Ye (The Night) > Hao Zhou

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// Black Movie Film Festival, Ginevra.
Premio della giuria della critica

 

Novello Narciso, Tuberose (il regista stesso) si prostituisce per un clientela maschile lungo una stretta scala di un imprecisato quartiere di un’imprecisata città cinese. Un commercio che dura il tempo di un rapporto orale a clienti senza volto in un gabinetto pubblico distante pochi metri. Quando nel suo spazio compare Narcissus, una collega, lui la valuta come si farebbe con un oggetto da esporre in una vetrina. Il primo cliente di Narcissus, un misterioso ragazzo che si fa chiamare Rose, si insinua nel rapporto tra i due dando vita a un triangolo dai confini imprenscindibili.

Nelle prime scene del lungometraggio d’esordio di Zhou Hao (a dire il vero, il suo film di diploma, come dichiarano orgogliosamente i titoli di coda: “un film realizzato da studenti universitari cinesi”), dopo tre documentari, viene stabilito immediatamente il tono visivo del film: colori primari forti (che il regista giustifica con l’impossibilità di curare le luci causa mancanza di mezzi), personaggi costretti in spazi limitati (anche quando si trovano all’aperto): la scalinata dove attendono i clienti, la stanza di Tuberose, dove lui balla davanti allo specchio rimirandosi nella sua camicia – una nuova ad ogni uscita – i gabinetti pubblici dove avvengono i rapporti mercenari, il tunnel dove avvengono gli altri. E l’immagine riflessa, che sia nello specchio di casa, quello del gabinetto pubblico o qualsiasi altro.

Tuberose appare staccato da se. Apparentemente anaffettivo nei confronti degli altri, sembra bastarsi. Osserva il suo corpo con piacere ma come se non gli appartenesse. Un oggetto da rimirare e da vendere, forse mai uno strumento di autentico piacere condiviso. Forse più che Narciso, un analfabeta del sentimento. Non tanto però da impedirgli di praticare il sotterfugio quando osserva non osservato i movimenti degli altri due personaggi, arrivando ad interferire con gli stessi.
Quando appare Rose, che con Narcissus ha un rapporto fugace e che tenta di avvicinarsi a Tuberose (i nomi sono auto attribuiti) sarà proprio lei a tentare di vincere le resistenze di quest’ultimo favorendo un avvicinamento tra i due ragazzi.
Il linguaggio che regola i rapporti tra i personaggi sfugge alle definizioni e sarà occasione per uno studio sull’identità, non solo sessuale.

Con una selezione molto limitata di luoghi, un forte impatto visivo, una serie di riferimenti (cinematograficamente dal Fassbinder di Querelle al connazionale del regista Wong Kar-wai; letterariamente da una serie di autori dalla mitologia greca in giù) che si dimostrano perfettamente metabolizzati tanto da essere resi in modo personale, Ye – The Night è stato scritto in una settimana e girato – soprattutto di notte – in un mese con due camere digitali Canon DLSR, ed è testimonianza di una mano sicura e di un talento estremamente promettente che già alla sua opera prima dimostra estrema padronanza sia nella scrittura (mai prolissa e nemmeno troppo assente) che nella regia (con i citati riferimenti metabolizzati e mai resi in modo scolastico o auto compiaciuto), riuscendo a rendere interessante ogni singolo minuto del film (una sola scena appare stonata rispetto al resto, ben poca cosa) e dimostrando un gusto raro nell’utilizzo della musica, inserita sempre con grande cognizione di causa e mai in modo didascalico.

È possibile realizzare un capolavoro al proprio primo film? È possibile, e The Night ne è uno tra i non frequentissimi esempi, dimostrando anche quanto i mezzi tecnici (o il denaro) siano ininfluenti al raggiungimento dello scopo.

The Night è un film che rimane e cresce nel tempo grazie alla sottigliezza della sua scrittura e delle situazioni. La stessa che anima la rappresentazione delle azioni dei suoi personaggi.

 

Roberto Rippa

 

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Ye
(titolo internazionale: The Night. Cina/2014)
Regia, sceneggiatura, scenografie, montaggio: Hao Zhou
Fotografia: Yang Zhan Wen
Interpreti principali: Hao Zhou, Jin Kang Li, Feng Qi Zhou
95′

 

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