À toute vitesse > Gaël Morel

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Frammento di vita di quattro ragazzi che vivono nella campagna francese: Quentin ha appena pubblicato il suo primo romanzo e si vede proiettato a Parigi, dove la sua casa editrice vorrebbe si trasferisse. Julie, la sua ragazza, si innamora del migliore amico di Quentin, Jimmy, che non vorrebbe cedere per evitare di tradirlo. Infine Samir, che ha sulle spalle il peso di una drammatica scomparsa, diventa l’oggetto delle attenzioni di Quentin che vorrebbe trarre dalla sua storia ispirazione per il suo nuovo libro.

Per il suo primo lungometraggio come regista, Gaël Morel sceglie di non discostarsi troppo dalle atmosfere di “Les roseaux sauvages” di André Téchiné, di cui era stato protagonista due anni prima con Stéphane Rideau e Élodie Bouchez, cui offre qui – come poi farà spesso anche nelle opere successive – i ruoli principali.
La storia si svolge nella campagna del Sud-Est della Francia: il diciannovenne Quentin ottiene successo con il suo primo romanzo, ispirato alle vite dei suoi amici più stretti, e il suo editore vorrebbe che si trasferisse a Parigi per scriverne un secondo previa elargizione di un sostanzioso anticipo. La sua ragazza Julie, intanto, si avvicina sempre di più al migliore amico di Quentin, Jimmy, estremamente riluttante nell’avvicinarsi a lei per non fare torto al suo amico di sempre cui è profondamente legato.
La velocità del titolo è quella dell’età dei protagonisti, quella in cui tutto ha un sapore assoluto e ogni gesto pare definitivo, soprattutto in un’atmosfera tesa che preclude a un passaggio di età e di vita. Quentin è assorbito da sé stesso, nella sua nuova fase appare pronto a dimenticarsi degli amici d’infanzia che pure hanno avuto un ruolo fondamentale nella costruzione del suo primo successo letterario. Dubbioso delle sue capacità e alla ricerca di nuova linfa ispiratrice, si avvicina a Samir, giovane immigrato algerino, segnato per la morte del suo compagno, ucciso sotto i suoi stessi occhi. Samir sceglie di aprirsi a Quentin anche in virtù del sentimento che prova per lui e che verrà respinto con violenza.
Julie, la sua ragazza, inizia a sentirsi lontana da lui, che è sempre più assorbito dalla proiezione del suo immaginario di scrittore e sempre meno presente come persona. Jimmy è disorientato: l’amico fraterno, a dispetto di quanto dichiara, sembra nei fatti dimenticarsi di lui, tracciando la fine di un’epoca che sembrava destinata a durare per sempre. Il distacco tra lui e Julie non durerà e il loro avvicinamento apparirà come un mezzo per esorcizzare l’assenza dell’amico/amante, unico punto in comune tra loro, non diversamente da quello che accadrà anni dopo in un altro film di Morel, “Après lui”, dove una madre si avvicinerà all’amico del figlio che si è reso responsabile della sua morte in un incidente d’auto.

Morel osserva il quartetto con passione e sottigliezza, senza emettere giudizi per le loro azioni e senza scegliere facili percorsi narrativi. Cambia spesso il punto di vista passando da un personaggio all’altro mentre si muovono in un mondo in cui gli adulti costituiscono ulteriore assenza (il padre di Julie appare giusto fugacemente) e in cui ogni singola azione pare avere importanti ripercussioni sulle vite degli altri. In questa progressione nel racconto, lascia intelligentemente allo spettatore il compito di trattenere della storia gli elementi che più gli paiono importanti tra i molti messi in scena, spostando la responsabilità da sé a chi guarda.
Ideale racconto di formazione, “À toute vitesse” mostra innanzitutto la rara capacità dello sceneggiatore e regista di addentrarsi in un universo difficile da trattare, sapendo fare a meno di luoghi comuni e ritratti convenzionali. Al contrario, disegna con una sensibilità non comune un quartetto eterogeneo di ragazzi alle prese con uno tra i periodi più difficili della vita, in cui si vorrebbe essere padroni di tutto ma in cui tutto sembra dipendere da fragili equilibri.

Stéphane Rideau, nel ruolo di Jimmy, porta al suo personaggio una sensibilità selvaggia e chissà quanto consapevole, centrando in pieno il primo di una serie di ruoli che affronterà in futuro, non di rado sotto la direzione di Morel. La stupenda Élodie Bouchez, anch’essa volto in seguito ricorrente nel cinema del regista, offre a Julie uno spessore e una freschezza che è raro trovare, dimostrando una bravura che nel tempo troverà numerose conferme. Pascal Cervo, costretto in un ruolo che non gli lascia troppo spazio, avrà modo in seguito di dimostrarsi uno tra i nomi più interessanti (e sottovalutati) del giovane cinema francese, soprattutto grazie ai lavori con Laurent Achard (“Le dernier des fous” e “Dernière scéance”). Ultimo ma non ultimo, Meziane Bardadi, al suo unico ruolo nel cinema, che nel difficile ruolo di Samir portatore in sé di una rassegnazione al dolore che si rovescerà infine alla ricerca di un riscatto, porta al suo complesso personaggio numerose sfaccettature.
Ma, soprattutto, Morel non si dimostra solo bravo direttore di attori bensì sceneggiatore attento e capace di introspezione nei personaggi, una capacità che saprà mantenere intatta anche in futuro. Anche nelle sue prove meno riuscite.

Infine, “À toute vitesse” non si accontenta di essere un ulteriore capitolo della lunga serie di racconti cinematografici sulla gioventù in procinto di passare all’età adulta ma ha l’ambizione di fissarsi come punto fermo sull’argomento. Riuscendoci in pieno.

Roberto Rippa

À toute vitesse
(titolo italiano: “A tutta velocità”, Francia, 1996)
Regia, soggetto: Gaël Morel
Sceneggiatura: Gaël Morel, Catherine Corsini
Fotografia: Jeanne Lapoirie
Montaggio: Catherine Schwartz
Scenografie: Frédérique Hurpeau
Costumi: Brigitte Faur-Perdigou
Interpreti principali: Élodie Bouchez, Stéphane Rideau, Pascal Cervo, Meziane Bardadi, Romain Auger, Salim Kechiouche, Mohammed Dib
82′

“À toute vitesse” è disponibile presso Queer Frame (in versione originale con sottotitoli in italiano)
sia in streaming che per download.

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