Dell’ammazzare il maiale > Simone Massi

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Dell’ammazzare il maiale
regia di Simone Massi (Italia/2011)
recensione a cura di Alessio Galbiati

 


«Se l’anima umana è qualcosa, allora è una cosa infinitamente complessa e di tale sconfinata molteplicità che è impossibile accedervi con la semplice psicologia dell’istinto. Posso soltanto fermarmi a contemplare con profonda ammirazione e reverenza gli abissi e le altezze della nostra psiche, il cui mondo aspaziale cela una smisurata ricchezza di immagini, accumulate e condensate organicamente in milioni di anni di vivente sviluppo. La mia coscienza è come un occhio che accoglie in sé gli spazi più remoti, ma il non-io psichico è ciò che riempie aspazialmente questo spazio. E queste immagini non sono pallide ombre, ma determinazioni psichiche di straordinaria potenza, che possiamo fraintendere ma non mai spogliare della loro potenza negandole. Accanto a questa impressione non potrei mettere che la vista del cielo notturno stellato; ché il solo equivalente del mondo interno è il mondo esterno, e come raggiungo questo mondo attraverso il medium del corpo, così raggiungo quel mondo attraverso il medium dell’aníma» (Carl Gustav Jung, Introduzione a Die Psychoanalyse di W.Kranefeld, Sammlung Goschen. 1930, p. 15)
 

«Tutto ciò che so, ma a cui al momento non penso; tutto ciò di cui una volta sono stato cosciente, ma ché ora ho dimenticato; tutto ciò che i miei sensi percepiscono, ma che la mia coscienza non nota; tutto ciò che sento, penso, ricordo, voglio e faccio senza intenzione e senza farci attenzione, cioè inconsciamente; tutte le cose future che si preparano in me e verranno alla coscienza solo più tardi; tutto questo è il contenuto dell’inconscio» (Carl Gustav Jung, Von den Wurzeln des Bewusstseins. 1954, p. 536)

 


Se penso al cinema di Simone Massi penso al procedere dei ricordi com’è dato in psicanalisi. I suoi lavori, sospesi in una dimensione onirica, sono viaggi nella memoria che la terra ha di se stessa ed in quella degli uomini che l’hanno abitata. Coerenza ed ostinazione procedono di pari passo nelle sue opere e nella sua vita, in un equilibrio faticoso che sfiora l’utopia.

Dell’ammazzare il maiale è il frutto di 15 mesi di lavoro e 2300 tavole realizzate con la tecnica del disegno con pastelli ad olio su carta. Una tecnica in apparenza semplice, assai vicina a quei lavoretti che in molti abbiamo svolto durante le scuole elementari. Fare un disegno colorato, coprirlo di nero e poi graffiarlo per portarlo a nuova luce. Oltre duemila tavole dunque, ognuna realizzata attraverso tre passaggi manuali seduto ad un tavolo da disegno retroilluminato e senza l’aiuto di null’altro che il proprio occhio, all’abilità artigiana ed alla perseveranza contadina del suo autore. Massi vive le proprie opere come dei componimenti poetici haiku, liriche misurate composte da tre versi e diciassette sillabe, ma ogni volta che le osservo non posso fare a meno di pensare ai Mandala tibetani, salvati dall’oblio dalla capacità del cinema di cristallizzarsi nel tempo, di fermare la propria dissoluzione attraverso il supporto.

Dell’ammazzare il maiale è l’ultimo elemento di una tetralogia dedicata alla propria terra, le Marche, ed alla civiltà contadina dei propri avi. Un lungo viaggio incominciato nel 2004 con Io so chi sono, proseguito con La memoria dei cani (2006) e Nuvole, mani (2009). Quattro opere assai prossime l’una all’altra che condividono, oltre alla comune tecnica realizzativa ed al trattamento del suono, il medesimo movimento, un piano sequenza interminabile all’interno di immagini-memoria, capace di far viaggiare lo spettatore fra dimensioni e scale di grandezza disomogenee, all’interno di un tempo non lineare, ma circolare e ciclico. Un corpus di quattro film che scivola e procede nell’inconscio (dell’autore? della terra?), come in un amarcord felliniano, e che struttura la propria narrazione attraverso il continuo passaggio attraverso soglie e porte che dischiudono altre visioni, che a loro volta contengono nuove soglie dentro alle quali precipitare lo spettatore.

