“I resti di Bisanzio” di Carlo Michele Schirinzi e la musica elettroacustica di Biagio Putignano: la Puglia austera di un mondo perduto

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I resti di Bisanzio di Carlo Michele Schirinzi e la musica elettroacustica di Biagio Putignano: la Puglia austera di un mondo perduto
a cura di Dario Agazzi

 

forse in una notte stellata d’estate?, e il mare era azzurro
uno scherzo, una facezia ormai perduta: che si sorride, che si conosce il perché la causa, ma il valore i significati sono ormai annebbiati, e lontani: che è inutile tentare il recuperarli.
da Felice Accame, la potenza di mneme, Lerici, 1964

 

Carlo Michele Schirinzi e Biagio Putignano sono – in modi diversi – cantori di una Puglia che i turisti non conoscono di certo, e della quale chi (come me) proviene da quelle severe, umide vallate prealpine della Lombardia, ha nozione solo come lucente terra del mediterraneo mare di Bari. Ma la Puglia che diede i natali a Carmelo Bene, incendiario Provos lacaniano “apparso” (a suo dire) “alla Madonna”, è la complessa terra delle cattedrali barocche, degli antichi casini settecenteschi (così diversi dai nostri nel Nord), delle masserie, dei sontuosi palazzi, dell’influsso dei Bizantini: e si potrebbe continuare. Vidi per la prima volta il lungometraggio di Schirinzi, I resti di Bisanzio, a Pavia nel 2014: usciva quell’anno e – in occasione di una mostra personale del regista (anche fotografo) – debbo dire che ne rimasi toccato profondamente. Scrissi subito a Carlo una lettera, che sono andato a ripescare ora dopo l’ascolto del CD donatomi dal compositore (il cui ricco e variegato catalogo è stimato in tutta Europa) Biagio Putignano: Almucantarat, magnetic tape music, pubblicato dall’etichetta Da Vinci Classics nel 2016. Almucantarat – o almicantarat – in astronomia è ogni cerchio minore d’una sfera celeste parallelo all’orizzonte di un dato luogo; questa scelta di “minorità parallela” fa venire in mente proprio I resti di Bisanzio, dove tutto è minore: il luogo, lo spazio, il corpo, la terra pugliesi; paralleli a un mondo che è enigma. Ma come il film di Schrinzi non è su di un luogo, su di un tempo, bensì sul luogo e sul tempo, così la musica di Putignano descrive un coerente paesaggio sonoro che colpisce nel suo progressivo dipanarsi da un magma evocante – nel sottoscritto – il topos del mare (Sempre il mare, uomo libero, amerai! / perché il mare è il tuo specchio; tu contempli / nell’infinito svolgersi dell’onda / l’anima tua, e un abisso è il tuo spirito / non meno amaro. – Scriveva Baudelaire in L’uomo e il mare). Non a caso la prima traccia (2007) s’intitola Mari di voce su frammenti dell’Iliade: sbocconcellate da passi di violenza antica, ma non meno truce, udiamo frasi di rovinose cadute “come d’altissimi abeti” (e mentre ascoltavo nelle eccellenti cuffie Sennheiser questa musica, dinanzi alla mia finestra vedevo cadere alcuni vecchissimi frassini tagliati dai miei tagliaboschi); “spade trapassare crani”, e così via. Ma il tutto è distante, emerge dal mare del naufrago come qualcosa di perduto e remoto: perché scrivere, se poi tutto si dilegua? – Così s’esprime un tragico personaggio di Schirinzi nel film, il quale ritaglia parole per costruire un perduto senso: quasi credesse che fosse esistito. Oscillum (antica terracotta votiva d’epoca romana, rappresentante un volto e appesa agli alberi) del 1997; HDRS (titolo desunto da alcune lettere dell’antico nome greco di Otranto: solo delle consonanti non più pronunziabili), del 1998 non paiono pezzi composti tanto prima del precedente: il linguaggio elettronico di Putignano è coerentemente granitico, non si lascia mai andare a sensualità gratuite né si pasce del suono come chi – al suo interno – voglia tuffarvisi; non si hanno dubbi sulla mano di chi l’ha prodotto. I resti sono evidenti, in queste tracce viaggianti su tre dimensioni acustiche, trascrizioni di un immaginario mediterraneo dall’austero lucore. Resti di volti in terracotta, resti di parole e di città: nel film – pure –, riprese di smembrati intonaci, crepacci burriani. Ma ecco la divergenza: in Schirinzi non vi sono mezzi termini sulla risoluzione incendiaria che prende un suo personaggio. Tutto è da bruciare: il rogo – inserito in neri iati – è ecpirosi, purificazione dalla mortifera decadenza, dal frusto trascinarsi fra le rovine di Bisanzio, ove s’avverte che abbiamo perduto tutto (danziamo nei calcinacci, come i tre personaggi del film, dai volti tostati di braccianti; abbiamo calate le brache, sgambettiamo in mutande lacere). In Putignano lo sguardo si dirige lontano, dall’abisso nero del mare, verso quelle “stelle” che “se fossero sogni” (titolo di una traccia del disco composta nel 2005) potrebbero forse condurre a una dimensione metafisica, ove il corpo, gli oggetti, le architetture e i paesaggi rigati da crepe del lontano fasto, non fossero che ricordo: in un’armonia che riposi – sorridendo – nella culla dell’ignoto. •

