Rasael Men Al Yarmouk (Letters from Al Yarmouk) > Rashid Masharawi, Niraz Saeed

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Letters from Al Yarmouk01

Mukhayyam al-Yarmouk, ossia il campo profughi non riconosciuto ufficialmente al-Yarmouk, creato nel 1957 quando la zona ancora non era parte della città, è un distretto della città di Damasco popolato da Palestinesi. Nel 2002, vi erano iscritti 112’550 abitanti, un numero che si è sensibilmente assotigliato quando, nel corso della guerra civile siriana iniziata nel 2011, la zona si è trasformata in campo di battaglia tra i ribelli siriani e il Fronte per la liberazione della Palestina.

Il panorama che si offre nelle prime immagini del film è desolante: palazzi distrutti, cumuli di macerie e polvere nell’aria, persone che fissano il vuoto come in attesa di qualcosa. Il campo oggi è uno dei tanti teatri di guerra, i suoi circa 20’000 abitanti vi sono rimasti intrappolati senza avere una via di fuga. L’acqua è un bene prezioso per la sua estrema rarità, il cibo – razionato – si limita a zuppe di spezie, alla lunga nocive alla salute, le malattie si diffondono senza che sia possibile opporre loro resistenza alcuna.

Rashid Masharawi, che è nato in un capo per rifugiati a Gaza e che sente la situazione come familiare, decide di testimoniare le poco note condizioni della zona da Ramallah, dove abita e lavora, dopo essere entrato in contatto con Lamis Al Khatib, una ex abitante del campo, oggi in Germania in attesa di asilo. È lei a parlargli di Niraz Saeed, il suo ragazzo che non vede da un anno, intrappolato anch’esso nell’area.
Lui, ventitreenne fotografo, cattura immagini ma non sa cosa farne. Nemmeno Masharawi, che però resta in contatto con lui da febbraio a novembre 2014, raccogliendo materiale fotografico e video senza ancora sapere esattamente come usarlo.
Niraz si trasforma in coregista, scendendo per le strade con il suo computer portatile e filmando attraverso di esso la vita quotidiana nell’area. Sono queste le immagini che, alternate alle conversazioni via Skype tra i due autori, compongono il documentario, che conosce anche un ulteriore apice di dramma quando il fratello di Niraz viene ucciso da un cecchino.
Quello che prima della guerra era un centro commerciale importante per il Paese, grazie al cibo e alle spezie che vi si potevano acquistare, è oggi il teatro di una gravissima crisi umanitaria di cui non si intravvede una possibile fine.
I dialoghi tra Rashid Masharawi e Niraz Saeed contestualizzano la situazione ma le immagini di quest’ultimo parlerebbero efficiente anche da sole. Alla fine, anche la poesia di un momento musicale, con un pianoforte in mezzo alla desolazione delle macerie, parla di una speranza che non può però tenere in vita le persone.

Letters From Al Yarmouk rappresenta, proprio per la sua forma oltre che per il suo contenuto, una testimonianza fondamentale su una situazione poco nota. È l’ulteriore frammento di un quadro che illustra un mondo che ha perso la ragione e non intende ritrovarla.

 

Roberto Rippa

 

Letters from Al Yarmouk02

 

Rasael Men Al Yarmouk
(Letters From Al Yarmouk, Palestina, 2014)
Regia: Rashid Masharawi, Niraz Saeed
Testi: Rashid Masharawi
Fotografia: Niraz Saeed
Musiche: Ayham Alahmad
Montaggio: Mohammad Naji
Con la partecipazione di: Niraz Saeed, Lamis Al Khatib
57′

 

Rashid Masharawi

 

Rashid Masharawi (Gaza, 1962) è un cineasta palestinese. Abita e lavora a Ramallah, dove nel 1996 ha anche fondato una compagnia di produzione e distribuzione. È promotore di un cinema ambulante che porta film nei campi per rifugiati palestinesi. I suoi film e documentari (tra cui Curfew del 1994, cui è stato attribuito il premio Unoesco a Cannes, A Ticket to Jerusalem del 2002, Arafat, My Brother del 2005 e Palestine Stereo del 2013) hanno ottenuto numerosi premi in vari festival nel mondo.

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