Milano calibro 9 > Fernando Di Leo

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Milano calibro 901

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numeroquattro, aprile 2008 (pagg. 20-21).

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TRAMA

Trecentomila dollari di denaro riciclato vengono fatti passare di mano in mano tra tre corrieri. Gli uomini del boss conosciuto come L’Americano pensano così di eludere i controlli della polizia ma quando i soldi sembrano arrivati a destinazione, viene scoperto che all’interno del pacco c’è solo carta digiornale. Tre anni dopo, Ugo Piazza (Gastone Moschin) esce dal carcere di San Vittore ma gli uomini dell’Americano gli sono subito addosso. Il boss sospetta che sia stato lui a far sparire il denaro ma non avendo le prove gli impone di tornare nella banda per riuscire a controllare tutte le sue mosse.
Tenuto d’occhio dai suoi compari che aspettano un suo possibile passo falso ma anche dalla polizia che lo pedina per arrivare ad incastrare il suo capo, Ugo Piazza inganna il tempo riallacciando il rapporto con Nelly Bordon (Barbara Bouchet), la ballerina di un nightclub. Tornato ormai in pianta stabile nell’organizzazione, l’ex detenuto continua ad essere un sorvegliato speciale fino a quando un killer professionista uccide per vendetta l’Americano e la maggior parte dei suoi uomini. Per Ugo potrebbe essere l’occasione per lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare davvero ma una amara sorpresa cambierà di nuovo i suoi piani.

RECENSIONE

Praticamente il Quarto Potere del cinema di genere poliziesco, anche se lo stesso Di Leo preferiva considerare questo suo film un semplice noir che si muove idealmente sul percorso tracciato da maestri come Jean-Pierre Melville e Nicholas Ray.
Primo capitolo di quella che è conosciuta come la “trilogia del Milieu” (completata poi con La mala ordina e Il boss, Milano Calibro 9 è stato ispirato dall’omonima raccolta di racconti editati nel 1969 dallo scrittore italo-russo Giorgio Scerbanenco (padre ucraino e madre italiana) . Precisamente lo spunto iniziale con lo scambio dei pacchi riprende l’intreccio narrativo di “Stazione centrale ammazzare subito”, mentre per delineare i tratti di Ugo Piazza, il protagonista del film, il regista potrebbe aver rielaborato elementi di alcuni personaggi presenti nei racconti “Vietato essere felici” e “La vendetta è il miglior perdono”
Comunque, più che preoccuparsi dell’aderenza al testo, Di Leo sembra voler cercare di rimanere fedele allo spirito dell’opera originale ed è per questo che alla fine la pellicola riesce ad essere rappresentativa della cifra stilistica di entrambi gli autori. Da sempre attento alle psicologie, e sapendo bene come a volte basti solo una semplice battuta per delineare un carattere e renderlo indelebile nella mente dello spettatore, il regista dimostra proprio in questo film di aver raggiunto la piena maturità di narratore e riesce a rappresentare un gruppo di personaggi assolutamente memorabili. Dall’impassibile e enigmatico Ugo Piazza di Gabriele Moschin, al sardonico e duro Rocco Musco di Mario Adorf, passando per il disincantato e letale Chino di Philippe Leroy. Tre criminali che nel passato hanno pur commesso atti atroci, ma senza mai venire meno a quell’antico codice d’onore che a dispetto di tutto ha continuato a regolare le loro esistenze. A questi antieroi, Di Leo contrappone esempi di altra malavita, né più violenta, né più corrotta, ma di certo molto più avida e cinica. Mafiosi, puttane, doppiogiochisti che il caso o il destino ha trasformato in bestie feroci vivificate da quella che la scrittrice Hannah Arendt definirebbe la banalità del male.
Esemplari le figure de L’Americano, e del ragazzo contro il quale sfoga tutta la sua rabbia Rocco Musco nel violentissimo e censuratissimo finale.
Un film malinconico dunque, amaro e dove le tragiche vicende dei vari caratteri si riflettono negli umori di una Milano dolente, nichilista e splendidamente fotografata da un Di Leo che ovviamente poteva ancora concedersi il lusso di girare tante scene in esterni.
Se vogliamo trovare un punto debole in Milano Calibro 9, possiamo individuarlo nella presenza di alcune scene in cui il regista si è fatto un po’ prendere la mano dalla sua vocazione politica e ha mantenuto al montaggio alcuni scontri ideologici tra un commissario capo fascistoide e il suo vice progressista.
Negli anni a venire, tornando ad analizzare queste sequenze, lo stesso Di Leo ha riconosciuto di aver perso una buona occasione per mantenere più compatto il film.
Imprescindibile dalla pellicola, la ormai mitica colonna sonora di Bacalov supportato dal gruppo progressive degli Osanna.
C’è da segnalare che in Milano Calibro 9 l’autore di origine argentina riprende un brano incluso nello storico album dei New Trolls Concerto Grosso e già utilizzato come tema portante del film La vittima Designata di Maurizio Lucidi.
In conclusione una piccola curiosità: Le immagini della seducente Barbara Bouchet che balla seminuda nel night in cui si reca Ugo Piazza appena uscito di galera, sono state recentemente riproposte nel video Radio Player
del gruppo italiano Vinylistic.

Milano calibro902

Milano calibro 9
Censura: Vietato ai minori di anni 14
Anno: 1972
Durata: 100’
Regia: Fernando Di Leo
Sceneggiatura: Fernando Di Leo
Interpreti: Gastone Moschin, Barbara Bouchet, Mario Adorf, Frank Wolff, Luigi Pistilli, Philippe Leroy, Lionel Stander
Fotografia: Giancarlo Ferrando
Musiche: Luis Enriquez Bacalov, Osanna
Produzione: Cineproduzioni Daunia 70

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