José Mojica Marins

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

mojica

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numeronove, novembre 2008 (pag.6-9).

download. ALTA QUALITA’ 7.0mb | BASSA QUALITA’ 3.0mb

José Mojica Marins di Samuele Lanzarotti

“Il mio concetto di buon cinema è stato modificato per sempre dalla visione di ‘O Ritual dos Sádicos’. José Mojica Marins non è uno di quei mostri hollywoodiani altamente tecnologici, ma un Messia dei film a basso budget, un profeta infernale, uno spirito malvagio che condensa in un’anima tormentata tutta la povertà e le malattie di un paese afflitto dalla carestia.”

(André Barcinski, a cui dedico questo articolo… è lui che ha tolto il velo sulla travolgente e folle storia di José Mojica Marins)

questo articolo è dedicato André Barcinski… è lui che ha tolto il velo sulla travolgente e folle storia di José Mojica Marins

Icona del cinema horror e punto di riferimento della cultura brasiliana, tanto da essere considerato il vero e proprio “uomo nero” sudamericano nell’immaginario popolare.

Figlio di emigrati spagnoli, José Mojica Marins nasce a San Paolo durante la notte di un venerdì 13 del 1936. Il padre, appena arrivato in Brasile, si mette a gestire un piccolo cinema di San Paolo, dove il figlioletto viene parcheggiato quotidianamente. In tal modo il piccolo José viene su a pane e celluloide, ingurgitando migliaia di metri di bobina, nella più spettacolare anarchia audiovisiva, saltellando per giunta tra i generi più disparati. A quattro anni viene profondamente scosso assistendo ad un documentario sulle malattie veneree. A undici anni il padre gli regala una cinepresa 8mm e da lì José non sarà più lo stesso. Due anni dopo, José lascia la scuola e comincia a darsi da fare per realizzare cortometraggi, filmando dovunque gli capiti. Nel 1952 crea totalmente da solo una compagnia cinematografica, dal nome altisonante di “Apollo Cinematografica”. Il suo studio cinematografico è in realtà all’interno di un magazzino abbandonato ed è dotato solamente di una cinepresa 16mm us(ur)ata e di un cavalletto. In pochi giorni il carismatico José riesce a mettere insieme una troupe scalcinata, ma determinata a sfondare nel panorama del cinema brasiliano. Insieme riescono a produrre numerosi cortometraggi, si narra circa 80. Nel 1956 avendo ormai preso confidenza con il mezzo, il fiammeggiante José e i suoi compagni d’avventura si lanciano nella titanica impresa di girare un lungometraggio, dall’apocalittico titolo “Sentenza di Dio”, ma il Creatore (chiamato in causa un po’ avventatamente) si irrita a tal punto, che José deve sostituire ben tre attrici nel ruolo della protagonista, tutte morte improvvisamente durante la lavorazione del film (una annegata in piscina, una colpita dalla tubercolosi e l’ultima in un incidente stradale). Il film ovviamente viene cancellato e José va incontro a qualche giorno di sconforto e come se non bastasse si diffonde tra le maestranze la voce che lavorare con lui porti sfortuna. L’occasione per girare un vero film si ripresenterà nel 1958 e sarà un western, dal titolo paradigmatico e stavolta di buon auspicio, “Il destino di un avventuriero”. Il film risulterà però sgradito alla chiesa e verrà conseguentemente bandito dalle sale. Marins decide allora di realizzare un dramma edificante, che stavolta piace alle autorità ecclesiastiche brasiliane, ma si rivela un fiasco completo al botteghino. José non si dà per vinto e decide di creare una rivista di cinema autarchica: lui fa tutto, impagina, cura la grafica, scrive gli articoli e disegna i fumetti. Dopo la rivista, di cui escono quattro numeri, nel 1964 il cineasta ha l’intuizione che, a suo modo, cambierà il Cinema e renderà le notti dei brasiliani un inferno: crea la figura del becchino sadico Zé Do Caixão, chiamato successivamente negli Stati Uniti e in Inghilterra Coffin Joe. Per produrre il film, dato che nessuno lo sostiene, José è costretto a vendere tutto ciò che possiede. Zé Do Caixão è così il protagonista dell’horror “À Meia-Noite Levarei Sua Alma” (A mezzanotte prenderò la tua anima). L’idea e l’immagine del protagonista gli vennero durante un incubo notturno. Zé è un personaggio sinistro, oscuro benestante, molto temuto dai suoi compaesani, vestito sempre completamente di nero, con un mantello, un