Caro Nonno | Luca Ferri

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

Con piacere pubblichiamo il dossier dedicato al cortometraggio “Caro Nonno” a cura dell’autore e regista Luca Ferri. Portatore sano di una visione cinematografica originale e coerente in ogni sua concretizzazione, Ferri è senz’ombra di dubbio uno dei più interessanti e potenti sguardi che il cinema italiano contemporaneo possiede.

 

CARO NONNO
dossier a cura di Luca Ferri

 

SINOSSI

3 nipoti accumunate dalla stessa voce meccanica scrivono al loro “caro nonno”. Forse sono gemelle, di certo si assomigliano come sorelle. Confessano le loro misere e paralizzate esistenze al loro despota ottuagenario, padre dei loro molli genitori. Chiedono al nonno il perché di tanto rancore nei confronti di Goethe e il perché di un amore inconfessato e inconfessabile per Stravinsky. Si trovano geograficamente agli opposti eppure nello stesso posto. Chiedono al nonno il perché di tanto rancore nei confronti di Calvino e il perché di un amore inconfessato e inconfessabile per Stravinsky. Forse sono sorelle, di certo si assomigliano come gemelle. Si lamentano per la qualità alterna delle immagini a loro associate mentre chiedono al caro nonno il perché di tanto rancore nei confronti di Wallace ed il perché di un amore inconfessato e inconfessabile per Stravinsky. L’apparizione del caro nonno chiarirà ogni dubbio mettendo fine alla speranza.

 

 

SOGGETTO

Il film prevede solo 7 inquadrature. Come i vizi capitali condensati nel più grande vizio capitale. Il cinematografo.
Tre inquadrature, una perfettamente a fuoco con tempi maggiori e 2 leggermente fuori fuoco (quasi un peccato e per ciò con durate inferiori) delle tre sorelle in primo piano mentre una voce off meccanica enuncia in modo didascalico (vedi “testo trailer”) lo svolgimento del film.
Nota bene: la scena iniziale del film è il trailer del film. Si deve fare economia ed essere didascalici.
Poi tre ulteriori inquadrature fisse con le 3 medesime voci off raccontano le lettere che le tre sorelle hanno scritto al caro nonno.
Nota bene: Alla fine della scena iniziale “trailer” e negli intervalli tra una sorella/gemella e l’altra si richiede un stacco nero di 3 secondi.
La scena finale è un’inquadratura fissa del caro nonno immobile osservante il mezzo cinematografico.

 

 

NOTE DI REGIA

Il film è severo. Estenuante. La nota di regia non è necessaria tranne il fatto che:
1) Il film è un ommage al compositore vivente Dario Agazzi. Ogni scelta dell’opera è un preciso richiamo o evocazione del compositore vivente Dario Agazzi.
2) In alcuni momenti si potrebbe pensare ad una seduta spiritica dove s’invoca il compositore ad apparire.

 

 

 

 

 

TESTO TRAILER

Caro nonno,
tre sorelle identiche
verrebbe da pensarsi a tre gemelle
Caro nonno,
tre gemelle identiche
verrebbe da pensarsi a tre sorelle
scrivono una lettera al caro nonno
raccontano lui quello che vedono
il caro nonno le riceverà a distanza di vent’anni intervallate di uno
caro nonno
un film ommage al compositore vivente dario agazzi
caro nonno
un film senza speranza
finalmente non troveremo giovamento da alcuna visione
caro nonno
alcune immagini non paion neppure nitidie
perché non adoperiamo machine professionali
saremmo più credibili e tu meno scorbutico
caro nonno perché inserire il trailer nel film, perché?
che caratteraccio detieni
verrebbe da dirsi che
è il film sempre uguale di quel tale che detesta tutti
caro nonno
tre sorelle identiche
verrebbe da pensarsi a tre gemelle
Caro nonno,
tre gemelle identiche
verrebbe da pensarsi a tre sorelle
scrivono una lettera al caro nonno
raccontano lui quello che vedono
un film senza speranza
l’abbiamo perduta caro nonno
ci è rimasto solo un pugno di pop corn e salatini
qualche piacere della carne
qualche immagine ben composta ma non precisamente a fuoco
caro nonno
adorno disse: l’ingenuità nei confronti dell’arte è un fermento dell’accecamento; chi ne è del tutto privo è tanto più ottuso, imprigionato in ciò che gli viene imposto.

