Zombi 2 > Lucio Fulci

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Zombi 201

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numero16, luglio-agosto 2009 (pagg. 34-37).

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Il capolavoro di Lucio Fulci compie trent’anni

di Alessandra Cavisi, Alessio Galbiati e Roberto Rippa

Una barca alla deriva nel porto di New York viene avvicinata da due poliziotti, uno dei quali viene orrendamente ucciso da uno zombi nascosto su di essa. La figlia del dottore proprietario della barca e un giornalista in cerca di scoop si recano sull’isola di Matul, dove lo studioso si trovava senza dare più notizie di sé da tempo. Qui i due, accompagnati da due turisti, si ritroveranno nel mezzo di un contagio inarrestabile che causa la tramutazione di quasi tutti gli abitanti in zombi.

Nonostante l’esiguità del budget, le polemiche di Dario Argento per la scelta del titolo (che richiama direttamente il titolo italiano di Dawn of the Dead, il film diretto da George A. Romero distribuito in Italia e parte dell’Europa proprio da Argento e suo fratello Claudio che lo avevano rimontato e ribattezzato Zombi (1)), Zombi 2 di Lucio Fulci ha saputo conquistarsi sin dalla sua uscita nelle sale la nomea di zombi-horror per eccellenza, oltre che di vero e proprio oggetto di culto nel cinema di genere. Un film – scritto da Dardano Sacchetti ma firmato da sua moglie Elisa Livia Briganti – tribolato già nella scelta del regista a cui affidare la storia. Capitò infatti che i produttori, Fabrizio De Angelis (che negli anni successivi collaborerà con Fulci nella produzione di alcuni tra i suoi horror di maggiore successo) e Ugo Tucci, decidessero di affidare la regia del film a Enzo G. Castellari (tanto celebrato in questi mesi ma in realtà vittima di una scarsa reale conoscenza del suo cinema) soltanto dopo aver scartato Joe D’Amato (il più noto tra gli innumerevoli pseudonimi di Aristide Massaccesi), ritenuto dai produttori troppo legato al cinema erotico. Castellari però rifiutò l’offerta, suggerendo di rivolgersi al grande Lucio Fulci, che all’epoca, pur non avendo ancora diretto un horror, aveva dimostrato di saperci fare con la crudeltà visiva (basti pensare a opere come Una lucertola con la pelle di donna e Non si sevizia un paperino, rispettivamente del 1971 e 1972). Fulci accettò per un compenso esiguo per poter lavorare in un momento di crisi del cinema italiano dovuto anche all’avvento delle televisioni private.
Del tutto infondate furono le accuse di plagio e saccheggio del film di Romero, con il quale, oltre al titolo, non condivide alcun elemento: Zombi è sostanzialmente una sorta di metafora politico-sociale dei mutamenti della società americana ambientato nella città di New York, mentre Zombi 2 è una vera e propria avventura rocambolesca che tenta di dare una diversa interpretazione dell’origine di questi non-morti, frutto di un qualche strano rito voodoo, tant’è che la storia è totalmente ambientata su di un’isola immaginaria dei Caraibi, Matul (nella realtà Santo Domingo), con New York presente solo nell’incipit e nelle suggestive sequenze conclusive. Uno dei pregi della pellicola è proprio l’ambientazione esotica che, unitamente alla colonna sonora di Fabio Frizzi, fatta di ritmiche serrate e percussioni, e ai costantemente presenti rumori – riprodotti – della natura, riesce ad essere efficace aumentando l’effetto straniante della storia.
Polemiche a parte (affrontate fra l’altro dal regista con cipiglio e la citazione dei numerosi registi che nei loro film – anche di molto precedenti al film di Romero – hanno messo al centro della narrazione storie che trattano il tema dei morti viventi (2)), Zombi 2 conserva ancora oggi una sua unicità, che è quella di riuscire a impressionare e spaventare lo spettatore con esseri lentissimi ma oltremodo crudeli che divorano – letteralmente – le carni di quei poveri sventurati che si trovano sul loro cammino, rendendoli infine parte della loro stessa specie. Il merito va al curatore degli effetti speciali, Giannetto De Rossi, che si rifiutò di creare zombi simili a quelli di Romero, così come gli era stato chiesto, perché li riteneva poco spaventosi e troppo pallidi, troppo normali. Decise di renderli mostruosi costruendo sui volti e sui corpi degli attori chiamati ad interpretarli (tra cui i leggendari fratelli Dell’Acqua: Alberto, Arnaldo e Roberto) maschere deformate e incancrenite create con creta, lattice, plastilina e tutti quei materiali tanto in voga nel cinema analogico di qualche decennio fa. Un’altra differenza tra i due tipi di zombi, romeriani e fulciani, è proprio nella loro caratterizzazione: se i primi sono riconoscibili nella loro passata “umanità”, con notevoli differenze di abbigliamento e dunque caratterizzati dal punto di vista dell’estrazione sociale, i secondi sono decisamente simili fra loro, portano abiti sudici e logori medesima posizione del capo, riversa in avanti.
L’elevata qualità degli effetti speciali è ravvisabile soprattutto in una determinata sequenza, la più celebre, ripresa ed omaggiata da un gran numero di registi (tra cui, ovviamente, Quentin Tarantino in Kill Bill), ovvero quella della trafittura dell’occhio di Olga Karlatos (che interpreta Paola Menard, la moglie dello studioso che sull’isola sta compiendo degli esperimenti scientifici per risalire alla causa logica che produce il fenomeno degli zombi che l’arretrata cultura locale si ostina a voler credere radicata nei rituali voodoo). Una scena capace di lasciare inorridito e spaventato lo spettatore ancora oggi, a distanza di trent’anni. La scena vede uno zombi che, sfondata la dall’esterno la porta del capanno in cui la povera Olga Karlatos si è rifugiata, le spinge dall’esterno la testa contro un’appuntita scheggia di legno (3). Il suo bellissimo occhio subirà una fine raccapricciante, grazie anche al sapiente uso degli effetti speciali congegnati da De Rossi che contribuiscono in maniera determinante al realismo della scena, capace di tramortire lo spettatore oggi esattamente come tre decenni fa.
Altra grande sequenza, diretta da De Rossi e che Fulci non avrebbe voluto nel montaggio finale, è quella della lotta corpo a corpo tra uno squalo e uno zombi subacqueo (girata in Messico e quindi al di fuori della lavorazione del film): La scena contiene pure un errore: lo zombi perde il braccio prima che questo venga morso dallo squalo (l’errore – nel film quasi imprecettibile – pare dovuto a un errore di montaggio). Indimenticabile anche il contagio di Susan, interpretata da Auretta Gay e ruolo fra i principali della pellicola, che viene morsa al collo da uno zombi uscito dal cimitero dei “conquistadores” spagnoli, con ettolitri di sangue a sgorgare dalla giugulare.
Di grandissimo effetto la scena finale (realizzata in fretta e furia all’alba in quanto non erano stati chiesti i permessi per girarla), con i morti viventi che attraversano il ponte di Brooklyn in direzione della città, scena che fa pensare al film come a un prologo del Dawn of the Dead di Romero.
Nonostante l’ostracismo di una certa critica (soprattutto italiana), che vedeva come fumo negli occhi gran parte del cinema di genere, figuriamoci quello horror, il film ha saputo conquistarsi nel tempo un’aura di grandezza ed è possibile asserire, così come già all’epoca la pensava la critica francese, che con Zombi 2 ci si trovi di fronte ad un horror imprescindibile, un vero capolavoro del genere che l’appassionato – ed il cinefilo – non dovrebbero fare a meno di gustarsi.