Non c’è nessun maiale ammazzato nel cortometraggio in questione (lo si trova invece in Io so chi sono), tutto si svolge fuori campo, una sorta di eco atavico che permea le immagini collocandole in un ambiente sonoro denso ma evanescente. Anche il suono e la musica, magistralmente realizzate da Stefano Sasso (fraterno collaboratore di Massi), funzionano come echi di memoria, andando ad amplificare la portata onirica dell’esperienza visiva nella quale lo spettatore è condotto.

Dell’ammazzare il maiale è un capolavoro che non ha senso provare a raccontare, è un sogno, un ricordo impossibile, è la concretizzazione dell’inconscio collettivo della terra, degli uomini e le donne che la abitano, ma è, prima di ogni altra cosa, un frammento dell’anima del suo autore, che appare, a noi che la guardiamo, un qualcosa di sublime e miracoloso, capace di farci ricordare che pure dentro a noi stessi (dietro ai nostri occhi), da qualche parte, c’è un variopinto animale selvatico che chiede di poter tornare a volare.

Alessio Galbiati

 

Dell’ammazzare il maiale
Ideazione e realizzazione: Simone Massi
Riprese: Julia Gromskaya
Colonna sonora: Stefano Sasso
Consulente alla colonna sonora: Larry Sider
Postproduzione: Lola Capote Ortiz
Produzione: Simone Massi
Tecnica: Pastelli a olio su carta
Formato: DigiBeta
Paese: Italia
Anno: 2011
Durata: 6’20"

 


Simone Massi nasce a Pergola (Pesaro-Urbino) nel maggio 1970, piccola località nelle Marche in cui ancora vive. Ex-operaio, di origine contadina, ha studiato Cinema di Animazione alla Scuola d’Arte di Urbino. Animatore indipendente, dal 1995 anni sta cercando – in maniera pulita – di fare diventare la sua passione per il disegno un mestiere. Nonostante le difficoltà ha ideato e realizzato (da solo e interamente a mano) quindici film di animazione che sono stati mostrati in 60 Paesi dei 5 Continenti ed hanno raccolto oltre 200 premi.
simonemassi.it

 

Filmografia

1995 • Immemoria | 1′
1995 • In aprile | 2′
1995 • Millennio | 2′
1996 • Racconti | 2′
1996 • Niente | 2’30”
1997 • Keep on! Keepin’ on! | 3′
1999 • Adombra | 11′
96-97-01 • Il giorno che vidi i sorci verdi | 1′-3′-3’30”
2001 • Pittore, aereo | 4′
2001 • Tengo la posizione | 4′
2003 • Piccola mare | 4′
2004 • Io so chi sono | 3′
2006 • La memoria dei cani | 8′
2009 • Nuvole, mani | 8′
2011 • Dell’ammazzare il maiale | 6′

 

Bibliografia

Poesia Bianca – Il cinema di Simone Massi (2010, Roberto Della Torre, a cura di, Fondazione Cineteca Italiana – dvd+libro)
Una casa, un rifugio, un diario (2010, Eleonora Bartolacci Barberini, ANPI)
• La casa sull’altura (2011, Nino De Vita, Orecchio Acerbo)
Torino (2011, Edmondo De Amicis, ECRA)
Roma (2011, Edmondo De Amicis, ECRA)
Firenze (2012, Edmondo De Amicis, ECRA)

 

Dell’ammazzare il maiale
a cura di Alessio Galbiati

 

Simone Massi. Bio/filmografia
a cura di Camilla Cacciari

 

Haiku, sogni, memoria, anima. Intervista a Simone Massi
a cura di Alessio Galbiati

 

Simone Massi | 4 cortometraggi
La memoria dei cani + Io so chi sono + Piccola mare + Tengo la posizione

 

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