La belle personne > Christophe Honoré

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale, numero31 (febbraio 2011), pagg. 13-39, all’interno dello speciale “8 volte Christophe Honoré”

La belle personne
2008 / Francia / 35mm / colore / 90′

L’adolescente Junie si trasferisce dai suoi zii dopo la morte della madre. Il trasferimento la costringe a cambiare liceo e sarà suo cugino Matthias a introdurla al suo gruppo di amici, di cui fa parte Otto, con cui inizierà una storia. Intanto, si innamora – ricambiata – del suo professore di Italiano.

«Ho da tempo il desiderio di filmare gli adolescenti ma evitando la nostalgia e la sociologia che rappresentano degli scogli per questo genere di film. «Nessuna corte ha mai avuto così tante belle persone». Tutto ha avuto inizio con queste poche parole di Mme de la Fayette, parole che hanno insinuato nel mio spirito l’idea di un’altra corte, il cortile di un liceo parigino con altre belle persone, la gioventù di oggi. Questa gioventù grave e graziosa che mi appariva tanto lontana dalla mia gioventù negli anni ‘80, della quale conservo il ricordo netto di una risoluta assenza di eleganza. Spesso, i film ambientati in un liceo rappresentano l’occasione di stabilire un legame con la propria adolescenza. In questo caso la mia volontà era l’opposta. Volevo filmare loro, gli adolescenti di oggi, con quella parte di inevitabile distanza che il loro mistero mi impone. Volevo filmare il loro modo di fare con un mondo che li aggredisce, che li considera sempre più o meno come nemici e allo stesso tempo li designa oggetti di desiderio e canoni della bellezza di oggi».
Christophe Honoré, da Allò Ciné

«Avrei voluto girare il film in gennaio, come per “Dans Paris” e “Les chansons d’amour”. Per me questi tre film, realizzati con la stessa economia di mezzi, lo stesso gesto, la stessa attenzione al presente e la stessa rapidità di esecuzione, compongono una trilogia, un ritratto in tre capitoli della gioventù, dell’amore e di Parigi».
Ibidem

Dopo i successi di critica e di pubblico di “Dans Paris” e “Les chansons d’amour”, Christophe Honoré si dedica a un progetto televisivo prodotto dalla rete Arte.
Come spunto sceglie il romanzo “La Princesse de Clèves”, scritto in forma anonima da Madame de La Fayette nel 1678, utilizzato come libro si testo in alcune scuole superiori francesi e portato sullo schermo tre volte in precedenza (“La Princesse del Clèves” di Jean Delannoy, 1961, “La lettre” di Manoel de Oliveira, 1999, e “La fidélité” di Andrzej Zulawski, 2000).
Il motivo che sta alla base per la sua scelta pare però essere più politico: nel febbraio 2006, quando è ancora candidato alla presidenza della Repubblica, Nicolas Sarkozy si scaglia contro il romanzo, utilizzato nella scuola pubblica, definendola una scelta da “sadici o imbecilli” causando la reazione del regista che noterà: «Non posso esimermi dal sentirmi ferito e prostrato da questo tipo di ignoranza. Il fatto che alcuni possano difendere l’idea che oggi non ci sia nulla da imparare da un romanzo scritto tre secoli prima è il segno di un disconoscimento di ciò che fa l’esistenza stessa e della necessità dell’arte per l’esperienza umana. Mi sono lanciato in questa avventura con l’astio di colui che vuole smentire qualcuno».
Nel suo intento, Honoré sposta la storia dal XVII Secolo ai giorni nostri, dalla corte reale al cortile di un liceo moderno.
Qui giunge l’affascinante e misteriosa Junie, trasferitasi in seguito alla morte di sua madre. Il suo arrivo non passa inosservato presso i ragazzi della scuola, ma lei sceglie il riservato Otto (Grégoire Leprince-Ringuet, già visto in “Les chansons d’amour”). Infatti, la sua scelta serve a nascondere la vera attrazione che prova – ricambiata -per l’insegnante Némours che, preso dalla passione per lei, lascia le sue fidanzate (l’uso del plurale non è dovuto ad un errore).
Sarà disposta a giocarsi il rischio di rovinare il suo sentimento, vivendolo, in nome della ricerca della felicità?
La visione di Honoré pare qui meno ottimista che nei precedenti due capitoli di quella che considera una trilogia sulla gioventù, l’amore e Parigi. Qui amore significa sofferenza. Per tutti. E tutti i personaggi sono portatori di una malinconia intensa.
Se la Parigi di “Dans Paris” era filmata con la meraviglia di un forestiero e quella di “Les chansons d’amour” con un gusto per il reale, per la vita vera dei suoi quartieri, quella di “La belle personne” sembra «Una città sotto coprifuoco. Il liceo appartiene a un’altra epoca, porta nei suoi muri il segno del passare del tempo e del disinteresse che gli viene rivolto», usando le parole dello stesso regista.
“La belle personne” è un film complesso per le numerose sottotrame che lo compongono. È anche meno immediato nel conquistare lo spettatore rispetto ai due precedenti componenti la trilogia, proprio per la quantità di intrecci e di personaggi. Come già era accaduto per “Ma mère”, Honoré pare a tratti costretto quando alle prese con una fonte letteraria altra, che non sia un soggetto suo. Questo non significa che “La belle personne” sia un film poco riuscito o addirittura non riuscito. È vero il contrario, soprattutto grazie alla sensibilità con cui il regista riesce a ritrarre gli adolescenti, per il talento non comune nella scrittura, qui condivisa con Gilles Taurand, già cosceneggiatore di “Les roseaux sauvages” di Téchiné, e per la capacità a tratti di osare anche con una fonte letteraria classica come quella che offre lo spunto in questo caso.
Come sempre nei suoi film, Honoré si dimostra ottimo direttore di attori, in questo caso Léa Seydoux (che l’anno successivo vedremo in “Inglorious Basterds” di Tarantino), Louis Garrel, affascinante professore, qui alla sua quarta interpretazione consecutiva per Honoré, il citato Grégoire Leprince-Ringuet.
Chiara Mastroianni, già protagonista del film di de Oliveira tratto dal romanzo di Madame de La Fayette, fa una fugace apparizione, così come appaiono Esther Garrel, sorella di Louis, e il fratello del regista Julien.
Musiche, come di consueto, di Alex Beaupain, che qui compone un brano, “Comme La Pluie” cantato da Grégoire Leprince-Ringuet.
Il film, pur trasmesso dalla rete produttrice Arte, verrà anche distribuito nelle sale francesi nel settembre 2008.

Roberto Rippa


La belle personne
(Francia, 2008)
Regia: Christophe Honoré
Soggetto: Madame de La Fayette (dal suo romanzo “La Princesse de Clèves”
Sceneggiatura: Christophe Honoré, Gilles Taurant
Musiche: Alex Beaupain
Fotografia: Laurent Brunet
Montaggio : Chantal Hymans
Produzione: Arte France, Le pacte
Interpreti principali: Louis Garrel, Léa Seydoux, Grégoir Leprince-Ringuet, Esteban Carvajal-Alegria, Simon Truxillo, Agate Bonitzer
90’ / 35mm / colore
Prima trasmissione in Francia: 12 settembre 2008

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+