 

 

TESTO PRIMO

Caro nonno,
ti scrivo mentre vedo dalla mia finestra una felice città.
Caro nonno,
vedessi che bellezza.
È tutto un via vai.
Caro nonno.
Strade asfaltate e nessun vento.
Possiamo uscire senza foulard.
Questa notte non ho sognato certi ceffi, quelli che sempre mi nominavi.
Niente Adorno, niente Dix, caro nonno.
Questa notte non ho sognato certi ceffi, quelli che sempre mi nominavi.
Mi è venuto in sogno quel gran briccone di Novalis, pseud. Di Friedrich Leopold von
Hardenberg.
L’amore gli apparve come forza redentrice.
Non come quelli che mi dicevi tu.
Dicevi sempre che la scuola romantica serve solo per le ortiche.
Caro nonno.
Briccone sei sempre stato.
Il novalis pseud. Di Friedrich Leopold von Hardenberg parla di riconciliazione delle stagioni.
Tu bestemmiavi sempre quando ti chiedevamo di passeggiare nel bosco o in riva al fiume.
Dicevi sempre che la natura serve solo per le ortiche.
Un giorno ci hai portato con le altre mie due sorelle a Venezia per vedere la tomba di Igor Stravinsky. Perché ci facesti sputacchaire sulla di lui tomba? Perché caro nonno? Perché?
Caro nonno,
vedessi che bellezza.
È tutto un via vai.
Strade asfaltate e nessun vento.
Le case sono tutte colorate.
Nessuna è bianca come quelle dei villaggi che ci facevi sempre visitare.
Perché tutto questo rigore caro nonno?
Ti scrivo mentre guardo fuori dalla finestra la grande vita di questa città colorata.
Perché ci obbligavi a dare del lei anche allo zotico panettiere?
Perché tutta questa severità?
Il novalis pseud. Di Friedrich Leopold von Hardenberg è il tuo opposto caro nonno.
Perché lo odiavi e dicevi a gran voce che era una mammaluccola?
Dicevi sempre che la poesia serve solo per le ortiche.
E le ortiche per fare il risotto oppure pungersi il sedere.
Dicevi che se ci vedevi leggere quel macaco di Goethe ci avresti tagliato le mani.
È un crucco buono solo per i tedeschi quello ci dicevi e poi ci lasciavi sole con qualche tuo scritto antigesuitico.
Caro nonno non mi perdonasti mai di aver sposato un tedesco.
Un giorno ci hai portato con le altre mie due sorelle a Venezia per vedere la tomba di Igor Stravinsky. Perché ci facesti sputacchiare sulla di lui tomba? Perché caro nonno? Perché?
Il novalis pseud. Di Friedrich Leopold von Hardenberg parla di riconciliazione delle stagioni.
Tu dicevi che ogni stagione è buona per darsi nuove botte in testa.
Caro nonno.
Trovammo sotto il tuo cuscino l’immaginetta di Roscellino che ebbe come scolaro Abelardo.
Briccone sei sempre stato.
Tu dicevi che ogni stagione è buona per darsi nuove botte in testa.
Caro nonno.
Mi scrivesti l’ultima volta 22 anni fa senza salutarmi.
Citasti il solito Adorno.
I produttori di opere d’arte di rilievo non sono semidei ma uomini fallibili, spesso nevrotici e patologici.

 

 

