaney che nel film compare anche travestito da signora anziana), da un nano e da un gigante. Il film fu all’epoca un incredibile successo di pubblico e di critica. Nel 1926 Chaney e Browning sfornarono “Il Corvo” in cui l’attore riveste per l’ennesima volta un doppio ruolo, quello del criminale Blackbird e del fratello sciancato. Nel successivo “Road to Mandalay” (1926), l’idea chiave è quella di un uomo talmente brutto da vergognarsi di mostrare il viso a una ragazza. La fortunata collaborazione fra Browning e Chaney continuò con “Lo sconosciuto” (The Unknown, 1927), una toccante storia d’amore tra i carrozzoni del circo. Lon Chaney interpreta un uomo, un lanciatore di coltelli, che si amputa entrambe le braccia per far piacere alla donna che ama (Joan Crawford), che non può sopportare di essere stretta da un abbraccio maschile. Questo è senz’altro il film più bello e inquietante della coppia e uno dei più belli della storia del Cinema, che a distanza di ottanta anni non ha perso un’oncia del suo ritmo e lascia ancora a bocca aperta per le abilità contorsionistiche di Chaney.
Nello stesso 1927 Browning iniziò a cimentarsi con vampiri e castelli abitati da fantasmi, con il film “London after Midnight”. Chaney era nella parte di un investigatore di Scotland Yard che, per scoprire il colpevole di un vecchio delitto, si traveste da vampiro, con anelli di fil di ferro conficcati nelle palpebre in modo da far apparire gli occhi più sporgenti. Il sodalizio fra Browning e Lon Chaney si sviluppa incentrandosi sul comune interesse per il tema della mutazione e sugli excursus nei territori estremi dell’identità umana. Altro titolo di punta dei due a questo proposito è “La serpe di Zanzibar” del 1928, con Chaney nei panni dell’illusionista Phroso, che rimane paraplegico, un personaggio/enigma, prima un demonio e un attimo dopo quasi umano…stupefacente in questo caso è anche l’altro attore antagonista Lionel Barrymore. Del 1928 sempre prodotto dal sodalizio fu anche “Big City” uno dei pochissimi film a lieto fine di Chaney (che differenza col cinema attuale dove il lieto fine è un obbligo). Va anche segnalato “Mentre la città dorme” di Jack Conway del 1928, uno dei pochi film in cui l’attore recita senza trucchi, utilizzando il proprio volto al naturale. Altri film da segnalare sono “Tell it to the Marines” di George W. Hill del 1926, grazie al quale viene offerto a Chaney il titolo di membro onorario della Marina Americana e “Mockery” di Benjamin Christensen (l’autore culto di “Haxan. la Stregoneria attraverso i secoli”) del 1927. Un altro film muto del duo Browning-Chaney è “Where East is East” del 1929. La sua arte portò quindi Chaney a diventare il più grande caratterista hollywoodiano degli anni Venti, maschera indimenticabile di decine di creature in celluloide apparentemente mostruose, ma in realtà fragili e profondamente umane. I suoi personaggi a prima vista ripugnanti, grazie alle sue mirabolanti interpretazioni si coloravano della complessità di esseri umani, spesso anime sfortunate e ferite, freaks condannati da un destino beffardo alla solitudine e all’infelicità.
Nel 1930 Browning cambia registro e scrive un adattamento per lo schermo del Dracula di Bram Stoker e naturalmente la parte del famoso vampiro è destinata a Lon Chaney. Con l’avvento rivoluzionario del sonoro nel cinema, nel 1930 Chaney gira un remake di “The Unholy Tree” diretto da Jack Conway e incredibilmente l’attore si produce in ben cinque voci diverse. Il successo di pubblico è straordinario. Come in un film intriso di umorismo nero quale è la vita vera, Chaney proprio in quel periodo inizia a essere tormentato da un fastidioso mal di gola, che inizialmente si pensava connesso ad un incidente accaduto sul set…invece è un cancro bronchiale in fase terminale…Lon Chaney muore per un’emorragia alla gola appena sette settimane dopo la presentazione del suo primo film sonoro…e il mondo perde un incredibile artista…
La scelta per il “Dracula” di Browning cade così su un semisconosciuto attore ungherese che aveva già girato con il regista una piccola parte in un suo film (The Thirteenth chair, 1929) e soprattutto aveva già interpretato il personaggio del vampiro nella versione teatrale: il suo nome è Bela Lugosi. Il film “Dracula” verrà così distribuito nel giorno di San Valentino con lo slogan “La più strana di tutte le storie d’amore”. Ma questa è un’altra storia…

Non schiacciare quel ragno…potrebbe essere Lon Chaney!!!

Samuele Lanzarotti

 

Lon Chaney

 

Note:
(1) vedi ‘Lon Chaney‘ di ZoneKiller del 19.10.07.
(2) vedi la scheda dedicata ad Allan Dwan su IMDb.

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