Lake Tahoe > Fernando Eimbcke

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Lake Tahoe01articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero18 ottobre’09 (pag.29)

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Il giovane Juan va a sbattere contro un palo della luce con l’auto di famiglia. Inizia quindi una lunga giornata alla ricerca del ricambio del pezzo danneggiato e di qualcuno che gli permetta di fare ripartire l’auto. La ricerca lo porta dapprima da Don, un anziano meccanico la cui unica compagnia è un cane, quindi da Lucia, giovanissima ragazza madre aspirante cantante punk, e infine da David, ossessionato dalle arti marziali e dalla filosofia del Kung Fu. Tutti loro lo porteranno ad accettare ciò che prima lo costringeva alla fuga: la morte di una persona amata.

Camera fissa, un luogo semideserto che diventa ulteriore protagonista del film, poco – asciutto – dialogo, questo è in poche parole Lake Tahoe, o ¿Te acuerdas de Lake Tahoe?, come è noto in Messico, o ancora Sul lago Tahoe, come è stato presentato al Festival di Torino.
Opera seconda di Fernando Eimbcke, il cui Temporada de patos (Duck Season, 2004) gli era valso una cascata di premi (come quelli ottenuti dall’ Academia Mexicana de Artes y Ciencias Cinematográficas o al Festival du film de Paris, per citarne due), Lake Tahoe è un racconto narrato per sottrazione, i cui elementi fondamentali vengono svelati progressivamente e senza clamore.
Quella di Juan è una fuga che dura per tutto il film, per un’intera sua giornata. Juan è un adolescente e per i suoi sedici anni – un’età sospesa in cui non si è più bambini da proteggere ma nemmeno adulti in grado di farlo da soli – il dolore che prova non può avere una giustificazione logica né, forse, trovare sollievo: sua madre trascorre il tempo nella vasca da bagno a piangere, il fratellino sta in giardino sotto una tenda a ritagliare figure e ha bisogno di lui.
Intorno a Juan, quasi nulla.
Eimbcke però non svela alcun elemento, ci accompagna nel viaggio di Juan alla ricerca di una soluzione all’innocuo incidente che ha causato a inizio film (e che accade fuori campo, con il solo suono – come spesso accadrà nel corso della storia – a farci capire l’accaduto) mentre incontra umanità tra le più disparate e tenta di crescere in fretta, quanto basta per tornare a casa e riuscire a sopportare il suo dolore.
Lake Tahoe – luogo assente ma simbolo di rimpianto per qualcosa che non si potrà mai più fare, non nello stesso modo – è alla fine il racconto sobrio, mai autocompiaciuto, spesso esilarante, sempre di grande poesia e intensità, di una brusca crescita.
Il regista, che si basa su una sua esperienza personale, gira il film in brevi quadri, tutti separati da una dissolvenza in nero, raccontandoli quasi come storie a sé stanti, mentre lentamente, quadro dopo quadro, la tragedia che ha colpito il protagonista e la sua famiglia viene svelata attraverso alcuni dettagli.
Un piccolo capolavoro fatto di grande eleganza formale, di grazia e sobrietà che continua ad accompagnare lo spettatore per lungo tempo dopo la visione.

Il film ha ottenuto l’Alfred Bauer Award alla Berlinale 2008, dove è stato insiginito anche del premio Fipresci. Uscito fugacemente in alcune città italiane, Lake Tahoe è in uscita in DVD negli Stati Uniti per Film Movement (www.filmmovement.com), mentre è già stato pubblicato in Germania e Francia).

Lake Tahoe (Sul lago Tahoe, Messico-Giappone, 2008)
Regia: Fernando Eimbcke
Sceneggiatura: Fernando Eimbcke, Paula Markovitch
Fotografia: Alexis Zabe
Montaggio: Mariana Rodríguez
Interpreti principali: Diego Cataño, Hector Herrera, Daniela Valentine, Juan Carlos Lara II, Yemil Sefani, Olda López, Mariana Elizondo
89’

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