White Terror > Daniel Schweizer

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Il regista, nel suo peregrinare tra Svezia, Russia e sud degli Stati Uniti, riesce a restituire la giusta dimensione alla crescente proliferazione del fenomeno neo-nazista nel mondo: non più fenomeno isolato da tenere in relativa considerazione bensì collaudatissima organizzazione la cui capacità di coordinamento e comunicazione è capace di travalicare ogni confine. Un’organizzazione assolutamente non acefala (ma i veri promotori restano nell’ombra, ahche se qui i capi nazionali si vedono e parlano) che mira alla destabilizzazione della democrazia. E questo non senza complicità da parte di alcune realtà istituzionali che, nella migliore delle ipotesi, non sanno come reagire.

A Daniel Schweizer – già autore di Skinhead Attitude (2003) sullo stesso tema – riesce ciò che appare impossibile: infiltrarsi in varie organizzazioni neo-naziste, xenofobe e parlare con capi e adepti, tra mammine tatuate che aborrono l’idea di una società multietnica per i loro figli e candide bambine già avvezze al saluto nazista.

White Terror, prendendo le mosse dall’omicidio di un giovane simpatizzante neo-nazi avvenuto a Interlaken, riesce a illustrare in modo mirabile il terreno socio-culturale in cui nasce il fenomeno.
Alla fine traspare una realtà inquietante. Sono molte le persone che simpatizzano con il movimento, pur scegliendo di tenere le distanze dalle sue azioni. Le autorità spesso conoscono benissimo responsabili e adepti ma, in nome di una malintesa difesa della libertà di espressione, lesiva di gran parte della società, non trovano appigli validi per un intervento.

Presentato al 58. Festival internazionale del film di Locarno

Roberto Rippa

White Terror
(Svizzera/Francia/Germania/Finlandia, 2005)
Regia e sceneggiatura: Daniel Schweizer
Fotografia: Piotr jaxa, Johannes Imdahl
Montaggio: Katrin Plüss
90’

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