Kóngavegur > Valdís Oskarsdottir

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articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero28 (speciale 2010) p. 36
all’interno di RC:speciale 63° Festival del film Locarno 4-14 | 8 | 2010

Kóngavegur
(King’s Road) Valdís Oskarsdottir | Islanda – 2010 – DCP – colore – 100′

di Roberto Rippa

Commedia su un gruppo di individui che finisce nello stesso posto e sui motivi che li trattiene là. La vicenda, che si svolge nell’arco di cinque giorni, ruota attorno a Junior, che ritorna in Islanda per prendersi cura del padre, Senior. Ma le cose non vanno come previsto. Senior vive con la madre e la nuova moglie-trofeo in un campo roulotte dove si aggirano anche i due fratelli Ray e Davis, così come Rosa e Onni, che non hanno altro posto in cui andare. Le storie personali di questi personaggi si intrecciano in una commedia nera sui rapporti umani.

In quello che è probabilmente il più squallido parcheggio di camper mai visto sullo schermo, Valdis Óskarsdottir, montatrice pluripremiata per il suo lavoro (“Festen” di Thomas Vinterberg, “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” di Michel Gondry, “Mister Lonely” di Harmony Korine, “Finding Forrester” di Gus Van Sant, per citarne alcuni), ambienta il suo secondo film (dopo “Sveitabrúðkaup – “Country Wedding” del 2008) che mette in scena un gruppo quanto mai eterogeneo di persone che lì vive, magari momentaneamente.
Junior è in visita al padre con il fine di chiedergli del denaro da restituire all’amico Rupert, che lo ha accompagnato; il padre soffre di numerosi problemi che interferiscono con il desiderio di intrattenere una relazione con la giovane e squilibrata moglie; la nonna di Junior tiene i soldi in una foca imbalsamata dalla quale non si separa mai. A completare il quadro, un tassista isterico e autoritario, un chitarrista di nessun talento che nasconde il consumo di alcol alla moglie la quale, a sua volta, sogna di andarsene di lì, e una coppia di punk che trascorre ore chiusa in un’auto a fumare e ascoltare musica a tutto volume.
Volendo mettere in scena una metafora della crisi che sta attraversando il Paese, la regista non arretra di fronte all’assurdo e, non tenendosi troppo distante dal cinema di Aki Kaurismäki, realizza un’opera in cui tristezza e ilarità si sovrappongono spesso, aiutata da una sceneggiatura – scritta da lei stessa – che lascia ampio spazio a tutti i personaggi.
A voler trovare un difetto al film, si può dire che trarrebbe vantaggio dalla decurtazione di qualche minuto che gli fa perdere un poco di ritmo nella sua seconda parte – cosa forse curiosa per un film diretto da una montatrice – ma, malgrado questo, “Kóngavegur” resta un film brillante e meritevole di vasta distribuzione (cui la presenza della ormai star internazionale Thomas Brühl –
Die fetten Jahre sind vorbei di Hans Weingartner, Inglorious Basterds di Quentin Tarantino potrebbe contribuire).

Kóngavegur (titolo internazionale: King’s RoadIslanda – 2010 – DCP – colore – 100′
Piazza Grande | 63° Festival del film Locarno
Regia, sceneggiatura, montaggio: Valdís Oskarsdottir; Musiche: Lay Low – Lovísa Sigrúnardóttir; Fotografia: Bergsteinn Björgúlfssin;
Interpreti principali: Daniel Bruhl, Gísli Örn Garðarsson, Nína Dögg Filippusdóttir, Ólafur Darri Ólafsson, Ólafur Egill Ólafsson, Nanna Kristín Magnúsdóttir

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