TESTO SECONDO

Caro nonno,
ti scrivo mentre vedo dalla mia finestra un bellissimo bosco.
Caro nonno,
vedessi che bellezza.
È tutto un tripudio di piante e colori.
Caro nonno.
C’è molto via vai ma si respira bene.
Il verde ci richiede molta cura.
Questa notte non ho sognato certi ceffi, quelli che sempre mi nominavi.
Niente Kracauer, niente Groz, caro nonno.
Questa notte non ho sognato certi ceffi, quelli che sempre mi nominavi.
Mi è venuto in sogno quel gran briccone di Festugière pseud. Andreè-Jean.
Guidato da una sicura analisi genetico-psicologica.
Non come quelli che mi dicevi tu.
Dicevi sempre che la scuola epicurea serve solo per le ortiche.
Caro nonno.
Briccone sei sempre stato.
Il Festugière pseud. Andreè-Jean parla della metamorfosi dell’idea del divino.
Tu bestemmiavi sempre quando ti chiedevamo di passeggiare nel bosco o in riva al fiume.
Dicevi sempre che la metamorfosi serve solo per le ortiche.
Un giorno ci hai portato con le altre mie due sorelle a San Pedro in california per vedere la
tomba di Charles Bukowski. Perché ci facesti sputacchiare sulla di lui tomba? Perché caro nonno? Perché?
Caro nonno,
vedessi che bellezza.
È tutto un tripudio di pianticelle.
Ci sono molti animaletti.
Le piante sono tutte colorate.
Non c’è nessun cactus come quelli che ci facevi sempre vedere.
Perché tutto questo rigore caro nonno?
Ti scrivo mentre guardo fuori dalla finestra la grande vitalità di questo bosco verde.
Perché ci obbligavi a dare del lei anche allo zotico droghiere?
Perché tutta questa severità?
Il Festugière pseud. Andreè-Jean è il tuo opposto caro nonno.
Perché lo odiavi e dicevi a gran voce che era un belzebù?
Dicevi sempre che la psicologia serve solo per le ortiche.
E le ortiche per fare il pangrattato oppure pungersi il deretano.
Dicevi che se ci vedevi leggere quello scimmione di Calvino ci avresti tagliato le mani.
È un furbo buono solo per gli italiani quello ci dicevi e poi ci lasciavi sole con qualche tuo scritto antiebraico.
Caro nonno non mi perdonasti mai di aver sposato un italiano.
Un giorno ci hai portato con le altre mie due sorelle a San Pedro in california per vedere la tomba di Charles Bukowski. Perché ci facesti sputacchiare sulla di lui tomba? Perché caro nonno? Perché?
Il Festugière pseud. Andreè-Jean parla di dio nascosto ma costantemente invocato nei testi teurgici.
Tu dicevi che ogni stagione è buona per darsi nuove botte in testa.
Caro nonno.
Trovammo sotto il tuo cuscino l’immaginetta di Cleanteo che ebbe come scolaro ancora Abelardo.
Briccone sei sempre stato.
Tu dicevi che ogni stagione è buona per darsi nuove botte in testa.
Caro nonno.
Mi scrivesti l’ultima volta 21 anni fa senza salutarmi.
Citasti il solito Adorno.
L’obiettività si irrigidisce a maschera, la vita evocata diventa un rituale repellente.

 

 

TESTO TERZO

Caro nonno,
ti scrivo mentre vedo dalla mia finestra una bellissima chiesa.
Caro nonno,
vedessi che bellezza.
È tutto un tripudio di archi e capitelli.
Caro nonno.
C’è molto via vai ma si può pregare bene.
Il prevosto ne ha molta cura.
Questa notte non ho sognato certi ceffi, quelli che sempre mi nominavi.
Niente Thomas Bernard, niente Loos, caro nonno.
Questa notte non ho sognato certi ceffi, quelli che sempre mi nominavi.
Mi è venuto in sogno quel gran briccone di Adelardo di Bath.
Guidato da una sicura lotta ai verbalismi dei logici.
Non come quelli che mi dicevi tu.
Dicevi sempre che la scuola di scrittura serve solo per le ortiche.
Caro nonno.
Briccone sei sempre stato.
L’Adelardo di Bath analizza il problema delle maree e il vuoto della natura.
Tu bestemmiavi sempre quando ti chiedevamo di passeggiare in riva al mare.
Dicevi sempre che le maree servono solo per certi fanatici.
Un giorno ci hai portato con le altre mie due sorelle a Londra per vedere la tomba di Carlo Marx. Perché ci facesti sputacchiare sulla di lui tomba? Perché caro nonno? Perché?
Caro nonno,
Vedessi che bellezza.
È tutto un tripudio di prevosti e comunisti.
Ci sono anche dei boy scout.
Hanno foulard tutti colorati e scarpe rotte.
Non c’è nessun formalista in nero come quelli che ci facevi sempre vedere.
Perché tutto questo rigore caro nonno?
Ti scrivo mentre guardo fuori dalla finestra la grande vitalità di questi ribelli.
Perché ci obbligavi a dare del lei anche allo zotico macellaro?
Perché tutta questa severità?
L’Adelardo di Bath è il tuo opposto caro nonno.
Perché lo odiavi e dicevi a gran voce che era un cattocomunista?
Dicevi sempre che i documentaristi servono solo per le ortiche.
E le ortiche per fare il pangrattato oppure pungersi il diddietro.
Dicevi che se ci vedevi leggere quel bonobo scimmione di David Foster Wallace ci avresti tagliato le mani.
È un furbo buono solo per gli americani quello ci dicevi e poi ci lasciavi sole con qualche tuo scritto antiumanitario.
Caro nonno non mi perdonasti mai di aver sposato un americano.
Un giorno ci hai portato con le altre mie due sorelle a Londra per vedere la tomba di Carlo Marx. Perché ci facesti sputacchiare sulla di lui tomba? Perché caro nonno? Perché?
L’Adelardo di Bath parla di esser contrario al ricorso delle autorità citate come dogmi.
Tu dicevi che ogni stagione è buona per darsi nuove botte in testa.
Caro nonno.
Trovammo sotto il tuo cuscino l’immaginetta in collage di Adorno che si faceva sodomita con Stravinsky che ebbe come scolaro ancora Abelardo.
Briccone sei sempre stato.
Tu dicevi che ogni stagione è buona per darsi nuove botte in testa.
Caro nonno.
Mi scrivesti l’ultima volta 20 anni fa senza salutarmi.
Citasti il solito Adorno.
La fantasmagoria di un mondo estetico non disturbato da scopi aiuta il mondo al di sotto dell’estetico a ottenere un alibi.