Insomma, un film che proprio non vuol morire.

Girato in otto settimane tra maggio e giugno 1979 a New York, Santo Domingo, Roma e Latina e uscito nelle sale italiane a fine agosto dello stesso anno. Distribuito in Francia come L’enfer des zombies (Paris, 13.02.80 – 90’), in Germania Occidentale come Woodoo – Die Schreckensinsel der Zombies (23.11.79 – 89’) e negli Stati Uniti come Zombie (1980 – 91’)

Nel 1988, Fulci, già malato, firmerà uno sciagurato Zombi 3, girato però solo in parte da lui e realizzato nella realtà da Bruno Mattei e Claudio Fragasso. Le scene girate da Fulci e mantenute nel montaggio si distinguono dal resto del film per efficacia.

Zombi 2 (Italia, 1979)
regia LUCIO FULCI
soggetto e sceneggiatura ELISA LIVIA BRIGANTI [Dardano Sacchetti]
musiche FABIO FRIZZI
fotografia SERGIO SALVATI
effetti speciali e trucco: GIANNETTO DE ROSSI
montaggio VINCENZO TOMASSI
interpreti principali TISA FARROW, IAN MC CULLOCH, RICHARD JOHNSON, AL CLIVER [Pierluigi Conti], AURETTA GAY, STEFANIA D’AMARIO, OLGA KARLATOS
visto censura: n. 73936 del 23.08.79
M. 2582
prima proiezione pubblica: 25/08/79 (Torino)
91’

NOTE

(1) Il ruolo del regista italiano Dario Argento come co-produttore del film è stato molto incisivo. Oltre ad aver materialmente ospitato Romero in Italia a Roma, dove vennero scritte molte pagine della sceneggiatura, ne curò, in quanto ottenuta ai sensi del contratto di co-produzione, la distribuzione in Europa (Gran Bretagna eclusa) e in Giappone. Ma Argento ha rivisto anche il montaggio del film distribuito in queste nazioni, la cui versione è infatti molto diversa dall’originale. Innanzitutto dura circa 20 minuti di meno, e questo in genere non per ragioni di censura – che comunque fu molto forte in Francia – ma perché i distributori insistevano per un film che durasse non più di due ore. Argento quindi tolse intere sequenze e personaggi che rallentavano il film, oltre a cambiare leggermente il montaggio di alcune scene. Il risultato è una versione dal ritmo più serrato e meno dialogato rispetto all’originale di Romero. Tuttavia le versioni italiane posteriori al 1990 sono sottoposte a censura in alcune scene che in precedenza venivano mostrate anche nei passaggi televisivi (frequenti negli anni ‘80), in particolare la scena in cui Ramon morsica la spalla della moglie, quella nella quale le pale dell’ elicottero tagliano lo scalpo allo zombi, e quella dei due zombi bambini. In particolare il taglio di quest’ ultima ha determinato uno stravolgimento che rende incomprensibili anche le scene circostanti, quando l’uomo entra nella stanza e siede sul divano. (da www.wikipedia.org)

