Paterson > Jim Jarmusch

The Jarmusch Touch

La sensazione di una deriva nel ritratto di un beautiful loser ai confini dell’America; il racconto di un loop, di esistenze imprigionate in circoli viziosi che paiono impossibili da disinnescare. Il New Jersey – cuore della Rust Belt sconquassata dalla globalizzazione – come emblema della provincia dell’Impero, luogo dell’anima e riserva indiana dentro alla quale è confinata la fine di ogni sogno americano, tanto mainstream quanto controculturale. Gli uomini e la società, come gli autobus guidati dal protagonista, si logorano col tempo e la manutenzione ordinaria pare non essere più in grado di rimetterli in strada – sono finiti i soldi, s’è smaterializzato il denaro, è mutato il Capitale.

In biologia la deriva genetica definisce la variazione della frequenza genica all’interno di una stessa popolazione per frammentazione di questa in più popolazioni di piccole dimensioni, a seguito di eventi accidentali; dunque per assonanza il cinema di Jarmusch come cinema della deriva, epopea di piccole comunità sempre più residuali.

Adam Driver annota ciò che osserva dai finestrini di quell’angolo di mondo che gli è concesso di vivere e la sua penna è una macchina fotografica e un occhio cinematografico che traduce suoni e immagini in poesia, provando a cogliere quel che per i più è invisibile. È l’antologia di Ron Padgett a risuonare nel film, brillando in lampi tanto simili alla combustione di fiammiferi Ohio Blue Tip.

Love Poem
We have plenty of matches in our house.
We keep them on hand always.
Currently our favorite brand is Ohio Blue Tip,
though we used to prefer Diamond brand.
That was before we discovered Ohio Blue Tip matches.
They are excellently packaged, sturdy
little boxes with dark and light blue and white labels
with words lettered on the shape of a megaphone,
as if to say even louder to the world,
“Here is the most beautiful match in the world,
its one and a half inch soft pine stem capped
by a grainy dark purple head, so sober and furious
and stubbornly ready to burst into flame,
lighting, perhaps, the cigarette of the woman you love,
for the first time, and it was never really the same
after that. All this will we give you.”
That is what you gave me, I
became the cigarette and you the match, or I
the match and you the cigarette, blazing
with kisses that smolder toward heaven.
– Ron Padgett

La realtà è un insieme di frammenti disarticolati: spazi urbani decadenti e parole afferrate con la coda dell’occhio tra lancette di orologi molli e giorni della settimana che si alternano stancamente.

Paterson scrive per avere la certezza che il mondo che gli pare di vedere esista realmente.

Il suo è un animo nobile o forse solo stanco di ogni cosa. Egli non accenna alcun tipo di ribellione e non perde mai la pazienza, forse perché l’ha persa da tempo, forse perché nel suo passato qualcosa è accaduto e qualche filo si è spezzato ma a Jarmush non interessa spiegarci il perché di una condizione esistenziale – ed a noi questo piace tanto. La sua vita si svolge in dissolvenza e il montaggio coincide con il ritmo di giornate tutte uguali che si alternano quasi deprivate di un reale significato. Il buio della notte cancella ogni memoria e la dissolvenza incrociata su di una nuova giornata annulla quel senso che pareva essersi ritrovato un istante prima di chiudere gli occhi.

 

 

Paterson è un poeta disilluso del proprio e dell’altrui amore. Vive con Laura, un’incantevole Golshifteh Farahani che è «come la Musa di Petrarca», ma pare osservarla con un certo distacco pieno di affetto, scruta sorridendo la sua smania d’inventarsi una qualche professione che possa finalmente farla uscire da quell’appartamento all’interno del quale vive come una reclusa agli arresti domiciliari. La osserva nel divampare della sua psicosi ossessiva che la porta a trasformare qualsiasi cosa in un gioco ottico di bianco e nero. E tutto diventerà bianco e nero, ogni aspetto della casa sarà dipinto e foderato e servito a tavola in bianco e nero. E quanto sia caro il bianco e nero a Jarmusch lo sappiamo dai suoi film che, sempre e da sempre, giocano su questa polarità cromatica per mettere in scena il mondo e le anime che intendono raccontare. Yin e Yang.

