Che cosa sono le nuvole? > Pier Paolo Pasolini

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da Rapporto Confidenziale 15

 

Che cosa sono le nuvole?
a cura di Luciano Orlandini

Nell’incipit del cortometraggio il manifesto dell’opera che viene rappresentata “oggi” è il famoso quadro di Velázquez, Las Meninas. Evidentemente Pasolini intende anticipare quale sarà la rappresentazione. Va in scena l’Otello, ma vanno in scena anche le marionette con il loro incredibile pathos che si sprigiona, nonostante l’archetipo della caratterizzazione, dagli espressivi volti deformati dal ghigno indelebile del legno controllato dai fili del burattinaio. La rappresentazione della tragedia, sintetizzata in modo da rientrare nei venti minuti del film, si svolge in un teatrino cubico, molto rozzo e scarno; infatti la platea è una scatola dalle pareti grigie e grezze prive di finestre e senza nessun arredo. Nonostante la sintesi gli attori-marionette recitano la loro parte seguendo un copione che viene rispettato fino a quando un pubblico incolto, indispettito dalla perfidia di Jago e dalla dabbenaggine di Otello, irrompe sul palco, impedendo al Moro di uccidere Desdemona. Il pubblico determina il successo di uno o dell’altro personaggio, portando in trionfo Desdemona e danneggiando le due marionette dai caratteri opposti: Jago e Otello. Scegliendo Las Meninas come locandina della rappresentazione, Pasolini ci invita ad entrare dentro il quadro, mostrandoci il doppio livello della messa in scena: da una parte la tragedia rappresentata dai pupi/personaggi, dall’altra la prospettiva ingannevole di un pubblico collocato all’interno del cubo, con la visione frontale, quella canonica della prospettiva con un unico punto di fuga: è la visione classica secondo la quale lo “spettatore” sarebbe solo osservatore falsamente privilegiato, la visione che simula l’errata convinzione di poter controllare gli oggetti e i significati. Ma in realtà il pubblico non può vedere, né percepire i dialoghi e i caratteri dei pupi/attori, non può entrare nelle pieghe recondite, in quelle sfumature segrete e “irrazionali” del senso, non può calarsi nell’abisso della rappresentazione che si svolge comunque e sempre anche oltre l’immaginario e rassicurante punto di fuga. Ma non c’è sicurezza. La visione dalla scatola chiusa della platea, grezza e univoca non è sufficiente per scrostare i colori appariscenti e deformanti dell’ovvio (il verde elettrico del volto di Jago e il nero di Otello). Da questo punto di vista non si “vede” l’origine dell’immagine poiché il pubblico “interno”, metafora del nostro ingresso di spettatori distratti e immedesimati per quasi tutto il film con il punto di vista “frontale”, vede il quadro dal dietro. È come se Pasolini ci invitasse a guardare il film come si guarda Las Meninas. Trovare la “verità” dell’inganno. Infatti sulla “parte frontale del quadro”, nella visione aperta da un “controcampo” che annulla l’ovvia visione centrale, scopriamo Otello che non si rende conto del motivo per cui Jago, tanto gentile fuori scena, diventa tanto perfido in scena: Otello si chiede perché anche lui si faccia «così schifo» e «perché dobbiamo essere così diversi da come ci crediamo?». Gli risponderà Totò (non Jago): «Eh…figlio mio. Noi siamo in un sogno dentro un sogno». Pasolini ci ha indicato l’ingresso in Las Meninas. Il lato nascosto dal quadro, ciò che nessuno “vedeva” o voleva vedere, è il mondo, qui rappresentato da una discarica abusiva dove vengono portate le due marionette danneggiate. Scivolando lungo la cascata dei rifiuti, osservano un cielo con le nuvole di una bella giornata. Fuori dal “cubo”, non più marionette, ma essenze del mondo. A questo punto le pieghe del senso, che nascondevano la verità con i significati inessenziali (privi di essenza) adesso si sono dispiegate aprendosi ai segni sprigionati dalla natura. «Iiih! E che so’ quelle?» dice Otello. E Jago: «Quelle sono… sono le nuvole…», «E che so’ ste nuvole?» risponde Otello. «Mah!» fa Jago mostrando anche lui di non conoscere altri che il suo teatrino. «Quanto so’ belle, quanto so’ belle… quanto so’ belle…» afferma Otello. E Jago: «Ah, straziante meravigliosa bellezza del creato!». Poesia.•

Luciano Orlandini

 

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Che cosa sono le nuvole?
(Terzo episodio del film Capriccio all’italiana. Episodi: Il mostro della domenica di Steno; Perché di Mauro Bolognini; Viaggio di lavoro di Pino Zac; La bambinaia di Mario Monicelli; La gelosa di Mauro Bolognini.)
Scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini; Fotografia Tonino Delli Colli; Scenografia e costumi Jurgen Henze; Musiche originali “Che cosa sono le nuvole?” di Modugno-Pasolini, cantata da Domenico Modugno; Montaggio Nino Baragli; Aiuto alla regia Sergio Citti; Interpreti e personaggi Totò (Jago), Ninetto Davoli (Otello), Laura Betti (Desdemona), Franco Franchi (Cassio), Ciccio Ingrassia (Roderigo), Adriana Asti (Bianca), Francesco Leonetti (il marionettista), Domenico Modugno (l’immondezzaro), Carlo Pisacane (Brabanzio), Luigi Barbini, Mario Cipriani, Piero Morgia, Remo Foglino; Produzione Dino De Laurentiis Cinematografica, Roma; Produttore Dino De Laurentiis; Pellicola Kodak; Formato 35 mm, colore; Sviluppo e stampa Technicolor; distribuzione Dear Film / United Artists; Riprese marzo-aprile 1967; Teatri di posa Cinecittà; Esterni dintorni di Roma; Anno 1967; Durata 23′

 

 

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