cappello, un crocifisso sul petto e le unghie delle mani incredibilmente lunghe. Ma è soprattutto mentalmente che emerge violentemente la bizzarria del personaggio che disprezza la vita umana, la morale e la religione, uccide senza scrupoli, seviziando chi gli si oppone. È un cattivo a tutto tondo, spietato, malvagio ed arrogante e mette in mostra nei suoi films tutta la sua ironica carica di ferocia e blasfemia. Per interpretare Zé, José si fece crescere realmente le unghie in maniera incredibile, per decenni poi mai più tagliate. Nel film il suo proponimento è quello di trovare la donna perfetta che gli possa donare il figlio perfetto, con lo scopo di poter dare una discendenza alla sua malvagità. Per tale motivo, terrorizza il villaggio non esitando ad uccidere chiunque tenti di ostacolare il suo sogno. All’uscita il film spiazza i mass media ed il pubblico. Alcuni critici soprannominano Marins “il pervertito” e le frange conservatrici del potere politico sono offese dall’empietà del personaggio. Il film è conseguentemente vietato in diverse città. Per Marins la situazione diventa sempre più difficile, per poi precipitare nel momento in cui in Brasile prende il potere una dittatura militare ed egli diventa il bersaglio preferito della censura. Per cercare di imbrogliare le carte José gira, non accreditato nei titoli di testa, un film “O Diabo de Vila Velha” nel 1966, andato praticamente perduto. Ma poi nel 1967 risorge, coraggiosamente temerario, e riesce a girare un altro indimenticabile horror “Esta noite incarnarei no teu cadaver” (Questa notte possiederò il tuo cadavere), sequel del primo. Nonostante otto riverberanti minuti vengano falciati via dalla censura militare, il film risulta uno dei maggiori incassi dell’annata cinematografica brasiliana e tuttora rimane, debitamente raffrontato, uno dei cinquanta film brasiliani più popolari di tutti i tempi. La storia è sovrapponibile al primo riguardo alla ricerca del figlio perfetto. Con la differenza che in questo, il protagonista sequestra ragazze, sfruttando una serie di equivoci che portano il prete del villaggio a tranquilizzare il popolo altrimenti giustamente infuriato, per poi sottoporre le procaci fanciulle al test della paura: un attacco di oltre cento ragni di grosse dimensioni e di decine di serpenti di 12-15 metri: una sola non si spaventa davanti all’attacco delle tarantole a mezzanotte e quella è la prescelta. La scena, tutta girata rigorosamente dal vero senza trucchi, ha tuttora un impatto devastante, si avverte il clima di terrore che incombe sul set e impressiona vedere decine di ragni che passeggiano minacciosamente sulla bella di turno. Nella realtà, per sopportare la scena, le ragazze si ubriacarono dietro le insistenze del mefistofelico regista.
In quegli anni Marins comincia i suoi provini leggendari. Gli aspiranti attori per i suoi film devono effettivamente leccare serpenti, mangiare ragni, afferrare fili elettrici, sopportare il fatto di essere seppelliti sotto terra senza bara, tollerare scorpioni sulla pelle e fare ogni tipo di stranezza. Nonostante questo o forse proprio per questo, il suo studio è sempre gremito di candidati e di belle donne e la stampa lo fa automaticamente diventare una celebrità nazionale.

Tra il 1967 e il 1971 il cineasta raggiunge la sua vetta creativa regalandoci, oltre ai già citati: “Pesadelo Macabro” (episodio del film “Trilogia del terrore”), il folgorante “O Estranho Mundo de Zé do Caixão” (in pieno 1968!), il delirante “O Ritual dos Sádicos” (Il risveglio della Bestia, 1969) e il messianico/nietzschiano “Finis Hominis” (1971).

I suoi film sono grandi successi e Zé Do Caixão diventa in Brasile un vero e proprio fenomeno sociologico, da cui scaturiscono spettacoli televisivi, fumetti, riviste, pupazzi, magliette e attorno a cui fiorisce un rigoglioso marketing. Va precisato che il cineasta non approfitterà mai della sua fama a livello economico, investendo il ricavato di ogni film nel successivo e non avendo dividendi dalle vendite dell’indotto che rotea attorno alla sua figura. Lui è concentrato a girare film, intento a filmare per giorni senza fermarsi (racconta di un tour de force di 96 ore continuative di ripresa per terminare un film), spesso con il ricorso massiccio ad amfetamine, inseguendo la sua viscerale urgenza creativa.

