Il cineocchio sul G8

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04-7 - Elena Moretto

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale, numero19 (novembre 2009), pag. 13.

 

Il cineocchio sul G8
Il concatenamento collettivo di enunciazioni di Giacomo Verde sui fatti del G8 genovese del 2001.
di Alessio Galbiati

Questa recensione, come il documentario di cui parla, fa un passo indietro rispetto al soggetto descritto, allo stesso modo del documentario di cui parla, offre al lettore/spettatore la versione integrale del soggetto descritto. Solo limoni propone le immagini dei fatti di Genova senza spiegare le cause che hanno prodotto quegli effetti, allo stesso modo Rapporto Confidenziale propone Solo limoni, senza bisogno di spiegarlo, ma limitandosi a contestualizzarlo. È dunque disponibile in versione integrale sul nostro account vimeo (ma anche in fondo al presente post) ed è a nostro avviso una novità importante perché da questo momento non ci limiteremo più a parlare di film e documentari, ma iniziamo a proporli direttamente, a farli vedere, per ampliare lo spettro della nostra comunicazione che vuol programmaticamente diventare non più solo di parole ma anche di suoni e immagini (in movimento).

Il 20 ed il 21 luglio 2001, durante il vertice G8 svoltosi a Genova, ero presente alle manifestazioni, ero in piazza con la mia compagna, allora eravamo poco più che ragazzi, avevo da poco compiuto 23 anni (la stessa età di Carlo Giuliani). Andai a Genova per esserci, per fare numero, pensavo che anche una sola persona in più potesse far meglio presente – ed in maniera assolutamente democratica, bellezze! – ai cosiddetti otto grandi della terra l’urgenza e la necessità di un mondo più equo, attento ai disequilibri che andava accentuando sia dal punto di vista economico, che sociale, che ambientale. Ero consapevole del fatto che nulla sarebbe cambiato, ma credevo nella forza di un momento collettivo e simbolico. Ricordo tante rivendicazioni sacrosante, a partire dalla Tobin Tax – una più equa tassazione del capitale finanziario avrebbe senz’altro arginato la crisi economica a cui stiamo assistendo, ed è buffo che il nostro Ministro dell’economia, lo stesso di quel tempo, otto anni dopo abbia avuto il coraggio di mettersi in bocca parole che all’epoca scherniva. Credevo sarebbe stata una festa, immaginavo scontri, non certo di quella portata, credevo che un minimo di buon senso ci avrebbe permesso di non correre alcun rischio per la nostra incolumità, non immaginavo di vivere quell’esperienza che, in un modo o nell’altro, mi ha per sempre segnato ed ha segnato come me una intera generazione. Non mi è successo nulla di grave, non ho riportato ferite, però in quei due giorni ho visto con i miei occhi, rossi di lacrime, sangue e rabbia, la sospensione dello stato democratico, lo stato di polizia, la violenza di stato fuori da ogni legge, lontana da qualsiasi principio di legalità.
Avevo un paio di pantaloni di cotone, una camicia e dei sandali, faceva caldo – credo – ma non ho sofferto per quello.
Arrivammo la notte del 20-21 luglio, in treno da Milano; già alla stazione si intuiva che qualcosa non andava, la polizia controllava ogni singola persona che saliva sul treno, dalle radio arrivavano notizie rassicuranti, alle frontiere venivano fermate molte persone, il trattato di libera circolazione di Schengen era stato sospeso, ma a Genova tutto bene. Raggiungemmo lo stadio Carlini, quartier generale dei disobbedienti, che per noi significava il posto più comodo ed accessibile dove poter dormire qualche ora prima del corteo di sabato 21 luglio, il giorno della morte di Carlo Giuliani (non sono mai riuscito a chiamarlo solamente con il nome di battesimo).
Quel che accadde poi non saprei nemmeno da che parte incominciare a raccontarlo, forse sarebbe terapeutico, magari una testimonianza fra le tante, ma sento che le parole non possono restituire quel che è stato, una successione di lettere non può dar conto dell’odore dell’aria, dell’adrenalina che sentivi scorrere per tutto il corpo, della sensazione di essere topi in gabbia dentro uno scenario di guerra in cui la tua sola vittoria consisteva nell’imboccare la strada giusta per salvarti dalle botte, dall’arresto, dalla follia di uno stato impazzito.
 