 

 

 

 

Caro Nonno
Ommage al compositore vivente Dario Agazzi
Regia, soggetto, sceneggiatura, fotografia, testi e voci meccaniche: Luca Ferri
Montaggio, traduzioni, sottotitoli: Samantha Angeloni
Musica: Björn Isebaert “Schlagerpotpourri (89-key Gavioli)”
Interpreti: Dario Bacis (le due gemelle), Carlos Gonzalez (il nonno)
Produzione: Lab 80 film
Formato: HD
Paese: Italia
Anno: 2014
Durata: 20′

 

Caro Nonno verrà presentato in anteprima il giorno 22 agosto all’interno di NOMADICA – 5° anno. Mostra itinerante per il cinema di ricerca.

 

© Claudio Cristini – 2014 – fonte

 

Luca Ferri (Bergamo, 1976) si occupa di immagini e parole.
Tra il 2005 e 2008 ha realizzato corto, medio e lungometraggi che hanno partecipato a rassegne e concorsi. Nel 2011 Magog [o epifania del barbagianni] è stato presentato a Bergamo; nel 2012 è stato selezionato per alcuni festival, tra cui la 48^ Mostra del Nuovo Cinema (Pesaro). Il lungometraggio Ecce Ubu (2012) è stato presentato presso alcune gallerie e mostre d’arte. L’ultimo suo lavoro, il cortometraggio Kaputt/Katastrophe (2012), ha partecipato in concorso al Festival Cinemazero di Trento. I suoi lavori sono stati prodotti da Lab80film e recentemente acquisiti dal Circuito Nomadica. Nel 2012 è stato selezionato per i laboratori di Filmmaker presso la “Fabbrica del Vapore” (Milano) tenuti da Ben Rivers, Michelangelo Frammartino, Leonardo di Costanzo. Nel 2013 il film Habitat [Piavoli], ritratto del famoso regista bresciano girato insieme a Claudio Casazza, viene selezionato al Torino Film Festival.

ferriferri.com

 

Catalogo ragionato di Luca Ferri [PDF download] – redatto dal compositore Dario Agazzi

 

Luca Ferri in Rapporto Confidenziale
HABITAT [PIAVOLI] di Luca Ferri e Claudio Casazza – recensione a cura di Leonardo Persia
• PREAMBOLO PATAFISICO SUL CINEMA DI LUCA FERRI. CON LA SCANSIONE DI 9 ROTORILIEVI DI DUCHAMP di Giuseppe Spina e Giulia Mazzone (Nomadica) con Luca Ferri in Rapporto Confidenziale 38

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+