Raccontano gli attori che una volta subì un grave infortunio ad una gamba sul set e tutta la troupe esultò pregustando qualche giorno di riposo. No. Il giorno dopo José si presentò, malmesso, sul set per finire il suo film. In un’altra occasione un’overdose di amfetamine gli procurò gravi crisi simil-convulsive, che gli costarono diversi giorni di ospedalizzazione, ovviamente solo dopo aver finito le riprese del film in corso.

Ben presto Mojica diventò uno dei più famosi artisti del Brasile, arrivando anche a condurre due spettacoli televisivi di notevole successo. Intanto il film “O Estranho Mundo de Zé Do Caixão”, composto da tre episodi farneticanti, viene proibito in Brasile per dieci mesi perché ritenuto violento e blasfemo, ma diventa un successo commerciale sensazionale. A proposito di “O Estranho Mundo de Zé do Caixão” il grande critico Gerard Lenne afferma “la presunzione del personaggio, la sua ingenuità che confina col grandioso non devono nascondere le audacie del regista che tocca temi come il sadismo, il feticismo, la necrofilia in uno stile da fotoromanzo che dà al tutto una strana magnificenza quasi maldororiana”.

In Finis Hominis, uno strano uomo che si fa chiamare appunto “Finis Hominis” appare dal nulla su una spiaggia. Presto un vasto numero di persone del luogo cominciano a seguirlo dappertutto, mentre lui enuncia parabole e compie miracoli: salva un bambino morente, resuscita un uomo di nome Lazaro (morto per il dolore alla comunicazione della morte della moglie ninfomane!), difende l’adultera Madalena dai suoi vicini e condanna l’ipocrisia e la menzogna di un gruppo di giovani ad una festa. Ormai è un guru con un largo e adorante seguito. Alla fine però, torna solo nel misterioso rifugio da cui era scappato. La pellicola è uno spaccato molto profondo e stimolante sulla fede e sul misticismo nel mondo contemporaneo, a cui il regista ha dato anche un sequel nel 1972 dal titolo “Quando gli dei si addormentano”.

Il suo film più sovversivo rimane “O Ritual dos Sádicos” (anche titolato Awakening Of The Beast – il risveglio della bestia), che ha il coraggio di affrontare senza mezzi termini il tema della droga e quello della prostituzione. Il regime militare brasiliano vuole nascondere la testa sotto la sabbia e impone che tali temi non siano nemmeno nominati, nonostante infestassero la società brasiliana dell’epoca. Marins viene arrestato, il governo vuole bruciare i negativi del film, un altro film spiazzante “Delírios de um Anormal” rimarrà proibito per vent’anni nel suo paese d’origine.

Durante gli anni Settanta il cinema brasiliano, infatti, attraversa una grave crisi, causata dall’inasprimento dei controlli del governo sull’industria cinematografica. Fra il 1970 e il 1984 il paese perde il 60% delle sue 3500 sale. Dozzine di case di produzione indipendenti falliscono, e i cineasti cominciano a riciclarsi in televisione o in pubblicità. José Mojica Marins non si dà per vinto e continua a girare pellicole sghembe, in cui però non ha il controllo totale del risultato finale, comunque si diverte a cavalcare un po’ tutti i generi cinematografici, dal western, alla commedia scollacciata, all’horror esorcistico, all’erotico deviante, fino al porno. Le storie sono scritte dal più assiduo collaboratore di Marins, lo scrittore Rubens Francisco Lucchetti, un intellettuale dalla cultura sterminata e dotato di capacità sorprendenti…in quegli anni scriverà migliaia di storie, libri e articoli (notare l’entità della sua biblioteca nel documentario “Maldito”).

Parallelamente Marins acquista popolarità in Europa, durante gli anni Settanta, partecipando a diversi festival cinematografici horror francesi e spagnoli, cominciando a presenziare agli incontri con le maggiori star internazionali del cinema horror. In questi incontri Zé do Caixão si reca sempre accompagnato dal fido bodyguard, ex pugile Satan.