Il documentario che qui presentiamo (disponibile integralmente in streaming video sul canale vimeo di Rapporto Confidenziale) ad otto anni dalla sua pubblicazione, racconta i fatti di Genova a partire dal momento in cui la mia narrazione si sospende, narra i giorni del 21 e 22 luglio e lo fa con un taglio poetico e personale, con le voci fuori campo dello stesso regista, Giacomo Verde, e quella di Lello Voce (poeta e attivista). Una commento che non cerca il senso delle cose, ma che indaga i fatti e le immagini per associazioni di idee – gli anni che ci separano dagli eventi genovesi hanno prodotto in me la convinzione che per provare a raccontare ciò che è stato altra strada non vi sia che il parlare d’altro. Solo limoni isola tredici momenti dalle due giornate, anticipati e conclusi da un prologo ed un finale, scegliendo la strada del mosaico, della composizione spuria di punti di vista differenti; è un film di montaggio, un assemblaggio di materiale raccolto da un gran numero di operatori, che in primis erano e sono persone – esseri umani. Solo limoni non percorre la strada della denuncia, restituisce le immagini di quel che è successo lasciando agli occhi ed alla mente dello spettatore trarre le conclusioni del caso. Ci sono immagini surreali che paiono incredibili anche solo a raccontarle con le parole: una mucca col cappello di fronte ad un plotone di poliziotti, un’edicola aperta come se nulla fosse in mezzo ad una città in fiamme, un uomo con la mountain bike, caschetto e casacca fluorescente in mezzo ad uno squadrone di black-block, un vecchietto genovese borbottante a passeggio nel caos… Solo limoni contiene immagini straordinarie: sorprendenti, incredibili, assurde ma reali. Surreali, iper-reali. Giacomo Verde ha assemblato un instant film, con materiale proveniente da un gran numero di altri punti di vista oltre al proprio, e l’ha fatto con il linguaggio che gli è proprio, quello dell’arte politica, dell’artivismo – secondo una sua definzione (si veda l’intervista e soprattutto il libro “Artivismo tecnologico”), amplificato grazie al commento poetico ed alla suddivisione per capitoli, funzionale alla costruzione per quadri successivi di una narrazione personale, proprio perché parziale e dunque lontana da pretese d’onniscienza. Il risultato al quale giunge Giacomo Verde è una sorta di cineocchio (kinoki) vertoviano, nei termini di Deleuze e Guattari è un «concatenamento collettivo di enunciazioni» (G. Deleuze, F. Guattari, Millepiani. Capitalismo e schizofrenia, Castelvecchi, Firenze 2003, pp. 137), uno strumento informativo aperto e non dogmatico capace di provocare nello spettatore ogni tipo di emozione, ma lasciandogli totale libertà di giudizio.

C’è poi il capitolo intitolato “Non calpestate le aiuole”, montato circa al minuto 23, che proprio non ci sono parole per descriverlo. C’è il corpo di Carlo Giuliani steso a terra, esanime, morto. Attorno a lui un cordone di carabinieri in assetto antisommossa con gli sguardi persi in un angolo dell’animo umano che non conosco e non capisco. Noi stavamo qualche centinaio di metri più distanti, inconsapevoli dell’omicidio ma consci della follia della situazione, circondati da poliziotti, carabinieri, finanzieri e chissà cos’altro. Piazza Alimonda la vedevo da lontano, ancora oggi cerco con la memoria di capire cosa stavo guardando.

Solo limoni è il ricordo allucinato di una situazione allucinante, un viaggio terribile dentro al fatto più tremendo capitato in questo paese negli ultimi dieci anni, la fine di un’epoca. Vittorio Feltri, sul quotidiano Il Giornale, il giorno dopo la morte di Carlo Giuliani scrisse in prima pagina “Così il popolo di Seattle ha ottenuto il suo martire”. Aveva ragione, il problema è che non ho chiaro chi eravamo e chi siamo ‘noi’.


 

 

SOLO LIMONI (Italia/2001)
regia: Giacomo Verde
montaggio video: Fracesco Pera Turrini, Federico Carmassi
musica originale: Mauro Lupone
composizione video: Mauro Lupone, Uliano Paolozzi Balestrini, Elena Recchia, Giacomo Verde, Lello Voce
riprese video di: Giacomo Verde (giac), Teresa Paoli (ze) – Italy.IndyMedia – Uliano Paolozzi Balestrini, Pulika Calzini, Luca Tomassini, Tiziano, Lorenzo, Edoardo, Philippe, Vincent, Florence etc. – SocialPlus, Fluid video crew, Digipresse – Elena Recchia (bobò), Umberto Sebastiano, Francesco Villa – D.INK –
testi di: Giacomo Verde, Lello Voce, Patrick Chaamoiseaux, Miguel Cervantes de S.,Elio Pagliarani, Bertold Brecht, Piero Jahier, Roque Dalton, Elemire Zolla
voci fuori campo: Giacomo Verde, Lello Voce
foto di: Mirco Del Carlo
produzione: ShaKe Edizioni Underground, Reset, SeStessi Video
anno: 2001
durata: 44’35"
url: www.verdegiac.org/sololimoni

download: www.ngvision.org/mediabase/335

streaming: http://vimeo.com/7666607

 

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