Jean-Stéphane Bron

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Nato nel 1969 a Losanna, Svizzera, si forma dapprima alla scuola di Ermanno Olmi Ipotesi Cinema per poi diplomarsi con menzione all’École Cantonale d’Art de Lausanne/Département Audiovisuel. Nel corso degli studi, dirige e scrive numerosi cortometraggi sia di finzione che documentari. Nel 1997, il suo “Connu de nos services” viene presentato al Festival internazionale del film di Locarno. Il successivo “La bonne conduite – Cinq histoires d’auto-école”, viene premiato al DoubleTake Documentary Film Festival di Newport, nel North Carolina, al Newport Film Festival e vince anche il premio assegnato dalla Televisione pubblica svizzera SSR SRG idée suisse. Seguono “Maïs im Bundeshuus”, campione di incassi nella sale svizzere, e il suo primo film di finzione “Mon frère se marie”. Dopo tre anni trascorsi avanti e indietro tra Svizzera e Stati Uniti, dirige il documentario per la televisione “Traders” e “Cleveland Vs. Wall Street”.

FILMOGRAFIA

Connu de nos services (documentario, 1997)
Il cinquantenne Claude Muret, attivista in gioventù di alcune organizzazioni di sinistra nella Svizzera francese, sfoglia il corposo dossier che la polizia gli ha dedicato. La collezione di incarti ha inizio nel 1964 quando Muret, allora sedicenne, partecipa a una manifestazione contro le armi nucleari e finisce nel 1977, il giorno del suo matrimonio. Tredici anni di vita raccontati non solo attraverso la militanza politica testimoniata dalla polizia ma anche attraverso momenti di vita estremamente privata, tra cui le conversazioni telefoniche registrate e trascritte parola per parola.
Lavoro sulla memoria totalmente privo di nostalgia, giacché nel desiderio di cambiare il mondo nulla è cambiato (alla fine si sono solo affinati i metodi di controllo), “Connu de nos services” coinvolge, oltre a Murat, i suoi amici, la compagna dell’epoca e i suoi antagonisti, soprattutto Ernest Hartmann, poliziotto in pensione che, pur restando sulle sue posizioni, pare provare, lui sì, un moto di nostalgia per un’epoca che lui stesso definisce fatta di alti ideali trasformati in azione quotidiana.
Jean-Stéphane Bron, testimone silenzioso, filma i ricordi, i commenti, la sorpresa di fronte alla minuziosità delle ricerche effettuate dalla polizia – oggetto di un famoso scandalo nel 1989, quando l’opinione pubblica elvetica venne a conoscenza del fatto che sia le Autorità federali che le forze di polizia cantonali avevano messo in piedi un imponente sistema di sorveglianza di massa e conseguente schedatura della popolazione – e realizza un’opera precisa e ironica.

La bonne conduite – Cinq histoires d’auto-école (documentario, 2000)
Cinque incontri, dieci vite raccontate per sommi capi nello spazio ristretto dell’abitacolo di un’automobile. Ci sono un ragazzo indiano, adottato da una famiglia svizzera, che non vuole conoscere nulla del suo passato ma nemmeno si sente conciliato con il suo presente e inoltre si scontra con un istruttore di guida carico di pregiudizi; una donna che non è riuscita a ottenere la patente nel corso dei precedenti esami ma che trova nel suo maestro di guida, un uomo vietnamita, un vero e proprio filosofo capace di aprirle gli occhi non solo sulla guida; un ragazzo marocchino che insegna a guidare a un giovane calciatore brasiliano che gli risveglia un rimpianto; un ragazzo afgano che, malgrado sia attanagliato dall’angoscia per la sua famiglia che non risponde alle sue lettere da mesi, riesce a sorridere e sviluppa un rapporto con la sua anziana insegnante di guida trovando con lei più di una affinità; una donna portoghese che prende lezioni dallo stesso istruttore del figlio morto di cancro. ”La bonne conduite”, documentario ambientato nel canton Vaud e prodotto dalla televisione svizzera, è un’opera delicata, che dice molto più di quanto possa apparire superficialmente, e affronta argomenti come integrazione, rimpianto, difficoltà di conoscere persone in un Paese “dove le porte e i cuori sono chiusi” (per dirla con le parole di Madame Daisy, svizzera, una delle protagoniste) e dove è facile sentirsi sempre ospiti, più o meno tollerati, anche dopo anni. Jean-Stéphane Bron filma le persone prevalentemente negli abitacoli delle auto e, talvolta, nei loro spazi privati e non giudica, limitandosi a raccontare molto attraverso poche parole in un documentario a tratti esilarante e sempre commovente. Da vedere, soprattutto in un’epoca come la nostra popolata da loschi figuri, rappresentanti di una “politica” d’accatto e meramente contabile, che instillano nella gente la paura per tutto ciò che loro ritengono essere diverso.
Presentato alla 52. edizione del Festival internazionale di Locarno nella sezione Perspectives suisses, “La bonne conduite” ha ottenuto il premio della giuria al DoubleTake Documentary Film Festival (il predecessore del Full Frame Documentary Film Festival, che si tiene nel North Carolina, negli Stati uniti) ed è stato premiato al Newport International Film Festival.

Mais im Bundeshuus: le génie helvétique (Documentario, 2003)
Nella stanza 87 del Palazzo federale (il palazzo del governo svizzero) a Berna, un comitato discute sull’ingegneria genetica applicata in campo alimentare. Mentre le discussioni si svolgono nella più totale segretezza, il paziente Bron e la sua troupe attendono fuori dalla porta. Ottima illustrazione dei meccanismi della politica svizzera, il film mette in scena il duello tra interesse economico e paura per l’industria genetica.

Mon frère se marie (Film, 2006)
Vinh, rifugiato vietnamita adottato vent’anni prima da una famiglia svizzera, si appresta a sposarsi. Sua madre naturale approfitta dell’occasione per recarsi in Svizzera a conoscere la famiglia che ha allevato suo figlio. Giunge però in una famiglia i cui membri sono da tempo incapaci di comunicare gli uni con gli altri. La visita li costringerà a fingere un’armonia da tempo finita.
L’incursione di Bron nel cinema di finzione non produce la sua opera migliore. Una commedia dalle buone intenzioni ma fragile nel suo esito.

Traders (Documentario, 2009)
Il 14 gennaio 2008 si tiene un incontro di pugilato a fine benefico tra i “trader” di Wall Street. Lo stesso giorno, ha luogo la bancarotta di Lehman Brothers. Mentre il mondo assiste al crollo del colosso economico, Bron intervista i trader. I loro racconti, raccolti tra allenamenti per il confronto sportivo e il lavoro in ufficio, fa da collante e evidenzia con rara efficacia gli eccessi di un sistema dai piedi di argilla.

Cleveland Vs. Wall Street (Documentario-Ricostruzione, 2010)

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