(2) Tra i molti capolavori del cinema dei non-morti, il bellissimo I Walked With a Zombie, diretto da Jacques Tourner nel 1943 e White Zombie di Victor Halperin (1932) con Bela Lugosi protagonista.

(3) Una tra le scene ricorrenti nel cinema horror di Fulci è quella in cui a un personaggio viene trafitto un occhio. Il regista ha dichiarato che per lui questa situazione corrispondeva a una metafora della perdita della ragione dei suoi protagonisti. «L’occhio frustrato, traviato, distrutto, per me significa anche perdita della ragione. L’occhio è un preciso riferimento surrealista e dadaista» (Autori vari, Il cinema del dubbio: Intervista a Lucio Fulci, in Dossier Nocturno numero 3. L’opera al nero. Il cinema di Lucio Fulci, Milano, Nocturno Cinema, Settembre 2003. pag 19).

La critica

«In un’isola delle Antille quattro esploratori devono far fronte a un’invasione di zombi. Rientrati a New York, la trovano contagiata. Instant-movie sulla scia del film di Romero. Effettacci, personaggi labili, privo di suspense. Nocivo a tempo pieno». (Morando Morandini, “Il Moradini”)

“Il primo vero esempio di horror totale e situazionista. Tutto può accadere in qualsiasi momento. Non importa il susseguirsi logico della storia, quanto l’accumulo in un continuo e a tratti insostenibile crescendo di shock legati alle singole situazioni». (Antonio Tentori)

“Il film solo in un brano di dialogo tenta di avvalorare la teoria degli “woo-doo” (morti viventi) e lo fa con stravagante appello ad una commistione tra il cristianesimo portato nel Mar dei Caraibi dai conquistatori iberici e le credenze pagane delle popolazioni indigene. Ma la soluzione del mistero, del tutto fantasioso, non era l’obiettivo di Fulci, il quale ha puntato esclusivamente su effettacci epidermici, orripilanti, grandguignoleschi. Solo uno spettatore fortemente masochista può interessarsi alla visione dei mostri che, strappati brandelli di carne viva ai malcapitati, si affacciano in primo piano con immagini stomachevoli di volti brulicanti di vermi. Inaccettabile/orripilante». (Anomimo, Segnalazioni cinematografiche, LXXXVIII/8 – 1980)

DVD

E’ indicativa la vicenda home-video del film. In Italia non esiste un’edizione DVD e – ovviamente – la sola edizione VHS è da tempo fuori catalogo. All’estero, invece, il destino della pellicola è stato più fortunato, tant’è che ne esistono diverse edizioni DVD. Negli Stati Uniti ne sono uscite due versioni: una a disco singolo della Blue Underground (con sei opzioni audio: inglese 5.1, 2.0, Mono, Italiano 5.1, 2.0 e Mono, tutte con sottotitoli opzionali in inglese e, come contenuti extra, trailer, spot televisivi e radiofonici, galleria fotografica e biografia del regista) e una pubblicata da Media Blaster (stesse opzioni audio del DVD Blue Underground ma con un secondo disco zeppo di contenuti extra, tra cui un documentario di 98 minuti dal titolo “Building a Better Zombie” – in italiano con sottotitoli in inglese – che vede la partecipazione di, tra gli altri, Elisa Briganti e Dardano Sacchetti, Giannetto De Rossi e Mirello Sforza De Rossi, Maurizio Trani e Rosario Prestopino, Fabio Frizzi, Sergio Salvati, l’operatore alla camera Franco Bruni, Fabrizio De Angelis, Enzo G. Castellari e Ottaviano Dell’acqua. A completare, commento audio di Ian McCulloch). Anche in Francia è uscita un’edizione in due DVD, della Neo Publishing, con contenuti extra – sottotitolati in francese – uguali a quello del DVD Media Blaster.

Fonti

Wikipedia.org
IMDb.com
Il terrorista dei generi – Tutto il cinema di Lucio Fulci, a cura di Paolo Albiero e Giacomo Cacciatore, Un mondo a parte, Roma, 2004
Nocturno Dossier, L’opera al nero – Il cinema di Lucio Fulci, numero 3 – settembre 2003, a cura di Manlio Gomarasca e Davide Pulici, CinemaBis Communication, Milano

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