Gli invasori > Mario Bava

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Gli invasori01

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero23 (marzo 2010), pag. 41

TRAMA

786 d.C. I soldati britannici, guidati dallo scaltro Barone Ruthford (Andrea Checchi), uccidono a tradimento il re vichingo Harald e ricacciano in mare i suoi uomini. Per completare la sua ascesa al potere, il machiavellico Ruthford fa anche uccidere il re Lothar di Scozia facendo ricadere poi la colpa sugli stessi invasori vichinghi. Durante le fasi della battaglia, i due giovanissimi figli di Harald si salvano dal massacro ma sono costretti a separarsi. Il primo, Iron (Cameron Mitchell) tornerà in patria e sarà destinato a prendere il posto del padre, il più piccolo, Erik (Giorgio Ardisson), viene invece adottato dalla regina britannica Alice, e cresciuto come un figlio.
Vent’anni dopo, i due fratelli arriveranno a contrapporsi senza sapere nulla del loro legame.

COMMENTO

Primo capitolo del dittico vichingo che si completerà nel 1966 con I coltelli del vendicatore. Nata sulla scia del successo de I Vichinghi, il bel kolossal hollywoodiano diretto tre anni prima da Richard Fleischer, la pellicola italiana ne riprende in larga parte l’intreccio narrativo con lo scontro fratricida ma alla fine i due film risultano un po’ complementari, e nonostante il modesto budget di partenza e il continuo gioco al ribasso dei produttori, l’opera di Bava riesce comunque ad eguagliare (e per taluni a superare) in spettacolarità il modello di partenza.
Maestro dell’arte dell’arrangiarsi sul set, in una vecchia intervista Bava ricorda così l’esperienza: “Ricreare un’illusione, un effetto senza mezzi. E’ il massimo. Per esempio quando girai Gli Invasori feci una battaglia navale con due tavole modellate a forma di prua di nave, una decina di scudi vichinghi messi sulle fiancate delle tavole, il tutto poggiato su delle casse di sapone e i tecnici che facevano dondolare la cinepresa per simulare l’effetto del mare. Ah, c’era anche Cameron Mitchell che veniva investito regolarmente da un elettricista che gli versava addosso secchiate d’acqua.”. Una dichiarazione che fa un po’ sorridere considerando che già dal 1975, degli avveduti critici scrivevano: “Che la battaglia navale ne Gli Invasori, messa in scena in un serbatoio dello studio con due prore, una macchina da nebbia, ed una macchina da presa in movimento, debba risultare infinitamente più convincente dello scontro di costosi modellini in miniatura in Ben Hur, è soltanto un riconoscimento della bravura tecnica di Bava.” (Alan J. Silver e James Ursini su Photon).
Rispetto al film di Fleischer, Gli Invasori non ha remore a mostrare tutta la cieca violenza che si sviluppa dallo scontro tra le due fazioni in lotta e infatti non sono passati neppure 10 minuti dall’inizio che lo spettatore ha già avuto modo di assistere all’infilzamento simultaneo di una donna vichinga e del bambino che teneva in braccio; al martirio di Re Harald colpito da una freccia a tradimento e poi trascinato con un cavallo per tutto l’accampamento; al vile atto di Rutheford che scaglia una lancia sul corpo senza vita del capo vichingo; all’uccisione del Re Lothar trafitto con una freccia che gli trapassa il collo; alla tortura di due amanti tenuti uniti da fili di rovi.
Pur non brillando in originalità, la sceneggiatura è arricchita con delle trovate davvero notevoli, forse ideate dallo stesso Bava sul set. Su tutte, la scena in cui i vichinghi, a turno e in corsa, scelgono il loro capo lanciando delle asce sugli stemmi araldici dei due contendenti.
Altra sequenza notevolissima è quella in cui Erik, aiutato dai suoi arcieri, scala le pareti del castello inglese per salvare Daja. Praticamente qualcosa di molto simile a quello che ci verrà mostrato in Diabolik qualche anno dopo.
Come direttore della fotografia, naturalmente Bava non rinuncia all’uso dei soliti filtri che, soprattutto nelle scene d’interno (sia quelle nella caverna vichinga, che nel castello), restituiscono tutta la suggestione di un mondo barbaro, magico e come direbbe Tarantino “costruito sui colori”.
Gli attori svolgono la loro parte e alla fine l’attenzione si focalizza sulla curiosa ma centrata presenza delle Gemelle Kessler. Sull’imperdibile libro Kill Baby Kill! di Gabriele Acerbo e Roberto Pisoni, il vichingo “piemontese” Giorgio Ardisson rivela un altro gustoso aneddoto sulla lavorazione: “Sulla spiaggia di Lavinio girammo una parte delle scene della fuga dei vichinghi e Bava, appena arrivati sul set, mi portò davanti ad un grande cristallo sorretto da un piedistallo. Prese la rivista Epoca, le due pagine centrali, le unì e le mise sul vetro che si trovava sotto la collina, dove c’erano 40 comparse vestite da vichinghi: quello era il castello. Poi sopra al colle, alto 20 metri, mise una bandierina. La bandierina si muoveva per il vento, i vichinghi intorno, il castello in mezzo tratto da Epoca, questi semplici elementi hanno costituito una delle più belle scene del film.”
Per finire una curiosità. Il primo impatto di Bava con il mondo degli avventurosi scandinavi era già avvenuto quando il regista si ritrovò a frequentare il set de L’ultimo dei Vichinghi, film diretto sempre nel 1961 da Giacomo Gentilomo e in cui figuravano come attori proprio Mitchell, Ardisson (al debutto) e Checchi.

Gli invasori
Titoli internazionali: Erik the Conqueror [USA], The Invaders [indefinito], Fury of the Vikings [UK], La ruée des Vikings [Francia], La furia de los vikingos [Spagna], Vikingarnas hämnd [Svezia], Viikinkien kosto [Finlandia], A Vingança dos Vikings [Brasile], Das Königsmal [Germania ovest], Die Rache der Wikinger [Germania ovest], De stormloop der Vikings [Belgio], Oi aetoi ton voreion thalasson [Grecia].
Regia: Mario Bava; Soggetto e sceneggiatura: Oreste Biancoli, Piero Pierotti, Mario Bava; Fotografia: Mario Bava; Musiche: Roberto Nicolosi; Interpreti: Cameron Mitchell, Giorgio Ardisson, Folco Lulli, Andrea Checchi, Alice e Ellen Kessler, Francoise Christophe, Jacques Delbò; Produzione: Galatea, Critérion Film, Société Cinématographique Lyre; Censura: Film per tutti; Visto di censura: v.c. n. 36204 del 01.12.61; Prima proiezione pubblica: 7 dicembre 1961; Paese: Italia, Francia; Anno:1961; Durata: 98’ (USA 81’, UK 89’, Francia 80’, Spagna 85’).

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