Chand kilo khorma baraye marassem-e tadfin (A Few Kilos of Dates for a Funeral) > Saman Salour

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Il titolo tradotto recita “qualche chilo di datteri per un funerale” ed è la frase che un becchino pronuncia all’inizio del film. La tradizione musulmana vuole infatti che ad un funerale vengano serviti datteri e latte. Il becchino è ormai l’unico cliente di una pompa di benzina gestita dal signor Sadry e dal suo impiegato Yadi da quando la strada su cui si trova è stata fatta oggetto di una deviazione e quindi non viene più percorsa. In un deserto innevato, il signor Sadry, ex saltimbanco, e Yadi trascorrono le giornate in solitudine e litigando tra loro e ognuno dei due ha un segreto: il primo fa quotidianamente visita a una giovane donna morta in un’incidente automobilistico la cui auto ha nascosto sotto un cumulo di neve, mentre il secondo scrive poetiche lettere d’amore a una donna che non conosce personalmente, lettere che il postino, Abbas, recapita dietro l’elargizione di un compenso extra. La sparizione di una pompa di benzina è causa dell’ennesimo scontro tra i due uomini, che in realtà hanno più bisogno l’uno dell’altro di quanto sarebbero disposti ad ammettere. Prigionieri della stazione di servizio, i due uomini non possono fare altro che costruirsi ognuno il suo impossibile sogno d’amore mentre affidano il loro destino al cielo. Questo film rappresenta un vero e proprio colpo di fulmine perché unisce a una storia solo apparentemente surreale, fortemente intrisa di ironia e divertimento, uno sguardo molto affettuoso a tutti i suoi personaggi, maldestri e buffi, che non sono mai unidimensionali, perché la sceneggiatura è molto bella e, non da ultimo, perché è girato in modo stupendo con una fotografia in bianco e nero che incanta.

Roberto Rippa

Chand kilo khorma baraye marassem-e tadfin
(titolo internazionale: A Few Kilos of Dates for a Funeral. Iran/2006)
Regia e sceneggiatura: Saman Salour
Musiche: Aria Azimi-Nejad
Fotografia: Touraj Aslani Montaggio: Saman Salour, Ali Reza Farsijani
Interpreti principali: Mohsen Tanabandeh, Nader Fallah, Mohsen Namjou, Mahmoud Nazaralian, Hassam Rashid-Ghamat, Reza Tarhani
85’

Nato nel 1976 nel sud-ovest dell’Iran, Saman Salour si è diplomato alla scuola di cinema di Teheran. Dopo avere lavorato come aiuto regista in alcune produzioni dell’Istituto per il giovane cinema iraniano, realizza alcuni cortometraggi e alcuni documentari per la televisione. Il suo primo lungometraggio, Sakenin-e sarzamin-e sokout del 2004, è stato presentato alla Settimana della critica della Mostra del cinema di Venezia nonché in diversi festival negli Stati Uniti, in Brasile e in Corea.

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