Ma il suo vero ritorno sul piano internazionale avviene nel 1993, quando firma un contratto con una casa di produzione video americana, la seminale Something Weird Video, e vede così ben undici suoi film distribuiti sul mercato americano. E’ immediatamente un clamoroso successo. Nel 1994 si reca personalmente negli Stati Uniti per raccogliere le ovazioni di centinaia di giovani alle convention horror.

Certo è che Marins è un cineasta unico, visionario come pochi altri, certamente il più provocatorio e dissidente regista del cinema brasiliano. Mojica Marins non è stato influenzato da nessuno, semplicemente per il fatto che non ha mai studiato cinema e all’epoca non aveva certo visto film d’autore. Ama affermare:”il cinema è pratica. Non posso impararlo attraverso ore di studio passate sui banchi di una scuola di cinema. Si impara solamente imbracciando una telecamera e filmando, filmando, filmando. Tutto ciò è infinitamente meglio che andare ad una scuola di cinema ad imparare come si filma dogmaticamente!”. Barcinski, uno dei pochi critici suoi estimatori, afferma: “Marins è un originale vero, un filmmaker con un talento intuitivo e istintivo. Utilizza soprattutto attori non professionisti e lavora con budget bassissimi, ma la sua creatività nasconde ogni carenza di denaro. Marins crea i suoi personaggi e i suoi ritmi. Filma come nessuno ha mai fatto prima di lui. La sua mancanza di conoscenze teoriche può far sembrare amatoriali i suoi film, ma dà ad essi una forza brutale, grezza. José Mojica Marins è veramente un cineasta naïf, ma eccentrico fino al midollo, autore forsennato e pulp, in (pauroso) equilibrio tra horror ed eros”.

Per capirci i registi con cui Marins ha le maggiori affinità sono l’inarrivabile maestro Luis Buñuel e il mirabile cane sciolto Jess Jesus Franco. Grazie allo straordinario appoggio del regista Rogerio Sganzerla, negli ultimi anni, sta venendo rivalutato il ruolo di Marins anche all’interno nel cinema brasiliano visto nel suo complesso.

Nel 2001 André Barcinski (con la collaborazione di Ivan Finotti) ha regalato al mondo “Maldito – O Estranho Mundo de José Mojica Marins”, documentario che ripercorre la vita e le opere del cineasta, in cui vi sono altri gustosi aneddoti sulla folgorante odissea di questo splendido irregolare, tra cui le immagini di un happening in Brasile in cui il cineasta riesce a fare andare in trance un intero auditorium, raccontando un drammatico incidente aereo e facendo in modo di coinvolgere il pubblico in prima persona. Il documentario spiega anche, in maniera accurata, le radici della sua poetica.

E’ uscita anche in Europa poi la raccolta Zé do Caixão in Dvd – 50 anni del cinema di José Mojica Marins, edita da Cinemagia (WTF Distribuidora). Si tratta della più completa raccolta 86 film) mai dedicata ad un regista brasiliano. I film sono corredati delle sceneggiature originali, sottotitolati in quattro lingue e comprendono i principali documentari dell’epoca, inchieste speciali e interviste con gli attori, produttori, colleghi e ammiratori, che commentano e dissertano su alcune delle opere più lugubri e geniali del cinema brasiliano. Tra le altre il più grande critico cinematografico brasiliano, Rubens Ewald Filho afferma: “”Mojica non capiva niente di cinema e proprio per questo ha fatto cose altamente originali. Per me è uno dei più grandi autori brasiliani.”

In un film recente, rimasto incompleto, Marins non ha esitato a fatto filmare dal vivo un’equipe di oculisti intenti ad eseguire un delicato intervento su un suo occhio malato (“Follia!” l’esclamazione dei medici alla richiesta), usando poi alcune sequenze per una pellicola dal titolo “The Eye in the Gates of Hell” e dichiarando che Buñuel aveva sì lacerato l’occhio per primo in “Un chien andalou”, ma si trattava di un occhio di bue…non aveva certo avuto il coraggio di farlo col proprio occhio…

Nel 2008 José Mojica Marins ha presentato al Festival di Venezia “Encarnação do Demônio”, tornando a 72 anni suonati negli efferati panni di Zé Do Caixão…e si è trattato di uno dei pochi eventi reali del festival…speriamo in un’utopica sua distribuzione in sala…

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numeronove, novembre 2008 (pag.6-9).

download. ALTA QUALITA’ 7.0mb | BASSA QUALITA’ 3.0mb

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+