È con l’ossessività di Laura che ben si evidenzia lo stile definitivamente maturo e saggio del cinema di Jarmusch perché, pur se in superficie questa deriva optical dell’appartamento ci porta al riso, a un livello più profondo e con l’avanzare della storia e dello sviluppo dei caratteri ne intravediamo la disperata drammaticità. Tutto il film funziona allo stesso modo. «Ahaaaa!» Occultando con garbo e pudore gli aspetti più drammatici e disperati, lasciandoli scivolare ai margini del racconto, ben visibili ma mai rimarcandoli, Jarmusch dà vita a una narrazione elegante e mai drammatica dai toni di commedia. Paterson è un film che riesce a non essere mai retorico e, sul filo di un equilibrio magistrale – che solo ai grandi della storia del cinema è concesso e penso sia venuto il tempo di assimilare il touch di Jarmusch al più classico lubitschiano –, si offre allo spettatore come un’opera perfetta per coerenza interna e riuscita complessiva.

Paterson è un film dal sapore malinconico per i tempi passati, per tutto quello che è andato e non tornerà mai più. La Rust Belt diventa lo scenario perfetto, e Paterson il palcoscenico ideale, per evocare fantasmi del ventesimo secolo. Il cinema (The Island Of Lost Souls di Erle C. Kenton), i concerti di Iggy Pop, l’anarchismo idealista di Gaetano Bresci, Lou Costello, Lee Marvin, William Carlos Williams…

«Ahaaaa!» •

Alessio Galbiati

 

 

PATERSON
Regia, sceneggiatura: Jim Jarmusch • Fotografia: Frederick Elmes • Montaggio: Affonso Gonçalves • Musiche originali (composizione, esecuzione): Jim Jarmusch, Carter Logan, Sqürl • Casting: Ellen Lewis, Meghan Rafferty • Production Design: Mark Friedberg • Scenografie: Lydia Marks • Costumi: Catherine George • Trucco: Marjorie Durand • Acconciature: Kai Ravelson, Jennifer Serio Stauffer • Produttori: Joshua Astrachan, Carter Logan • Produttori esecutivi: Daniel Baur, Ronald M. Bozman, Jean Labadie, Oliver Simon • Interpreti principali: Adam Driver (Paterson), Golshifteh Farahani (Laura), Nellie Nellie (Marvin), Rizwan Manji (Donny), Dominic Liriano (Boy on Bus 1), Jaden Michael (Boy on Bus 2), Barry Shabaka Henley (Doc), Trevor Parham (Sam), Troy T. Parham (Dave), Brian McCarthy (Jimmy), Frank Harts (Luis), Luis Da Silva Jr. (Blood in Convertible), Chasten Harmon (Marie), William Jackson Harper (Everett), Method Man, Kacey Cockett, Kara Hayward, Jared Gilman, Sterling Jerins, Johnnie Mae, Helen-Jean Arthur, Joan Kendall, Owen Asztalos, Jorge Vega, Sophia Muller, Masatoshi Nagase • Produzione: Amazon Studios, Animal Kingdom, Inkjet Productions, K5 Film, Le Pacte • Rapporto: 1.85 : 1 • Camera: Arri Alexa Mini (Zeiss Variable Prime Lenses), Arri Alexa Studio (Zeiss Variable Prime Lenses) • Laboratorio: Harbor Picture Company (New York) • Negativo: SxS Pro • Processo fotografico: Digital Intermediate 2K (master), ProRes 4:4:4 2K (source) • Formato di proiezione: D-Cinema • Lingua: inglese • Paese: Francia, Germania, USA • Anno: 2016 • Durata: 118′

DVD / Amazon (ed. Cinema)



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