Simone Massi

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Simone Massi
di Camilla Cacciari


Il cinema di Simone Massi rappresenta una delle vette artistiche della cinematografia italiana degli ultimi venti anni. Le sue opere, selezionate nei festival di 54 paesi del mondo, sono potenti esperienze visive che, a volte, prendono lo spettatore per mano accompagnandolo nelle profondità dell’animo, altre, lo sfidano guardandolo dritto negli occhi.

«Non faccio animazioni semplici, ne sono consapevole, ma non posso né voglio farle. Perché sono un cercatore. E ogni film è un viaggio solitario e faticoso, ha un senso se non è stato fatto prima. Mi inerpico su per la collina con le speranze di riuscire a vedere il dabbasso e di saperlo poi raccontare. L’arte che ho in mente porta a perdere o ad alzare l’uomo da terra. La poesia riesce a volte, ma se un messaggio non arriva può essere colpa di chi parla o di chi non sa ascoltare». (1)

Simone Massi nasce nel 1970 a Pergola, un piccolo comune della provincia di Pesaro e Urbino nel quale vive tuttora insieme alla moglie, Julia Gromskaya, anch’essa autrice di animazione. L’attaccamento di Massi alla sua terra d’origine costituisce un sentimento, un substrato, sul quale l’autore ha fondato la sua intera opera cinematografica. Le tradizioni orali, il passato di resistenza
partigiana e la fierezza di chi vive con semplicità dei frutti del proprio lavoro, costituiscono una purezza, un’onestà morale e intellettuale nelle quali l’autore si rispecchia. Questi valori sono il punto di partenza del lavoro di Simone Massi e costituiscono una filosofia che egli vive e persegue con ostinata e consapevole coerenza. «La sua è la poetica della semplicità, delle piccole cose, dei gesti quotidiani dentro ai quali si nascondono verità profonde e interrogativi esistenziali».
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La passione per il disegno e per l’arte lo spingono ad iscriversi all’Istituto d’Arte di Urbino nel 1993, dopo un’esperienza in fabbrica durata diversi anni.

«Famigliari e insegnanti avevano capito talento e passione e mi consigliarono di frequentare l’Istituto d’Arte di Urbino. A quattordici anni però non riuscivo a immaginare il mio futuro e alla fine rinunciai agli studi.
Pensavo che non fosse nemmeno così tanto importante; mi guardavo intorno e vedevo unicamente operai e contadini. Era difficile immaginare una rottura: a casa mia o si era contadini o si era operai. […]
Ho imparato a piegare il ferro, a tagliarlo e poi a rimetterlo insieme con la saldatura; ho imparato a scriverlo e a disegnarlo con bulini e punte, e portarlo a misura con la lima da sgrosso […] e poi sono andato a lavorare in fabbrica; ci sono rimasto per sette anni, poi ho deciso di andare a vedere quello che mi ero perso. Perché il disegnare comunque non l’avevo mai smesso».
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Concluso il biennio di perfezionamento, svolge un periodo di stage a Milano presso lo Studio Bozzetto e, successivamente, presso altri piccoli studi; nel frattempo lavora alle sue prime prove registiche. Massi compone fin da subito dei film complessi e molto curati, non ci sono dilettantismi, la mano è sicura, le intercalazioni pulite, sciolte. In questo periodo (dal 1995 al 2000) l’autore sperimenta formule narrative inusuali, raccordi audaci che elaborano dei dettagli e saltano da una scena all’altra. Il suo tratto, a grafite, china o carboncino, ricorda spesso quello del fumetto, come in Millennio (1995) e Keep On! Keepin’ On! (1997), e rimanda al surrealismo di pittori come Magritte e Dalì, ed a registi cinematografici come Buñuel.
Nel 2000 decide di sospendere la collaborazione con altri studi per dedicarsi esclusivamente ai propri progetti. Nel 2001 completa i cortometraggi Pittore, aereo (2001) e Tengo la posizione (2001). Quest’ultimo ispirato al romanzo di Cesare Pavese La casa in collina di Cesare Pavese e dal volume Lettere dei condannati a morte della Resistenza.

«L’intuizione è stata quella degli spazi vuoti. I bianchi hanno permesso ai disegni di stagliarsi, di caricarsi di potenza e bellezza; i silenzi hanno concesso ai rumori di riempirli o spezzarli, di mostrare quello che nel film non c’è. Considero questo piccolo film come un modello: porta in sé idee e concetti a cui sono tutt’ora legatissimo. Uno dei miei migliori lavori, senza dubbio.
Nel duemilauno, dopo otto anni di ricerca e tredici film, avevo finalmente trovato la mia identità artistica. La bellezza della povertà e del silenzio. L’arte di togliere».
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Tengo la posizione è uno zoom perpetuo che indaga il passato e le storie celate dietro una lettera, dietro gli sguardi, dietro le attese. Non sono i personaggi che si muovono, ma è lo spettatore che si avvicina e penetra nell’inquadratura, esplorando le immagini dentro le immagini e dietro le parole.
Tengo la posizione vince il primo premio al Festival Cortoons di Roma 2004 e lo Special Prize al London International Animation Festival 2004.