Dario Agazzi

 

 

I RESTI DI BISANZIO
Scritto e diretto da: Carlo Michele Schirinzi • Direttore della fotografia, operatore: Carlo Michele Schirinzi • Montaggio e color correction: Carlo Michele Schirinzi, con la supervisione di Andrea Facchini • Musiche originali: Gabriele Panico • Suono: Valentino Giannì, Alberto Piccinni • Montaggio suono: Valentino Giannì • Missaggio: Marco Saitta • Parole scritte, imbastite, urlate: Carlo Michele Schirinzi, Mauro Marino • Assistente alla regia: Gabriele Quaranta • Locations, scenografia e costumi: Carlo Michele Schirinzi • Produzione: Kama soc. coop. a.r.l. / Gianluca Arcopinto • Produzione esecutiva: Gabriele Russo • Organizzazione generale: Gabriele Russo, Carlo Michele Schirinzi • Interpreti principali: Stefano De Santis (C, piromane visionario), Salvatore Bello (S, bandista cifotico), Fulvio Rifuggio (R, ex benzinaio apatico), Aldo Immacolato (1° turista clandestino), Guido Casciaro (2° turista clandestino), Claudio Riso (3° turista clandestino), Romano Sambati (terrorista culturale in torre d’avvistamento), Mariangela Lia (ragazza in camera), Marcello Ciullo (cadavere clandestino in mare), Imperia Bartolomeo (madre di C), Giancarlo Caprioli (padre di C), Luigi Schirinzi (maestro falegname) • Lingua: italiano • Sottotitoli: inglese • Colore: colore • Suono: mono/stereo • Screen ratio: 16/9 • Formato di ripresa: HDV pal • Formato di proiezione: DCP, Blu-ray • Paese: Italia • Anno: 2014 • Durata: 80′

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ALMUCANTARAT | Magnetic Tape Music
Composer: Biagio Putignano • Label: Da Vinci Classics • Series: New Music Masterworks • Genre: Electronic music • Period: 21th Century • Catalogue No: C00001 • Barcode: 0806810508824 • Year: 2016

TRACKLIST
[1] Mari di voce, on fragment by Homer’s Iliad, 2007
Voices: Fabrizio Pugliese, Kostas Klagos e Biagio Putignano (19’20)
[2] Oscillum, 1997 (10’00)
[3] HDRS, 1998 (15’00)
[4] Se le stelle fossero sogni, 2005 (10’00)
[5] Almuncatarat, 2014 (8’00)
Total Playing Time: 62’20

davinci-edition.com





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