XIV Sole Luna Doc Film Festival // Intervista a Marc Faye, produttore di “Saigon sur Marne”

Intervista a Marc Faye, produttore di Saigon sur Marne

di Emilien Gür

SOLE LUNA DOC FILM FESTIVAL
XIV edizione

Marc Faye è regista e produttore di documentari animati. Nel 2006 ha fondato la sua casa di produzione, Novanima. Ha prodotto il corto Saigon sur Marne di Aude Ha Leplège, in concorso alla 14. edizione del Sole Luna Doc Film Festival, dove è stato presentato in anteprima nazionale. In questa opera intimista e poetica, la regista chiede ai suoi nonni di raccontare la storia della loro vita tra il Vietnam e la Francia, durante la guerra.

Emilien Gür: Come è nato il progetto del corto?

Marc Faye: Ho incontrato Aude tre anni fa al festival di cartoni animati di Annecy. Avevamo parlato di un corto che ho prodotto, Sous tes doigts di Marie-Christine Courtès, che racconta la storia della nonna della regista, una vietnamita che aveva sposato un colono francese. Ho capito che Aude aveva già in testa di produrre il suo film. Aveva intervistato i suoi nonni, ma non era soddisfatta della qualità della registrazione. Alla fine, Aude è riuscita a utilizzare le scorie del suono, i momenti di silenzio che interrompono l’intervista e l’elocuzione del nonno in modo molto poetico. La bassa qualità del suono dà una consistenza al film, conferendo al film un maggiore senso di realtà.

Nello sviluppo del progetto, la sfida più importante per Aude è stata quella di trovare la giusta distanza riguardo all’argomento. Infatti, si tratta di una storia molto personale e complessa, quella delle vecchie colonie francesi, un tema di cui alla generazione dei nonni non piace parlare. I loro discendenti si sentono spesso come dei francesi di seconda zona, come se loro mancasse la legittimità di essere francesi. Per Aude, fare questo corto è stato un modo di ottenere questa legittimità, e questa è poetica. Secondo me, l’ambizione del documentario animato è appunto di trovare un modo politico e poetico di raccontare il mondo.

EG: Il documentario animato è tra l’altro appassionante perché apre uno spazio di riflessione sul rapporto tra documentazione e immaginazione. Sono temi di cui avete parlato nel processo di elaborazione del corto?

MF: Sì, l’equilibrio tra realtà e immagine non è stato facile da trovare. Prima di farsi venire in mente la versione definitiva del corto, Aude ha immaginato quattro finali differenti. Lei ha sempre bisogno di confrontarsi con la realtà dell’immagine per vedere se un’idea funziona. Alla fine del film ha scelto di inserire delle fotografie dei nonni. Ha, quindi, dovuto trovare il corpus giusto; il modo di raccontare con cinque o sei immagini la storia della sua famiglia: attraverso due diversi paesi, e diversi stili di abbigliamento nonché di vita. Queste fotografie rafforzano l’impressione di realtà, creando un legame con il documentario sonoro, l’effetto di reale che viene dal suono.

EG: Come descriveresti la situazione del documentario animato in Francia?

Anche se ci sono esempi più datati, il documentario animato è nato in Francia 20 anni fa. Passo dopo passo, il genere si è strutturato. Nel Sud-Ovest della Francia si è costituto un piccolo polo intorno a questa forma artistica. Una rassegna dedicata al documentario animato è organizzata ogni anno nella Nuova Aquitania, mentre si sono sviluppati legami stretti tra l’EMCA, la scuola di cinema animazione di Angoulême, e Creadoc, il corso di documentario dell’Università di Poitiers. Da questa collaborazione sono nati progetti molto belli: per esempio, gli studenti di Creadoc hanno fatto interviste con dei prigionieri, che sono state animate dagli studenti del EMCA. Riguardo alla produzione, siamo una piccola famiglia di case di produzione: siamo più o meno quindici a fare questo genere di film.

Palermo, 11 luglio 2019



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