Nel 2002 esegue i disegni a matita su carta per Noiselevel di Leonardo Carrano e, l’anno successivo, realizzata Piccola mare (2003): delicato monologo illustrato a colori, recitato da Marco Paolini. Piccola mare è una delle anime di Simone Massi, quella più sognante, più ingenua, legata al bambino curioso di ciò che non ha ancora conosciuto e che l’artista continua a portare dentro di sé.

Io so chi sono (2004), film iniziato nel 1998 e concluso nel 2004, è la fiera affermazione di un’identità, che è appartenenza, famiglia, casa.

«Racconta in tre minuti la storia della mia famiglia e della mia terra: il mondo contadino, la povertà, l’emigrazione, il ciclo della vita. È realizzato con uno stile semplice e una tecnica essenziale: una matita, in bianco e nero, con un’unica macchia di colore, rossa. Parla di una piccola famiglia e di un piccolo paese, ma è stato capito dappertutto. Nel duemilacinque ha vinto il primo premio al Festival di Krok, sono stato premiato da Yurij Norštejn, universalmente riconosciuto come il più grande animatore vivente. È stata una delle soddisfazioni più grandi». (5)

Raggiunta la maturità artistica Simone Massi trova conferme e riconoscimenti nei festival di tutto il mondo, senza che in Italia il sistema cinematografico, produttivo e distributivo, sostenga in alcun modo il suo indiscutibile talento. Più di una volta si troverà a pensare di abbondare l’attività di animatore.
L’unica produzione che incontrerà sulla sua strada, ostinatamente indipendente, arriverà infatti dall’estero. Nel 2002 Hélène Vayssières, Programming Manager di Arte Francia, ente che in passato aveva prodotto e distribuito alcune opere di Gianluigi Toccafondo e Roberto Catani, gli garantisce il sostegno ed i finanziamenti per produrre una nuova animazione: La memoria dei cani (2006).
Approvato il sostegno di Arte, il regista si butta, sacrificando ore di sonno e senza darsi pace, in un film che prende spunto da una micro-storia, quasi un indovinello, che gli veniva raccontata, durante l’infanzia, dall’amata nonna: «La piccola Diletta si affaccia e fa cucù, ma dietro al muro non c’è nessuno…». Una frase enigmatica che risuonerà nella mente dell’artista marchigiano per tutta la vita. L’esigenza di raccontare i significati sottesi ad una frase a prima vista insignificante lo spinge a completare l’opera, dopo due anni di durissimo lavoro. Il risultato è un film asciutto, duro, fatto di silenzi e desolazione. La soggettiva di un cane svela tutto il risentimento per le privazioni subite, le dure occhiate dei soggetti evocano la fatica e la paura degli “ultimi”, di quei contadini che costituiscono la memoria delle sue terre. Lo sguardo severo del bambino che non riesce ad accettare l’ordine delle cose, l’indifferenza degli adulti e il cicaleccio sommesso della natura circostante, raccontano molto di più di quanto mille parole non riescano a fare.
La memoria dei cani è stato selezionato ai Festival dell’Animazione di Annecy, ha vinto la Menzione Speciale della Critica all’Animafest di Zagabria, all’Animateka di Ljubljana ed il Premio Renzo Kinoshita al Festival Internazionale dell’Animazione di Hiroshim.

Il sodalizio con produttori francesi, questa volta della Sacrebleu Productions, garantisce la produzione anche del successivo Nuvole, mani (2009). «La memoria dei cani è un film duro, corporeo, che doveva mettere ciascuno nelle proprie scarpe e inchiodarci a terra e alla terra; Nuvole, mani aveva una funzione contraria, è stato pensato per lo spirito, per sollevarlo» (6). Se in film come Io so chi sono e La memoria dei cani l’autore si era confrontato con la sua infanzia e con l’elemento maschile della sua genealogia, Nuvole, mani rappresenta un tributo alla dolcezza delle donne della sua famiglia, la controparte femminile del suo Io e delle sue radici. «Nuvole, mani appare come un punto di passaggio ad una nuova maturità artistica: ancora più rarefatto dei precedenti, sia visivamente che musicalmente, abbandona i toni chiari per un fondo scuro su cui il disegno, colorato e materico, acquista una luminosità inedita». (7)

Una delle caratteristiche principati del cinema di Simone Massi è quella di lavorare per sottrazione alla narrazione dell’invisibile, di ciò che non ha voce, non ha sostanza né suono, ma c’è. «A ogni passo della mia carriera, impercettibilmente, la musica si è fatta sempre più lontana, mentre io mi facevo sempre più lento. La lentezza acquisita mi piace, mi fa fare lavori migliori, perché più pensati. Si riflette nel ritmo del film: impone respiri, soste. […] Oggi ho un’idea di musica che corrisponde alla parola “impercettibile”». (8)

