L’invenzione della lentezza secondo Gabriele Gimmelli: “Grandi Affari” di Laurel & Hardy

È come se a contatto con la strana coppia di piazzisti, l’aggressività e la follia represse degli everymen d’America trovassero il modo di emergere in tutta la loro violenza.
– Gabriele Gimmelli, p. 71

 

Mimesis pubblica libri interessanti: m’era capitato d’acquistare la ristampa de I Sonnambuli di Broch, gli Scritti di Mondrian. Lo scorso anno uscì Il dispositivo estetico e la funzione politica della gerarchia in cui è evoluto dell’amico linguista Felice Accame. Quest’anno (collana “Cinema/Origini”) è uscito l’acuto saggio – in formato autenticamente tascabile – dello studioso Gabriele Gimmelli: Grandi Affari (Big Business, James W. Horne, 1929). Laurel & Hardy e l’invenzione della lentezza, studio dedicato al geniale film muto dell’intramontabile coppia comica. Devo dire d’aver avuta la fortuna di leggere, qualche anno fa, l’intera tesi di laurea sui due comici donatami dall’Autore; qui resa compatta e incisiva dalla scelta di basare l’analisi (capillare) su di un solo cortometraggio. Gimmelli, con puntuali e accuratissime note spesso illuminanti, non tralascia di contestualizzare al lettore il periodo in cui nasce Grandi Affari, rilevandone la tensione: il film esce nella primavera del 1929; il 24 e 29 ottobre successivi segnavano l’inizio della più grave crisi economica occidentale prima di quella che stiamo vivendo. Il contesto consente di cogliere le sfumature caustiche che contraddistinguono il film, sostanzialmente una pianificata, “lenta” (slow burn, è l’espressione tecnica anglofona) distruzione dei feticci borghesi par excellence: casa e automobile. Tanto da far trapelare un’opinione personale – decisa – dello scrittore: “forse anti-borghese, sicuramente anti-hollywoodiano” (p. 83) risulta il cinema della coppia. Innegabile: dalla Descrizione di una battaglia (titolo del 4° capitolo che omaggia l’omonimo racconto di Kafka: in cui però la “battaglia” è tutta interiore) deduciamo come, con leggerezza apparente, possa essere ridotto a pezzettini l’American Dream. “Politicamente scorretto”, il film è ambientato a Natale. Come regalo finale, con tanto d’auguri, un sigaro che scoppia. Insomma, il libro di Gabriele Gimmelli è da comperare in questi giorni: mai regalo di Natale sarà più azzeccato. Magnifica l’idea – a conclusione del libro – d’una lista di “Parole chiave”: che principia con “Albero di Natale” per terminare con “Violenza”.

Dario Agazzi

 

 



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