Reality > Matteo Garrone

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UN FILM BRUTTO, PER FORZA
Reality | Matteo Garrone (Italia-Francia/2012)

a cura di Michele Salvezza
da Rapporto Confidenziale 36

 

Ma cu sti mode, oje Bríggeta,
tazza ‘e café parite:
sotto tenite ‘o zzuccaro,
e ‘ncoppa, amara site…
Ma i’ tanto ch’aggi’’a vutá,
e tanto ch’aggi’’a girá…
ca ‘o ddoce ‘e sott’’a tazza,
fin’a ‘mmocca mm’ha da arrivá!


Reality è un film di questi tempi, un film su questi tempi.
«Di questi tempi è già tanto!» questo mi sento rispondere ogni qual volta sollevo dubbi sul Cinema di Garrone.

Tra i buoni propositi per il nuovo anno, ho in mente d’inserire l’eliminazione di ogni certezza e il malcostume di recensire un film basandomi sul mio gusto personale.
Anche un film che non mi piace deve potermi piacere. Il brutto può essere bello, ammesso che sia un brutto veramente brutto, un pessimo.

Reality ha fatto in modo che anticipassi il Capodanno.

Il mio problema con Reality è l’essere contemporanei.
Esseri contemporanei che dallo schermo si sono materializzati sulle poltrone adiacenti la mia, creando una tridimensionalità che non richiede occhiali per una visione più chiara, tutto è già sotto i miei occhi, intorno a me che ci sono dentro fino al collo.
L’oggettività va a farsi benedire.

Garrone è l’impalpabile. Garrone e l’impalpabile, accenti.

Un impalpabile ammasso di chiassoso grasso, nulla più.

La superficie delle cose, figure e mai personaggi, accidenti e mai eventi, per scelta.
La chiave di lettura è ovvia, banale quanto inevitabile.

Garrone crea una gabbia, una super-casa del Grande Fratello in cui reclude gli attori (non attori) prima che i personaggi, limitati dalla propria esteriorità ineludibile, imitanti, pronti a mettersi in ridicolo pur di essere lì, in gabbia. Sono loro stessi un eccesso di macchiettismo vivente che Garrone sfrutta e mette in mostra come miglior rappresentazione di ciò che gli attori credono di rappresentare.
Garrone è cattivo.
Ciro Petrone non è un attore che interpreta un barista.
Ciro Petrone è carne da macello, con il braccio tatuato come una bestia messa all’ingrasso.
Ciro Petrone dopo qualche film e un reality (lui l’ha fatto per davvero) prima o dopo tornerà dietro quel bancone.
Napoli è una casa del Grande Fratello a cielo aperto. Spazi ristretti, interazioni forzate, gli occhi di tutti addosso, notorietà locale e spesso ingiustificata, farlocca.
La Casa televisiva finisce per essere un ambiente familiare solo magnificato.
Napoli come chi la popola nel film viene limitata suo malgrado dalla ferma volontà del regista carceriere. Nessuno può essere nulla di diverso da ciò che è superficialmente, esteriormente. Questa è la televisione ma anche la realtà, ormai sua estensione.

La realtà è perennemente superficiale ma capace di ferire nel profondo.
All’apparenza facile, allettante e risolutiva ci fa girare in tondo, a vuoto, perché impalpabile ed inafferrabile, irreale.

Reality ne è una rappresentazione efficace, dove forma e sostanza collimano. Tutto è fuso in un blocco unico impossibile da sezionare. Uomini, attori, personaggi, luoghi, location, sala, schermo e spettatori.
Il protagonista ergastolano è rinchiuso per davvero, liberato per essere rinchiuso nella pellicola, sullo schermo, in una sala, davanti a gente rinchiusa allo stesso modo e comunque.

Si costruisce un recinto e le bestie sono pronte a dare il peggio di se.

Alle volte in certi film c’è molto più del Cinema.
Reality cinematograficamente è un film mediocre che non riesce a svoltare quando dovrebbe. Garrone si perde negli sfondi fuori fuoco, unico espediente che segnala la visione sempre più limitata della realtà da parte di Luciano.

Reality ha un ottimo incipit e un ottimo finale, nel mezzo però c’è poco e non potrebbe essere diversamente ad un livello superficiale com’è quello della semplice visione oculare di un film.

È curioso osservare quanto sia irreale un Reality.
Considerazioni banali, certamente.
La vita stessa è un reality irreale, dove l’unico punto di vista oggettivamente accettato è il proprio.
Anche quanto appena scritto è frutto del mio punto di vista e quanto questo sia vicino alla realtà dei fatti non mi è dato sapere, ammesso che possa esistere una realtà dei fatti, una sola.
Reality potrebbe essere semplicemente un film che non m’è piaciuto e nel quale ho voluto forzatamente vedere qualcosa per giustificare l’investimento in termini di tempo e danaro.
I buoni propositi iniziano a fruttare, certamente.

Reality è un film brutto, per forza.
Amaro, amarissimo.

 

Michele Salvezza

 

 

Rapporto Confidenziale – numero36
ottobre/novembre 2012
ISSN: 2235-1329

Compra online

4,00 € : pdf + ePbu
2,00 € : ePub

Sommario

 

   

 

 

 

Reality
Regia: Matteo Garrone
Soggetto: Matteo Garrone, Massimo Gaudioso
Sceneggiatura: Matteo Garrone, Ugo Chiti, Massimo Gaudioso, Maurizio Braucci
Musiche: Alexandre Desplat
Fotografia: Marco Onorato
Montaggio: Marco Spoletini
Scenografie: Paolo Bonfini
Costumi: Maurizio Millenotti
Suono: Maricetta Lombardo
Produzione: Domenico Procacci, Matteo Garrone
Co-produzione: Jean Labadie
Interpreti: Interpreti: Aniello Arena (Luciano), Loredana Simioli (Maria), Nunzia Schiano (Zia Nunzia), Ciro Petrone (Barista), Nando Paone (Michele), Paola Minaccioni (Cliente Romana), Claudia Gerini (Presentatrice)
Produzione: Fandango, Archimede, Le Pacte; in collaborazione con Rai Cinema, Soficinema 7, Sofica Coficup, Cinemage 6, Canal +
Rapporto: 2.35:1
Camera: Arricam LT, Zeiss Master Prime Lenses
Formato ripresa: Super 35 (3-perf), Digital Intermediate (2K)
Lingua: dialetto napoletano
Paese: Italia-Francia
Anno: 2012
Durata: 115′

 

 

 

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  • sandra palombelli

    Il buon proposito di essere oggettivo è stato disatteso. Per forza.
    Il pezzo è bello anche se non è vero.