Il suo ultimo lavoro, Dell’ammazzare il maiale (2011), presentato al Torino Film Festival 2011, dove ha vinto la Menzione Speciale, è l’ultimo elemento di una tetralogia dedicata alla propria terra ed al mondo contadino – composta dai film Io so chi sono (2004), La memoria dei cani (2006), Nuvole, mani (2009) e, appunto, Dell’ammazzare il maiale. Il percorso che compie il maiale nella tradizione marchigiana per andare al macello diventa percorso di iniziazione per il bambino, che attraverso lo spettacolo della morte straziante dell’animale si confronta con la morte e con il dolore, e con la vita dei campi. Vite e persone collegate da una scia di sangue, un filo rosso che tiene insieme una comunità artefice di morte, avvezza a riti e sacrifici per la preservazione della vita della comunità stessa.

Nell’aprile 2012, con il suo ultimo film, Simone Massi ha ottenuto il David di Donatello per il miglior cortometraggio. Mai nella storia del cinema italiano un’opera d’animazione aveva vinto un così importante riconoscimento.

 

Camilla Cacciari

 

 


NOTE

(1) www.simonemassi.it/index.php?menuid=9&contid=58

(2) Roberta Della Torre (a cura di), Poesia Bianca. Il cinema di Simone Massi, Milano, Edizioni Quaderni Fondazione Cineteca Italiana, 2009, p. 28

(3) Intervista a Simone Massi contenuta in R. della Torre (a cura di), op. cit., p. 41

(4) Roberta Della Torre R. (a cura di), Poesia Bianca. Il cinema di Simone Massi, Milano, Edizioni Quaderni Fondazione Cineteca Italiana, 2009, p. 55

(5) Della Torre R. (a cura di), Poesia Bianca. Il cinema di Simone Massi, Milano, Edizioni Quaderni Fondazione Cineteca Italiana, 2009, p. 57.

(6) Della Torre R. (a cura di), Poesia Bianca. Il cinema di Simone Massi, Milano, Edizioni Quaderni Fondazione Cineteca Italiana, 2009, p. 107.

(7) Della Torre R. (a cura di), Poesia Bianca. Il cinema di Simone Massi, Milano, Edizioni Quaderni Fondazione Cineteca Italiana, 2009, p. 27.

(8) Intervista a Simone Massi contenuta in R. Della Torre (a cura di), op. cit., p. 97

 


Simone Massi nasce a Pergola (Pesaro-Urbino) nel maggio 1970, piccola località nelle Marche in cui ancora vive. Ex-operaio, di origine contadina, ha studiato Cinema di Animazione alla Scuola d’Arte di Urbino. Animatore indipendente, dal 1995 anni sta cercando – in maniera pulita – di fare diventare la sua passione per il disegno un mestiere. Nonostante le difficoltà ha ideato e realizzato (da solo e interamente a mano) quindici film di animazione che sono stati mostrati in 60 Paesi dei 5 Continenti ed hanno raccolto oltre 200 premi.
simonemassi.it

 

Filmografia

1995 • Immemoria | 1′
1995 • In aprile | 2′
1995 • Millennio | 2′
1996 • Racconti | 2′
1996 • Niente | 2’30”
1997 • Keep on! Keepin’ on! | 3′
1999 • Adombra | 11′
96-97-01 • Il giorno che vidi i sorci verdi | 1′-3′-3’30”
2001 • Pittore, aereo | 4′
2001 • Tengo la posizione | 4′
2003 • Piccola mare | 4′
2004 • Io so chi sono | 3′
2006 • La memoria dei cani | 8′
2009 • Nuvole, mani | 8′
2011 • Dell’ammazzare il maiale | 6′

 

Bibliografia

Poesia Bianca – Il cinema di Simone Massi (2010, Roberto Della Torre, a cura di, Fondazione Cineteca Italiana – dvd+libro)
Una casa, un rifugio, un diario (2010, Eleonora Bartolacci Barberini, ANPI)
• La casa sull’altura (2011, Nino De Vita, Orecchio Acerbo)
Torino (2011, Edmondo De Amicis, ECRA)
Roma (2011, Edmondo De Amicis, ECRA)
Firenze (2012, Edmondo De Amicis, ECRA)

 

Dell’ammazzare il maiale
a cura di Alessio Galbiati

 

Simone Massi. Bio/filmografia
a cura di Camilla Cacciari

 

Haiku, sogni, memoria, anima. Intervista a Simone Massi
a cura di Alessio Galbiati

 

Simone Massi | 4 cortometraggi
La memoria dei cani + Io so chi sono + Piccola mare + Tengo la posizione

 

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